L’esemplare caso dell’ex senatore Franco Piro. Sfrattato dal loft, poco votato, snobbato. Perché la casta respinge anche i suoi figli?

di Salvatore Parlagreco
13 maggio 2008
Numero lettori 795 Leggi i commenti 6 Inserisci un tuo commento

Questa storia dovrebbero conoscerla tutti, dalle Alpi a Lampedusa. Dovrebbe conoscerla la vice sindaco leghista siciliana diventata senatrice, e il sindaco democratico di Torino, Chiamparino. Non riguarda una parte politica, il Partito Democratico, né la Sicilia, dove il protagonista, Franco Piro, è nato e cresciuto.

Conosco personalmente Franco Piro, ma non ho avuto alcuna frequentazione con lui. Conservo un pregiudizio favorevole, e questo è il limite del mio ragionamento, che spero di superare confessandolo ai lettori.

Di lui so quanto gli altri, ma per il mestiere che faccio, ciò che so, lo rifletto e lo indago per capirci qualcosa. Lunga premessa, ma necessaria.Franco Piro ha cominciato con Democrazia proletaria ed ora sta dentro il partito democratico. E’ solido, onesto, generalmente benvoluto, affabile. Insomma, uno di cui ci si può fidare, ma ha soprattutto una qualità: prende tutto sul serio, quindi fa il suo lavoro magnificamente. Nel senso che “lo fa”.

E’ l’unico? No, affatto, ma è di lui che mi occupo, non di altri di cui non so niente.

Diventato deputato regionali negli anni ottanta, Franco Piro si è fatto subito notare. Non per le sparate sui giornali, ma perché è stato quotidianamente presente a Palazzo dei Normanni, sede del Parlamento siciliano. Presente nelle riunioni di commissione, presente in aula, presente come propositore di leggi. Un’attività legislativa ed ispettiva davvero notevole, seguita passo dopo passo. Ma come, dicevano, spende il suo tempo fra le carte? Eh sì, spendeva il suo tempo a studiare le proposte legislative da fare, invece che incontrare i suoi elettori in quel di Termini Imerese.

Piuttosto che elargire pacche sulla spalla, spedire lettere di auguri, presenziare a matrimoni, battesimi e cresime; promettere, dare speranze, distribuire prebende, piccoli favori, Franco Piro faceva il deputato. Né più né meno.

Che la sua attività fosse apprezzata non si può davvero affermare: i suoi disegni di legge non varcavano quasi mai la soglia dell’Aula, la dirittura d’arrivo. E gli elettori non erano molto contenti. Gli avevano dato il voto, pretendevano di essere ascoltati, assistiti, curati e, soprattutto, che risolvesse le questioni che stavano loro a cuore. Così fan tutti, pensavano. Ma lui faceva il “peone” a tempo pieno.

Non contava niente e contava molto.

Così Franco Piro è stato sempre sul punto di non essere eletto, e qualche volta è rimasto…appiedato. Come sia sopravvissuto alle sue disattenzioni è davvero un enigma. Eppure c'è ancora. Ma Il bilancio oggi è in rosso, perché nell’ultima tornata elettorale alle politiche nazionali, il loft del PD gli ha dato una posizione “impossibile” in lista. In pratica l’ha sfrattato.

E’ stato mandato in trincea, dietro gli “ospiti” nominati di fato deputati o senatori. Avete capito il personaggio? E soprattutto, avete capito il contesto?

Sicuramente sì. A scegliere allo stesso modo dei clientes delusi, sono stati quelli del loft. Impensabile, vero? Una vicenda esemplare, dunqueFranco Piro ha lasciato Palazzo Madama, ma il segretario di Dario Franceschini o il Ministro dell’Istruzione uscente sono entrati in Parlamento. Ingiusto, no?

Piro avrebbe rappresentato i suoi elettori, quei tali nominati non possono farlo.Non sanno che cosa vogliano, chi siano, quali bisogni abbiano. Competente e serio per quanto possa essere, l’esterno non può rappresentare la gente che l’ha votato. Se si trattasse solo di questo, tuttavia, Franco Piro non sarebbe un caso da esaminare con particolare riguardo.

Tre giorni fa Franco Piro ha rilasciato una intervista sul quotidiano La Repubblica. E’ stato indicato come candidato alla presidenza della provincia di Palermo. Il giornalista –non brilliamo in originalità, talvolta – gli chiede se la candidatura non costituisca una “riparazione” del torto subito alle politiche (avrei fatto la stessa domanda, sbagliando). Piro risponde, naturalmente, che non può trattarsi di questo perché, precisa, “non mi stanno nominando Presidente della Provincia, ma mi stanno candidando”.

