Ogni volta che scriviamo qualcosa che non piace a qualcuno, ci etichettano, come se ci aspettassero al varco. E' un modo efficace di confutare ciò che scriviamo. Rivelando che noi facciamo parte di qualcosa - un partito, un movimento, una cordata ecc – si propongono di sminuire la nostra credibilità, di delegittimarci.
E’ una vecchia abitudine, una mezzo dialettico in voga sia nei regimi dispotici quanto in quelli democratici, con modalità e toni diversi. E viene utilizzato generalmente da chi è abituato ai “signorsì”, ha una fede incrollabile o interessi forti da difendere.
L’integralismo, infatti, non nasce, cresce e si sviluppa solo fra gli uomini di chiesa, ma anche nelle enclaves politiche più esclusive e nei settori dell’economia, della finanza e della cultura. Ovunque si abbia bisogno di difendere, a torto o a ragione (come raccomanda un vecchio proverbio siciliano) – “il proprio”.
A scatenare le ire, e questo è l’aspetto curioso nel mondo politico, non è un'accusa maldestra: fa più male sentirsi dire che si conti meno che essere accusati di un misfatto.
Se tu addebiti a un uomo politico importante di avere fatto qualcosa di sbagliato o di avere omesso un atto importante, si arrabbia ma si arrabbia molto di più se racconti che non è poi così importante come vorrebbe fare credere.
Il suo potere, infatti, si fonda sull’apparenza. Una forzatura, un gesto di arroganza, una trasgressione fanno crescere nell’immaginario collettivo il leader nella considerazione popolare più di quanto possa farlo un episodio di buon governo delle istituzioni.
E’ una delle tante contraddizioni di questo nostro mondo. Avviene anche per altre categorie, dalla cultura all’informazione, ma si tratta, per quanto riguarda la politica, di una patologia.
Ma ora entriamo nell’argomento. Un breve, frettoloso, articolo sulle delusioni patite da Gianfranco Miccichè in questa fase politica hanno turbato alcuni lettori, inducendoli ad esprimere un comprensibile risentimento verso l’estensore dell’articolo. Si è trattato dell’umanissimo rammarico di chi legge che la persona “giusta” è dipinta come un perdente.
Si capisce che abbiamo toccato il costato ferito: l’asprezza delle reazioni (poche in verità, molto poche) è apparsa eccessiva. Ci viene addebitato di stare dall’altra parte, sarebbe evidentissimo: siamo irrimediabilmente schierati.
Se lo fossimo non troveremmo facilmente ospitalità nello schieramento prescelte, visto che questo giornale ha fatto analisi impietose e durissime sia a destra che a manca. Per esempio, proprio di recente, ha duramente criticato il partito democratico, la sinistra cosiddetta antagonista eccetera.
Ma c’è davvero bisogno di ricordarlo?
Se qualcuno, anche una sparuta minoranza, lo crede, significa tuttavia che il problema c’è e che vale la pena affrontarlo per rispetto verso i lettori e per ragioni di trasparenza.
Sgombriamo il campo da equivoci, anzitutto: una testata indipendente – che non deve la sua esistenza a finanziatori, investitori, editori robusti, benefattori – non è, né può essere, asettica: ha le sue idee, giudizi, opinioni verso uomini e cose. Racconta ciò che avviene, auspicabilmente con onestà, e lo commenta, insieme ai suoi lettori, a seconda della cultura, le opinioni prevalenti di colui che scrive.
Ma in una testata indipendente non c’è chi dice a colui che si accinge a scrivere: questa è la nostra linea, non puoi dire cose diverse, o queste cose li tratti e queste no. Le idee, liberamente espresse, sono il punto di partenza del confronto, talvolta aspro ma civile, con i lettori e fra i lettori. Nel caso di un quotidiano on line come Siciliainformazioni, la testata diventa una comunità di pensiero – più “pensieri”- una comunità non è legata insieme da interessi comuni, l’appartenenza a una fede o a un partito, ma semplicemente dal confronto, lo scambio di opinioni ed esperienze.
