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Opinioni. Perché tanto scalpore? Travaglio non ha riferito nulla di nuovo, ha ripreso vecchie storie. I fatti non accusano alcuno di avere commesso reati.

14 maggio 2008
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Riesce difficile capire cosa diamine stia succedendo di questi tempi nel nostro amato bel Paese. Parliamo di informazione.  Poche sere fa  durante l'intervista concessa al conduttore di un'apprezzata trasmissione televisiva, un noto giornalista presentava l'ultimo suo libro e, sollecitato dalle domande, disegna un quadro non proprio

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lusinghiero della classe politica appena eletta nei due rami del parlamento. Si sofferma poi su un passaggio che riguarda il passato del neo presidente del Senato, il palermitano Renato Schifani. E qui succede il finimondo.

Da destra, com'è ovvio, una levata di scudi si alza a proteggere il senatore offeso. Ma anche dall'opposizione si levano alti lai, da Veltroni alla Finocchiaro, passando per Violante e altri riformisti. "E' inammissibile - dicono dalle parti del PD - che la televisione pubblica permetta questo genere di interventi senza un contraddittorio". E giù polemiche, attacchi e giudizi universali. Da tutti, proprio tutti, se escludiamo l'Italia dei Valori, la sinistra-sinistra (che peraltro in parlamento non esiste più, quindi è ignorata dai tiggì) e pochi cani sciolti,  il giudizio è appunto pressoché universale: pollice verso per Travaglio, grossa cazziata per Fazio, per il resto provvederemo. La prossima epurazione nella Rai non verrà da un editto bulgaro, ma sarà decisa democraticamente,  in modo bipartisan e indolore.

Pochi però si soffermano sui contenuti della trasmissione televisiva.

Chi scrive non ha visto in diretta la trasmissione, ma, spinto dalla curiosità e dalla poca completezza dei resoconti giornalistici (troppo occupati a far polemiche anzichè analizzare il fatto), ha facilmente trovato su You Tube (ma anche su altri siti) l'intero intervento di Marco Travaglio.

Ebbene, il passaggio incriminato è quello che leggiamo a pagina 269 del libro di Gomez e Travaglio "Se li conosci li eviti".  Nel breve paragrafo dedicato a Renato Schifani gli autori scrivono che egli "negli anni Ottanta è stato socio con Enrico La Loggia della società di brokeraggio  assicurativo Siculabrokers, assieme al futuro boss di Villabate, Nino Mandalà, poi condannato in primo grado a 8 anni per mafia e a 4 per intestazione fittizia di beni, e dell'imprenditore Benny D'Agostino, poi condannato per concorso esterno in associazione mafiosa".

Questi fatti, invero non recenti (risalgono agli anni '80) però erano e sono sconosciuti alla gran parte del pubblico televisivo. Essi erano stati resi noti, con dovizia di particolari da un articolo pubblicato su L'Espresso nel 2002. Diverse pubblicazioni e libri narrano, anche se di sfuggita, dei fatti contestati.  Però, prima d'ora, il racconto di questi fatti non era mai stato divulgato in televisione (che in Italia è l'unica cosa che conta). 

Se fossimo stati un Paese normale, avremmo cercato un riscontro a tali affermazioni, avremmo fatto delle ricerche, anche su internet, per vedere se c'è un riscontro, se i trascorsi del senatore Schifani, quand'era un semplice avvocato, siano così adiamantini o se viceversa le sue frequentazioni erano poco limpide.

Ma questo, oramai, l'avremmo fatto solo per curiosità, dato che il senatore Schifani siede già sul più alto scranno della prima camera.

Però è interessante e soprattutto giusto sapere chi ci governa, chi detiene le leve del potere. E' dovere di cronaca. I fatti che riferisce Travaglio su Schifani non possono certo costituire notizia di reato. Se uno fa società con altri, e questi altri dopo qualche tempo sono condannati come mafiosi (anche se in primo grado), non può essere anch'egli conseguentemente correo.

Però dopo queste polemiche sarebbe interessante leggere la storia del senatore Schifani,  così come reperibile presso le più diverse fonti.

Ben prima che esplodesse il caso Travaglio-Schifani, ci siamo chiesti quali potessero essere quei meriti,  quelle doti, quei trascorsi tali da far assurgere Schifani a seconda carica dello Stato. Abbiamo cercato dappertutto, rovistando fra le biografie ufficiali e non. Schifani non ha fatto niente di speciale, niente di rilevante come uomo di Stato. Al confronto, chi sono stati i presidenti del Senato che si sono succeduti negli ultimi venti anni? Giovanni Spadolini, Carlo Scognamiglio, Nicola Mancino, Marcello Pera, Franco Marini. Tutti, chi più, chi meno, personaggi di un certo spessore culturale. Fate voi il confronto.

Questo intendeva dire Travaglio nel suo intervento.

Non credo volesse condannare nessuno, ma solo far notare quale sia il livello della classe politica che si appresta a governare.

E la cosa più triste è l'omologazione dell'informazione, tutta tesa a difendere il dialogo bipartisan, prove del nuovo regime prossimo venturo. Con poche eccezioni. Che speriamo riescano a sopravvivere, per il bene di quel che resta della democrazia.

 

Enrico Mirabella

 

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