Ed aggiungo: è molto probabile che rimanga solo una candidatura, perché i numeri del Partito democratico, quelli dello start up, sono davvero bassi. Altro che “riparazione” dunque: gli stanno facendo fare gavetta, ancora una volta.

Non è tutto: nel corso dell’intervista, Piro esterna senza peli sulla lingua. Un outing condivisibile e inedito: sostiene che il suo partito, il PD, ha sbagliato clamorosamente alle politiche.

Candidando uomini e donne che non erano radicati nel territorio quelli del loft hanno fatto un cattivo affare e compromesso non solo il risultato delle politiche ma anche quello delle regionali. Noi l’abbiamo sostenuto, ma nel PD, nonostante il dibattito faticoso nel post-sconfitta, nessuno ha manifestato questo dissenso, se non nel caso delll’ex Presidente dell’Antimafia, Lumia.

La candidata Presidente,Anna Finocchiaro, ha subito pesantemente le conseguenze di scelte maldestre, e ha girato attorno alla questione, usando espressioni, parole e motivazioni che non hanno fatto capire niente a nessuno.

E invece avrebbe avuto tutte le ragioni e l’autorità per affermare che queste stupidaggini si pagano. Certo, esternando il suo malessere, che stiamo dando impropriamente per scontato, non sarebbe rimasta Presidente del gruppo parlamentare al senato.

O no?

Penso che non ce l’abvrebbe fatta.

Ma non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca: chi pretende di correggere gli errori, di rilanciare un partito giovane, come la Finocchiaro ha detto di volere fare, non può scegliere un atteggiamento politicamente omertoso.

Ritorniamo a Franco Piro. Ho riservato per ultimo l’osservazione più sorprendente. Nel suo outing, Piro ricorda la sua esperienza di assessore regionale nel governo di centrosinistra Ministro della Sicilia, dunque. Accadde quasi dieci anni or sono.

“I due anni all’assessorato regionale al bilancio, afferma sconsolato Piro, mi costarono la rielezione all’Assemblea”. Meglio sarebbe stato non farli? “No, osserva timidamente Piro, dimostrai che si può amministrare garantendo un cambiamento vero”.

Che cosa mai fece d’importante Piro e perché gli costò tanto la sua partecipazione al governo? Governò con competenza, si dedicò al suo lavoro in modo serio. Ma trascurò i suoi elettori ed anche, in qualche misura, la nomenlatura della quale faceva parte. L’altra caratteristica del personaggio, infatti, è di stare dentro l’establishment senza starci. Né carne né pesce. Non è una scelta, è un modo di essere.

Lui non sa starci diversamente in quel contesto, sicché la casta, di cui fa parte, lo respinge. Lo apprezza ma non lo mette in cima ai suoi bisogni.Franco Piro è dunque un “caso” da studiare.

Costituisce una eccezione o è una regola?Di sicuro la sua storia non appartiene a questo o quel partito. E vale la pena di prenderne atto senza arricciare il naso. Se la sua storia non fosse rappresentativa ed i meriti coniugassero i bisogni nella politica d’oggi, quello di Piro rimarrebbe comunque un caso. Un caso singolo, del quale prendere conoscenza. Credo, tuttavia, che il caso Piro sia istruttivo perché non è affatto unico. Magari lo fosse. 

Segnala ad un amico
Anonimo 15 maggio 2008   09:50

Concordo con l'autore dell'articolo, per il disegno che ci ha fornito di Franco Piro.

A mio parere si tratta di un grande lavoratore, che non ha ottenuto il successo che merita soltanto a causa della totale assenza, nella gran parte degli elettori, di una corretta e pulita cultura politica.

E' noto, infatti, che dalle nostre parti sul consenso politico influisce notevolmente  il carisma del personaggio, la sua simpatia, l'essere apparente amico di tutti.

Saremmo pronti a dare il voto anche ad un noto fannullone, qualora quest'ultimo dispensasse saluti e baci o ci promettesse anche l'irrealizzabile; di contro, capita sovente di sentir criticare un politico per motivazioni a dir poco aberranti: "non lo voto perchè se lo incontro per strada non mi saluta, sebbene non lo conosco personalmente", oppure "non ride mai", o ancora "non si vede molto fra la gente", ecc.

Evidentemente, non siamo ancora abbastanza maturi per capire che l'amministrazione di un comune, di una provincia, di una Regione o dello Stato richiede serietà, competenza, professionalità, senso del dovere e di sacrificio.

In fondo il cittadino eletto è chiamato al difficile compito di migliorare la nostra qualità della vita, non a fare il giullare di un circo o, peggio, il "ruffiano" del popolo.

E'  inutile poi lamentarsi!!! Chi vuole dare una svolta alla situazione disastrosa in cui versa la nostra terra, oggi più che mai, ha l'opportunità di farlo, incidendo con il proprio voto sulla scelta del nostro futuro Presidente della Provincia.