Si tratta, a bene vedere, di una straordinaria esperienza di convivenza civile. E’ facile, infatti, stare insieme quando si hanno le stesse idee o si perseguono gli stessi obiettivi, difficilissimo quando si riesce a stare insieme avendo esperienze, culture, fedi, credenze diverse.
La laboriosa premessa ci consente di giungere alla ragione di questa riflessione con spirito sereno. Non c’è, e non può esserci, in un contesto come il nostro, un pregiudizio – favorevole o negativo - nei confronti di chicchessia. Possono esserci errori di valutazione, anche clamorosi, cui si può porre riparo, semplicemente correggendo il tiro. Andiamo alla ragione di questa nota.Ciò che ha provocato l’ira di alcuni letori – tre per la precisione – è una notizia che riguarda il sottosegretario alla presidenza del consiglio, con delega al CIPE, Gianfranco Miccichè, Presidente dell’Assemblea regionale siciliana uscente e ex coordinatore di Forza Italia. Abbiamo descritto una sua parabola discendente. Abbiamo sbagliato?Miccichè è apparso, ed è stato, per molti anni, l’uomo forte di Forza Italia, il pupillo del Cavaliere Berlusconi. Ha avuto fortuna, e in larga misura si è guadagnata questa fortuna. Ha costruito il partito come voleva il suo leader, un poco azienda e un po’ circolo esclusivo, ed è riuscito a farne un partito di massa mentre gli schieramenti politici tradizionali perdevano contatto con la gente e la realtà. Ha rappresentato, dunque, una rottura rispetto al passato, fatto di riti democristiani, comunisti, socialisti eccetera. Può non piacere, ma è così. Attorno a Forza Italia in Sicilia, ma non solo, si è formata una nuova classe politica, mentre negli altri schieramenti non è cresciuta erba (con l’eccezione degli ex giovani nati attorno a Piersanti Mattarella, oggi tutti in gran spolvero).Ora l’irresistibile ascesa di Gianfranco Miccichè ha avuto uno stop. Angelino Alfano, la stessa Stefania Prestigiacomo, Francesco Cascio, Francesco Musotto – tanto per citare alcuni nomi – contendono la leadership di Miccichè efficacemente.
Che cosa è mai accaduto?
Semplice, quando è arrivato alla poltrona di maggior prestigio, la presidenza dell’Assemblea regionale, Miccichè si è seduto male. Ha sbagliato le parole, i gesti, i riti, quasi tutto, danneggiando, forse irreparabilmente, la sua immagine politica. Il carisma è scivolato via, coloro che gli contendono il ruolo di padre nobile di FI sono tantissimi. Insomma è diventato uno dirigenti politici del PDL. La cosa non gli piace, e non piacerebbe a nessuno, ma è così.
Abbiamo raccontato in un breve articolo tutto questo, attraverso le vicende che hanno condotto alla formazione della squadra di governo (nazionale).
Che cosa abbiamo scritto? Che le aspettative di Miccichè sono andate deluso, che sarebbe toccato a lui e non ad Alfano, la prima linea, che la sua ambizione di diventare vice ministro – una nomina da lui stesso annunciata con comprensibile soddisfazione una decina di giorni fa - è stata frustrata da eventi che con lui hanno poco a che fare. Sì, abbiamo affondato il bisturi sulla piaga.
Avremmo potuto risparmiarcelo, ma è andata così. Non ci pare una gran colpa, anche perché le cose stanno effettivamente come le abbiamo raccontate. Né più né meno.
La nomina a sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega al Cipe è tanto importante quanto quella di vice ministro per il Mezzogiorno?
Bene, siamo contenti per lui.
Lo saremmo di più quando al centro della politica fosse tornata la questione meridionale, e non l’incarico di questo o quel pur rispettabilissimo uomo politico.
