La prestigiosa Sala Gialla di Montecitorio, chiamata cosi' per il colore della tappezzeria e per i mobili in stile rococo' provenienti dalla Reggia di Caserta, da oggi e' intitolata ad Aldo Moro, per decisione del "presidente e dei deputati della XVI legislatura", secondo quanto recita la targa con la data 9 maggio 2008, scoperta dal presidente della Camera Gianfranco Fini in una cerimonia cui ha partecipato anche la figia dello statista ucciso dalle Br, Agnese.
Fini ha sottolineato che "ricordare Aldo Moro significa ricordare una delle figure centrali della storia repubblicana" soprattutto per la sua visione della democrazia, che era "una democrazia dell'ascolto" perche' nella sua concezione, ha detto il presidente della Camera, "lo Stato doveva superare il fossato con la societa' civile e accogliere le domande di rappresentanza che venivano da categorie o ceti che si sentivano esclusi". E qui Fini ha rilevato che "anche nell'attuale momento storico s'avverte il bisogno di uno Stato che non escluda, che non emargini, che non neghi i diritti" perche' "uno Stato che non esclude, che non emargina, che non nega i diritti e' uno Stato che puo' esercitare la autorita' in piena legittimita', senza timore di essere percepito come estraneo e punitivo".
Ad ascoltare Fini, nella sala famosa anche per il fatto di ospitare l'unico ritratto di Napoleone per il quale l'Imperatore, secondo la tradizione, avrebbe posato davvero per il suo pittore prediletto Andrea Appiani, ci sono gli ex presidenti Luciano Violante e Pier Ferdinando Casini, nonche' una folta rappresentanza bipartisan di parlamentari, fra i quali Rosa Villecco Calipari, Sabina Rossa, Gianfranco Paglia. Ci sono anche Rosy Bondi, Antonello Soro, Beppe Pisanu, Rocco Buttiglione, Giorgio La Malfa, Matteo Colaninno, Massimo Calearo.
Il presidente della Camera ha insistito sullo spirito "inclusivo" di Moro. Se oggi "i partiti di massa hanno perso la presa sulla societa' e il quadro politico si e' semplificato" e se "sono stati principalmente i grandi sconvolgimenti internazionali della fine degli anni Ottanta a condurre l'Italia verso la democrazia compiuta, che pure era nei progetti di Moro", per Fini "l'affermazione della democrazia passa oggi per quel disegno di riforma istituzionale che la
generazione di Moro, protagonista della fase costituente della Repubblica, non poteva ancora concepire".
Insomma, "alle istituzioni -ha avvertito Fini- si continua certo a chiedere rappresentativita' e tutela dei diritti ma si chiede anche capacita' di decisione. Le nuove sfide alla democrazia -ha concluso- impegnano la politica nella guida dei grandi processi di modernizzazione e di apertura dell'Italia al mondo".