Auguro a "Franco" di ottenere il successo sperato, e ciò lo faccio perchè - ragionando con grande egoismo - voglio il meglio di ciò che offre il panorama politico.

Giuseppe

Anonimo 14 maggio 2008   18:20

Il cronista pur affermando di non conoscerlo personalmente, stila un profilo di Franco Piro che non fa una grinza: persona seria, competente e politicamente corretto. E spesso in politica la serietà, la correttezza e la compenza non pagano, anzi.... Franco, un grosso in bocca al lupo, e personalmente ti sosterrò anche da Brolo.

Pippo Raffaele

Anonimo 13 maggio 2008   15:23

Io, contrariamente a Salvatore Parlagreco, conosco personalmente Franco Piro e non posso che confermare tutto quanto ha detto di lui. Stacanovista della politica.Secchione in tutte le attività cui è stato chiamato a svolgere, da aministratore comunale a Termini, a deputato e assessore regionale e, per finire, a deputato nazionale nel corso dell'ultima legislatura. Coerente e disciplinato dirigente di partito, nonostante le diverse delusioni cui è stato sottoposto dall'arroganza del potere, l'ultima delle quali la sua candidatura in posizione impossibile nella lista al Senato del PD accettata senza polemiche e senza trasformismi di sorta. La sua candidatura alla presendenza della provincia per il centro sinistra non è certo una parziale ricompensa. Credo che sia una scelta per certi versi obbligata. Esperienza, onestà, capacità, doti che caratterizzano ilpolitico Franco Piro. Non sarà facile per le condizioni date raggiungere l'obiettivo. Il centro destra parte da un vantaggio di 70 a 30 , ma non escludo che il personaggio Piro possa ribaltare questi dati. Prima o dopo i cittadini palermitani prenderanno coscienza della necessità che occorre scegliere chi meglio può governarli piuttosto che chi meglio dovrà rispondere agli interessi personali. E' una speranza, spero che non sia considerata un'utopia.    Franco Pizzuto - Palermo

Anonimo 13 maggio 2008   12:49

Caro Totò,

consentimi di chiamarti così, la storia di Franco Piro, persona che stimo moltissimo, ed al quale mi sono sempre affettuosamente rivolto chiamandolo "maestro", è il sintomo di un società che dai politici oramai si aspetta solo favori e raccomandazioni. Della competenza, dell'onestà e dell'impegno che mettono nel fare politica non interessa più a nessuno.

Se Piro accettasse la candidatura a Presidente della Provincia di Palermo sarebbe l'ulteriore prova della sua bontà nel fare politica, nonostante tutto.....

Il caso di Franco Piro è emblematico del metodo che il PD ha utilizzato nel tradurre in pratica la "porcata" di Calderoli, figlie di ex ministri, mogli, segretari e portavoci di parlamentari, ecc. tutti "nominati" deputati e senatori a prescindere dalla loro valenza e dal rapporto del territorio. Non volermene ma avresti potuto citare a mo di esempio anche il mio amico Salvo Raiti, ex segretario regionale di IdV, al quale il PD ha fatto la stessa fine di Franco Piro. Concludo: adesso nel PD chi e come va a fare politica sul territorio ?

Un caro abbraccio.

Franco Cannavò

Anonimo 13 maggio 2008   09:20

certo è un'utopia, ma sarebbe bello se tutti quei politici che fanno il loro lavoro sul serio potessero riunirsi in un solo partito.

Sono certo che, anche se di credi politici diversi riuscirebbero a governare bene .

Purtroppo di politici seri se ne trovano pochi e non si riuscirebbe a formare una lista-

avolpe1 13 maggio 2008   07:54

Si, è proprio vero: quello di Franco Piro non è un caso unico!

Infatti mettere insieme capacità di far le cose necessarie alla buona amministrazione e "curarsi ... l'elettorato" sono attività che, spesso, ahimè, vanno in conflitto!

Adesso il 15 e 16 giugno in Siclia votiamo di nuovo per le amministrative.

C'è da poter sperare, o, ancora una volta, tutti saremo di nuovo presi dal "fumus" elettoralistico e continueremo a regalare posti, stipendi e prebende al politico che la spara più grossa o che fa l'occhiollino a tutti, facendo finta di offrire tutto a tutti?

La campagna elettorale deve ancora cominciare, vedremo come andrà a finire!

Sarebbe simpatico che almeno qui si aprisse un dibattito su questi temi.

 

Andrea Volpe 

Ricevi il Giornale

Inserisci il tuo indirizzo email e riceverai il quotidiano online gratuitamente

Ricerca Articoli

Ricerca AvanzataI più letti
Google
Altre notizie