Dunque, erano due studenti universitari a dipingere i murales di Messina Denaro in pò ovunque. Finisce così la telenovela che aveva riempito le pagine dei giornali. Ma l’episodio resta esemplare per un paio di motivi: il primo, la facilità con cui si crea una notizia che non c’è; il secondo, l’accanimento terapeutico ogni volta chi si annusa la mafiosità. Un accanimento sospetto.
Cominciamo con il primo dei motivi: la notizia che non c’è. Ricordate come nasce la storia? Sul retro della Cattedrale di Palermo qualcuno si accorge che c’è la faccia di Messina Denaro dipinta (o stampata) al modo di Andy Warrol.
Costui rilette, rimugina, s’indigna e passa l’informazione ai media e il giorno dopo sui giornali la notizia viene sparata con grande evidenza. Comincia così il carosello di ipotesi e interventi dotti. Che possiamo distinguere in tre categorie: quelli liturgici, rituali e demenziali. Liturgici: è inaudito, sotto gli occhi di tutti chiunque può dipingere la faccia del mafioso latitante più importante e non succede niente. Conseguenza: non siamo protetti, tutelati, si può fare quello che si vuole. Rituali: ma che cosa sta accadendo a Palermo, siamo arrivati al punto di enfatizzare la latitanza di Messina Denaro? Allora quel questionario fatto nelle scuole siciliane aveva lanciato un giusto avvertimento, sotto sotto i siciliani stanno dall’altra parte. Demenziali: la mafia alza la testa, sfida lo Stato, si vuole creare attorno alla figura di Messina Denaro un alone di onnipotenza. Bisogna stroncare sul nascere questo tentativo…
Due o tre giorni dopo, qualcuno timidamente fa notare che i murales dietro la Cattedrale di Palermo ci stavano da due o tre mesi, anzi la notizia, relegata in qualche angolo, era stata pubblicata on line.
Questa scoperta avrebbe dovuto consigliare i soliti protagonisti degli interventi liturgici, rituali e demenziali, a fare un passo indietro, invece non è accaduto.
Quando capitano episodi di mafia, infatti, nessuno lascia a metà la storia. E allora interviene anche la politica (non citiamo nomi per carità di patria…). Arrivano sulle agenzie e sui giornali, nuovi avvertimenti di rappresentanti del popolo preoccupati dei murales. Con una convinzione, che si stia cercando di favorire Messina Denaro.
Come? Un mistero. E’ apparso chiaro fin dal primo istante che si trattava di una trovata di giovani in cerca di emozioni o notorietà.
Ma siamo a Palermo, in Sicilia, dove si respira la mafia, la si vive e la si scrive, anche quando non c’è.Ogni crimine, reato, delinquenza (colletti bianchi o meno), diventa mafiosa. Così quando la mafia c’è sul serio e bisogna stare con gli occhi aperti, siamo in pantofole sdraiati in poltrona e sbadigliamo di noia.
Creiamo l’abitudine a convivere con il fenomeno senza rendercene conto, oppure senza chiederci se facciamo bene o male ad enfatizzare certi episodi.
C’è, ovviamente, chi sa bene come stanno le cose ma aspetta al varco ogni evento che gli permetta di far sapere da che parte sta. Cioè dalla parte della legge, l’ordine, l’onestà, la pulizia morale eccetera, eccetera.
Deve convincere se stesso o gli altri?
Soprattutto gli altri.
La tragedia, tuttavia, non è questa. Nessuno osa mettere in discussione tutto questo. Si preferisce stare zitti o solidarizzare, associarsi. L'argomento fa tremare i polsi, provoca soggezione, induce al silenzio, alla partecipazione, alla compiacenza. Laici e intellettuali raffinati rinunciano a perfino a pensare.
Ci vuole come il pane che qualcuno sbugiuardi l'antimafia d'avanspettacolo, nell'interesse di chi la combatte sul serio. E mette a repentaglio la propria vita.
Mi infilo "abusivamente" qui per la vostra vignetta (Ma perchè non fate i modo che cliccandoci sopra si possa commentare anche quella ? Sarebbe molto più stimolante di certi articoli seriosi)....Me le date nel cuore sono un Interista clandestino per motivi "d'ambiente" (i miei figli sono milanisti e mia moglie è anti-Inter a morire perchè è anti-me).
Materazzi ha commesso un peccato di vanità : Voleva segnare il goal-scudetto. Vanità umanissima. Ma pagata carissima in contanti : questo rigore fallito sarà il suo incubo per molto tempo !
Ma pazienza : "Più lunga l'attesa ,più dolce il desio": salderemo il conto Domenica prossima.
Il paragone con Veltroni però mi pare improprio : non credo lui sperasse davvero di poter segnare "il rigore della vittoria" ;
quando lui è sceso in campo la sua squadra perdeva già 4 a 1 !!!
Questi due cretini vanesi bisognerebbe metterli a ripulire i muri che hanno sporcato. Per poi passarli al servizio spazzini di Palermo. Fino alla rieducazione globale. Come in "Arancia Meccanica". Hai capito Alex ?