E' credibile o no, Silvio edizione 2008? E porsi la domanda è utile? Non è un problema di coscienza, è una questione politica.

14 maggio 2008
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E' credibile o no, Silvio Berlusconi edizione 2008? Recita la parte dello statista avvertito e provveduto oppure vuole solo guadagnarsi un’opposizione morbida che gli consenta di fare quello che vuole?

Le domande si sprecano, l’argomento è sulla bocca di tutti, un po’ ovunque.C’è chi nutre certezze e c’è chi preferisce sospendere ikl giudizio.Le risposte possibili sono tre: 1)Berlusconi ha modificato i toni ed è davvero propenso ad instaurare un rapporto di collaborazione con l’opposiziome, concedendogli alcuni spazi politici; 2) Berlusconi finge, la sua conversione è una furbizia, gli serve e basta, perciò non bisogna credergli; 3) Berlusconi non è cambiato affatto, ha solo cambiato politica, è più maturo, capisce che o fa così o è difficile che la spunti.

Non basta avere i numeri per raggiungere gli obiettivi, mancano le risorse, c’è una congiuntura internazionale sfavorevole; il sindacato, la finanza e la grande impresa non stanno dalla sua parte.

Gli serve dunque un lungo periodo di pace sociale. Che cosa vale porsi il quesito, se ci creda o meno a quello che dice, non è un problema di coscienza, non un problema politico.

Queste tre opinioni si sono confrontate durante il dibattito alla Camera dei deputati ed hanno avuto i loro paladini sia nel Palazzo quanto, e soprattutto, sulla carta stampata. Esse corrono trasversalmente ai banchi delle opposizioni, dove trovano in Antonio Di Pietro e Walter Veltroni, i più autentici assertori. Di Pietro ha svolto una requisitoria nei sui dieci minuti di intervento per illustrare la “sfiducia”. Gli mancava la toga: è stato aspro, durissimo, spietato. Ha detto alcune cose condivisibili, ma altre meno.

Farà un’opposizione pregiudiziale, nonostante affermi diversamente. Il discorso è chiuso. Lui a Berlusconi non crede, secondo lui il Premiere offre la mano ma in realtà è una zampa offerta ad un agnello.

Accoglierla significa farsi sbranare.Veltroni vuole crederci, crede che sia venuto il momento di voltare pagina. Perché il sistema decolli, riprenda a funzionare. Al primo posto pone, proprio, la necessità di uscire dal guado.

Ritiene, dunque, che gli italiani capiscano il suo “sacrificio”. Quale? Di rinunciare agli strumenti tradizionali dell’opposizione dura e preconcetta, che concede frutti abbondanti nei momenti elettorali.

In cambio dio che cosa? La legittimazione come forza di governo, una identità “responsabile” di schieramento moderato e progressista. Una scommessa, dunque, che passa attraverso un rapporto equo con Berlusconi, al quale promette di non fare sconti ma anche, di lavorare insieme all’esecutivo ed alla maggioranza che lo appoggia, per mettere in cantiere le riforme più urgenti per il Paese. Ha detto che il suo gruppo parlamentare non imiterà il centrodestra nel biennio Prodi, un’opposizione urlante e scomposta.

Niente di tutto questo, ha promesso Veltroni.Berlusconi fa sul serio semplicemente perché gli conviene.

Gli conviene e come. Se passa il messaggio che sta lavorando insieme all’opposizione si prende i meriti e divide con essa le sacche di scontento che ogni decisione produce. Ma sta proprio qui il discrimine, nel confine fra un’opposizione responsabile ed un’opposizione di comparaggio.

La prima non indulge, non copre, non risparmia critiche, non nasconde niente. Controlla, propone, si batte senza soggezione, sia che debba dire no sia che debba votare a favore. Se fa tutto in modo trasparente e spiega le ragioni di ogni scelta, allora non avrà di che preoccuparsi.

L’accusa di inciucio non gli verrà risparmiata ugualmente, ma alla fine gli italiani capiranno. Il Paese non ha bisogno né di un PM (nel posto sbagliato), né di una opposizione pregiudizialmente buonista. Ha bisogno di normalità.

Un parlamento che permetta alla maggioranza di esercitare il suo diritto di governare e all’opposizione di controllare, vigilare e controproporre. Non può essere una grosse koalition mascherata, dunque.

Ma non è affatto il caso di strapparsi le vesti e gridar al tradimento se si votano leggi in comune. Accade ovunque senza che faccia scandalo.

Ci guadagna Berlusconi? Vero, verissimo, ma portate pazienza.Vi sta a cuore o no che le cose funzionino? 

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buongiornosicilia 15 maggio 2008   20:45

Pier Silvio ?

Vedremo - Milioni di italiani - son tanti - quelli che non lo hanno votato, quelli che NON lo vogliono - quelli che non si fidano per niente di lui  -

Bonaiuti? Letta ? Shifani ?

 

 

W Travaglio  -

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