Lavorare "per il bene comune dell'amata Nazione italiana" senza scontri e con il dialogo. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi cita Benedetto XVI e, introducendo il dibattito al Senato prima del voto di fiducia, ribadisce toni e posizioni espresse nei suoi interventi alla Camera, con considerazioni che traggono spunto anche dalle affermazioni del segretario del Pd Walter Veltroni rese nell'Aula di Montecitorio.
"Siamo di fronte ad una disponibilita' al confronto non pregiudiziale tra opposizione e governo -sottolinea il premier- che non ha precedenti nella storia della Repubblica. Sono estremamente grato all'onorevole Veltroni di questa disponibilita', della quale garantisco cercheremo di fare tesoro, senza confusione di ruoli".
"Proprio con il leader del Partito democratico, con l'opposizione, abbiamo gia' deciso di avviare dei confronti continuativi e periodici, che cominceranno gia' dalla fine di questa settimana. Se riusciremo a dare al dialogo i contenuti piu' appropriati, se riusciremo a porre in atto una comune assunzione di responsabilita' per ricercare le soluzioni quanto piu' possibile condivise, cio' sara' un bene, non solo per l'Italia e per tutti gli italiani, ma anche -lo credo proprio - per la politica, che potra' cosi' ritrovare quella credibilita' che e' stata ampiamente compromessa".
E all'opposizione il presidente del Consiglio offre garanzie sul tema delle riforme istituzionali e soprattutto sulle questioni della Rai, che alcuni esponenti del centrosinistra hanno indicato come primo vero banco di prova per misurare la reale volonta' di dialogo del centrodestra. "Giustamente il leader del Partito democratico -dice Berlusconi- ha ricordato che la riforma delle istituzioni dovra' essere bipartisan e comprendere le misure indispensabili per una moderna democrazia.
A questo ha aggiunto la richiesta delle garanzie di autonomia e liberta' di informazione, a partire dalla necessaria indipendenza del servizio pubblico televisivo. Anche su questi punti abbiamo garantito la nostra adesione. Come ho detto questa mattina per altre questioni, anche su questo terreno, in passato fonte di incomprensione e di scontri, si puo' uscire da quella che e' stata una guerra quasi ventennale e anche in questo caso non c'e' altra strada che quella del dialogo e della comune assunzione di responsabilita'".
Poi il premier affronta il tema della sicurezza, annunciando che il decreto da varare al prossimo consiglio dei Ministri e' praticamente ultimato" e assicurando che il governo "non adottera' mai svolte repressive, incompatibili con la nostra tradizione liberale, attenta ai diritti civili di ogni essere umano, prima ancora che alle regole alle quali ci vincola la convivenza in Europa.
Garantiamo pero' -dice ancora il Cavaliere- che nell'ambito di queste tutele agiremo con tutta la durezza e la severita' che si impongono per difendere soprattutto i cittadini piu' deboli e per colpire quella vasta criminalita', che purtroppo constatiamo esistere nel nostro
Paese".
Il dialogo, avverte Berlusconi, non dovra' realizzarsi solo tra maggioranza e opposizione, ma anche tra governo e forze sociali: "la crescita economica e civile dell'Italia non puo' che passare attraverso l'impegno straordinario e concorde dei lavoratori e degli imprenditori. Il governo evitera' sempre lo scontro sociale, al contrario, lavorera' con il concorso di tutti per governare i necessari processi di trasformazione verso una politica sociale piu' moderna e coerente con gli obiettivi di risanamento economico: con i sindacati dei lavoratori con i quali gia' abbiamo cominciato ad incontrarci (ed a cui rivolgo un saluto cordiale), cosi' come con le associazioni degli imprenditori. Vogliamo con loro individuare, senza pregiudiziali ideologiche, le strade piu' utili per far ripartire l'Italia".
Il premier approfondisce anche un tema non sviluppato nei suoi interventi alla Camera, vale a dire la riduzione di costi e privilegi della politica, per evitare una divaricazione tra i cittadini e la cosiddetta 'casta'. "La credibilita' e l'autorevolezza della classe politica non rientrano tra i compiti di un governo, ma non puo' sfuggire ad alcuno che la classe dirigente e' costituita dai rappresentanti del popolo: se vuole mettere mano con successo alle misure necessarie per contrastare la presente crisi deve essere autorevole e credibile. Per questo mi auguro davvero che il nostro Parlamento voglia mettere fine, con un impegno unanime, ad alcuni privilegi discutibili del ceto politico.
"Nella campagna elettorale -prosegue il presidente del Consiglio- abbiamo manifestato tutti la volonta' di cambiare e molti dei parlamentari sono oggi alla loro prima esperienza; tutti dobbiamo avvertire che sta a questo Parlamento riscattare l'immagine della politica e la sua credibilita', anche riducendo i costi, ma direi soprattutto moltiplicando i ricavi. La politica, il Parlamento, il governo devono produrre risultati tangibili per gli italiani, perche' non ci saranno ulteriori prove d'appello".
E se ieri Berlusconi aveva concluso le sue dichiarazioni programmatiche invocando l'aiuto di Dio, oggi ribadisce il suo impegno a lavorare per il Paese citando Benedetto XVI: "parlando alla Camera dei deputati -dice il premier- ho invocato l'aiuto di Dio per il difficile compito che abbiamo di fronte. Nello stesso spirito e con la consapevolezza dei doveri di chi governa uno Stato laico e democratico, nel quale tutte le scelte religiose, morali e culturali hanno piena dignita',voglio fare mie le parole recenti del Sommo Pontefice: il nostro compito, quello del governo, del Parlamento e dell'intera politica, e' semplicemente di 'non smettere mai di lavorare per il bene comune dell'amata Nazione italiana'".