Caro direttore,
devo dire che la mia commozione ha raggiunto "livelli indescrivibili" quando saputo che era stato dedicato a me e all'altro commentatore del suo articolo precendente ( mi consenta, gli unici commentatori tra l'altro, non gli unici critici! :) ) non tanto un articolo, ma addirittura un "manuale d'enciclopedia"!
Sapesse quanta cultura ho immagazzinato...
E pensare che ho fatto scoppiare una bomba sol perchè ho avuto l'accortezza di correggere una piccola mancanza che lei, forse sbadatamente, aveva fatto, non dicendo che Micciché è ora uno dei 4 Sottosegretari della Presidenza del Consiglio che ha, però, delega al CIPE e al Mezzogiorno.
Non se ne voglia, non avevo alcuna intenzione di sminuirla o delegittimarla, ma potrebbe forse affermare che sto dichiarando il falso?!
Se così fosse, quindi se mi è parso di capire bene, lei starebbe sminuendo me insinuando che le mie puntualizzazioni sono infondate quando nulla di quanto ho scritto nel commento all'articolo precedente, e sottolineo, nulla, è opinabile.
Altresì, considerato che, comunque, apprezzo sempre le critiche, purchè siano costruttive però, voglio suggerirle per il futuro di fare analisi politiche un pò più attente e dettagliate, perchè, se ci riflette bene, un ruolo di tale spessore è semplicemente strategico per l'On. Micciché, in quanto gli permette di avere un controllo forte non solo sul CIPE ma anche sul suo Mezzogiorno, proprio com'egli si augurava.
L'On. Alfano, invece, che ha ottenuto il Ministero di Grazia e Giustizia, non credo che potrà, da questa postazione, seguire la Sicilia in prima linea così come finora aveva avuto la possibilità di fare.
Con ciò non sto criticando l'attuale Guardasigilli o il suo operato, ancora troppo presto per esprimere giudizi in proposito, ma sto limitandomi a sostenere che Gianfranco Miccichè è destinato ancora per qualche tempo a ricoprire un ruolo fondamentale non solo all'interno del partito ma nell'ambito del Governo nazionale, e ciò gli permetterà di mantenere la sua leadership indiscussa nella nostra Isola.
Con simpatia
Chi scrive, e non si firma, (devo dedurre che si tratti del Responsabile della testata giornalistica?) ritiene doveroso ribadire l'assoluta indipendenza delle pubblicazioni su questo Giornale. Ma nessuno mi pare abbia posto la questione in questi termini. In realtà la questione è stata posta sui "titoli" e non sulle "funzioni" di G.Miccichè, al contrario di quanto si asserisce qui sopra:
"Lo saremmo di più "(contenti) "quando al centro della politica fosse tornata la questione meridionale, e non l’incarico di questo o quel pur rispettabilissimo uomo politico".
Nessuno nel precedente articolo è entrato nel merito della operatività offerta dall'incarico, ma solo di quanto il VICE-Ministero fosse più o meno importante come onoreficenza e carica.
Qualora invece si volesse disquisire su quanto si possa intervenire sul Meridione dalla postazione che è attribuita a Gianfranco Miccichè e quanto lo si possa e lo si farà da altre posizioni, sono disponibile a verificare le argomentazioni proposte e comunque ce lo dirà solo il tempo.
L'autore inoltre tiene a ribadire su G.Miccichè :
"Semplice, quando è arrivato alla poltrona di maggior prestigio, la presidenza dell’Assemblea regionale, Miccichè si è seduto male. Ha sbagliato le parole, i gesti, i riti, quasi tutto, danneggiando, forse irreparabilmente, la sua immagine politica. Il carisma è scivolato via, coloro che gli contendono il ruolo di padre nobile di FI sono tantissimi. Insomma è diventato uno dirigenti politici del PDL. La cosa non gli piace, e non piacerebbe a nessuno, ma è così."
difendendo teorie tradizionaliste e reazionarie da primissima Repubblica.
Che dire...