Il ruolo e i compiti del presidente della Regione nel Consiglio dei ministri

12 maggio 2008
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La Commissione paritetica prevista dall’art. 43 dello Statuto della Regione siciliana, che avrebbe dovuto determinare le norme d’attuazione del medesimo statuto, ha avuto vita stentata e spesso improduttiva.

Tanto che, dopo sessanta anni, parecchie norme attendono ancora di essere emanate, o, se emanate, sono state frutto di un estremo compromesso fra i sostenitori dello stato centralista e coloro che hanno inteso l’autonomia come un atto riparatorio della cattiva sorte a cui quest’isola è stata condannata da mitiche divinità ostili.

Risultato: lunghe e indefesse vertenze, baratti di breve spessore politico, conclusi in elargizioni pecuniarie a fondo perduto, o poco più, che hanno intrapreso percorsi occulti o spesso provocato connessioni eticamente inaccettabili.

Ma non è di questo che volevamo parlare: Lo abbiamo fatto in varie occasioni e torneremo a parlarne.

Volevamo, ora e in questa sede, porre l’accento sulla lentezza della produzione delle norme d’attuazione dello Statuto, che prevede competenze legislative esclusive in materie fondamentali della vita economica e produttiva della regione e competenze legislative concorrenti col potere legislativo dello stato in ampi settori della vita pubblica regionale pur rivestendo un superiore interesse nazionale.

Al Poggetto

E in particolare di quelle che avrebbero dovute essere prime e che invece sono giunte al traguardo ben ultime. Appena il 21 gennaio del 2004.

Proprio quelle riguardanti il rango, il ruolo, le competenze e le attribuzioni del Presidente della Regione.

L’ultimo comma dell’art, 21 dello Statuto stabilisce che il Presidente della Regione partecipa al consiglio dei ministri col rango di ministro con voto deliberativo nelle materie che interessano la Regione.

Per sessanta anni questa norma è stata considerata come una sorta d’onorificenza da concedere al Presidente della Regione.

Come, quando, e per che cosa egli partecipa ai lavori del Consiglio dei Ministri rimase nelle nebbie fino al 2004, allorché il governo protempore emise il decreto legislativo n. 35.

Le norme d’attuazione dell’art. 21 stabiliscono che, quando il Consiglio dei Ministri deve deliberare provvedimenti di qualsiasi natura che riguardano la sfera di attribuzioni proprie e peculiari della Regione siciliana, il Presidente del Consiglio invita il Presidente della Regione siciliana. E gli invia tutta la documentazione relativa alle questioni che hanno determinato l’invito.

Il Presidente della Regione, d’altro canto può chiedere di partecipare alle riunioni del CdM in ogni altra ipotesi in cui ritiene che i provvedimenti da trattare coinvolgano un interesse proprio e peculiare della regione siciliana o determinino una rilevante e diretta interferenza sullo specifico indirizzo politico della regione stessa.

Il Presidente della Regione è invitato anche a partecipare alle sedute di comitati o collegi dei Ministri che, per legge o delega, trattano questioni.

di competenza del CdM. Come nel caso delle riunioni del CIPE quando è chiamato a deliberare sugli impegni finanziari per il Sud e la Sicilia .

Il Presidente può essere convocato anche senza formalità per motivi di urgenza e può, in ogni caso, essere invitato dal Presidente del Consiglio ogni qualvolta lo ritenga opportuno.

Il decreto legislativo, infine, sancisce che al Presidente della Regione siciliana spettano tutti i diritti e tutti i doveri attribuiti ai membri del Consiglio dei Ministri .

Non risulta che dal 2004 ad oggi il Presidente della Regione abbia mai partecipato ai lavori del CdM nel ruolo previsto dalla Costituzione. Nessuna norma riguardante la Sicilia è stata mai approvata col suo voto deliberativo.

Nessuna Finanziaria è stata mai sottoposta al suo esame al fine di provocarne l’assenso o il dissenso in quelle parti che hanno interessato e interessano la Regione, né, d’altronde, nessun altra legge o provvedimento.

La corretta applicazione delle norme contenute nel decreto di cui si parla, lungi dal provocare conflittualità permanenti, assicurerebbe continuità e coordinamento fra l’Esecutivo nazionale e quello regionale e una costruttiva politica federalista.

La nomina di personalità siciliane a vertici istituzionali dello Stato, onore al merito!, può colmare di soddisfazione i loro conterranei, può dare, quel che si chiama oggi ,visibilità ai partiti politici che li esprimono, può far toccare il cielo con un dito a una ristretta cerchia di collaboratori.

Esse possono guardare con sensibilità filiale agli affari della terra d’origine, ma non altro, essendo chiamate ad assolvere il loro compito nel superiore ed unitario interesse della Nazione.

La pattuglia dei Siciliani al Governo, e allo stesso modo altre pattuglie di diversa origine territoriale, conta ben poco , soprattutto in un Governo del Presidente come l’attuale.

Quel che conta per i Siciliani è far valere i propri diritti, e ovviamente adempiere i propri doveri, carta costituzionale alla mano.

Giuseppe Salmè

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