Napolitano ai magistrati: "porre rimedio all'eccessiva lunghezza di processi"

12 maggio 2008
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"Imprimere un più accentuato impulso all'accelerazione delle procedure giudiziarie e affrontare con rinnovato vigore il problema dell'eccessiva lunghezza dei processi". E' questa la missione alla quale richiama l'intero 'pianeta giustizia' il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, incontrando al Quirinale i magistrati ordinari in tirocinio, alla presenza fra gli altri del nuovo ministro della Giustizia Angelino Alfano e del vicepresidente del Csm Nicola Mancino.

Per il capo dello Stato, infatti, "l'eccessiva lunghezza dei processi rappresenta la più grave anomalia del nostro ordinamento interno; indebolisce seriamente la fiducia dei cittadini nell'effettiva tutela dei propri diritti; ci espone a censure in sede europea".

Al Poggetto


Un "responsabile atteggiamento individuale" da parte dei magistrati - ribadisce il presidente della Repubblica - impone di "non cedere ai protagonismi e alle esposizioni mediatiche".

Il capo dello Stato esorta quindi i giudici ad "accostarsi al processo con coraggio e umiltà, ponendo attenzione al rispetto delle parti e dei loro diritti e ad una adeguata preparazione preventiva del singolo caso sottoposto al giudizio. In questo modo - spiega l'inquilino del Quirinale - il processo può svolgersi, come deve, in un clima di serietà, dignità e riservatezza, come è necessario".

Per Napolitano, "serenità, impegno, laboriosità ed equilibrio rappresentano per i magistrati il primo presidio della loro autonomia e indipendenza" per "assolvere la funzione con responsabilità, imparzialità, riserbo e solerzia".

Di qui anche il monito del Colle: "I magistrati, come tutti coloro che sono investiti di responsabilità pubbliche, non devono travalicare i confini rispettivamente assegnati".

Le toghe, insomma, devono avere "sempre presente che la sola, alta missione da assolvere è quella di applicare e far rispettare le leggi, attraverso un esercizio della giurisdizione che coniughi il rigore con la scrupolosa osservanza dei principi del giusto processo e delle garanzie cui hanno diritto tutti i cittadini".

Da questo punto di vista, nota Napolitano, ''gli episodi di ritardo, purtroppo non infrequenti, cui sono talvolta connesse clamorose scarcerazioni di imputati o di indagati per delitti allarmanti o odiosi, sono condotte che finiscono per minare il prestigio della magistratura e gettano discredito su tutti i magistrati, anche quelli che in maggioranza svolgono con professionalità e diligenza le loro funzioni".

Perciò, rimarca il presidente della Repubblica, il ministro della Giustizia Alfano è chiamato ad "affrontare gli urgenti problemi da cui è attraversato il 'sistema giustizia' con impegno assiduo e obiettivo".

Il capo dello Stato si dice certo che Alfano saprà "favorire quel clima di sereno confronto istituzionale e di fattiva collaborazione, che auspico da sempre in assenza del quale - osserva il Colle - è difficile rinnovare e consolidare il rapporto di fiducia con i cittadini".

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