Il monito del Papa: "la sessualita' non sia una droga"

10 maggio 2008
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"Se l'esercizio della sessualità si trasforma in una droga che vuole assoggettare il partner ai propri desideri e interessi, senza rispettare i tempi della persona amata - ha affermato Benedetto XVI durante l'incontro con i partecipanti al congresso per i 40 anni dell'encliclica 'Humanae vitae' - allora ciò che si deve difendere non è più solo il vero concetto dell'amore, ma il primo luogo la dignità della persona stessa".

"Nessuna tecnica meccanica può sostituire l'atto d'amore che due sposi si scambiano come segno di un mistero più grande che li vede protagonisti e compartecipi della creazione", ha affermato Benedetto XVI durante un discorso che ha toccato la procreazione assistita aggiungendo che "la trasmissione della vita è iscritta nella natura e le sue leggi permangono come norma non scritta a cui tutti devono richiamarsi. Come credenti non potremmo mai permettere che il dominio della tecnica abbia ad inficiare la qualità dell'amore e la sacralità della vita".

Bene hanno fatto i vescovi ungheresi a criticare il pubblico riconoscimento delle unioni omosessuali nel loro Paese: lo ha detto Benedetto XVI ricevendone questa mattina un gruppo per una visita 'ad limina'. Il Papa ha anche auspicato che i rapporti con le Autorità statali "siano caratterizzati da rispettosa collaborazione, grazie anche agli accordi bilaterali, sul cui corretto adempimento veglia un'apposita Commissione partitetica. Ciò non mancherà di recare beneficio - ha aggiunto - all'intera società ungherese, in particolare nel campo dell'istruzione e della cultura". Il presidente della Conferenza episcopale ungherese, cardinale Peter Erdo, ha espresso al pontefice preoccupazione per la situazione demografica nel Paese ex comunista "Ultimamente - ha detto - il nostro episcopato ha dovuto protestare contro una legge che ha introdotto l'istituto delle coppie di fatto registrate indebolendo, secondo il nostro parere, lo stesso matrimonio".

 

Il Papa ha condiviso le preoccupazioni dei vescovi, sottolineando che "il lungo periodo del regime comunista ha segnato pesantemente la popolazione ungherese, così che ancora adesso se ne notano le conseguenze". Un clima di sospetto e insicurezza ereditato dal passato, al quale si è aggiunto, per papa Ratzinger, uno "sconsiderato consumismo". "La prima realtà che purtroppo fa le spese dela diffusa secolarizzazione è la famiglia - ha aggiunto Benedetto XVI - che anche in Ungheria attraversa una grave crisi". Visibili le conseguenze: pochi matrimoni, molti divorzi, calo demografico. "Giustamente voi avete criticato il pubblico riconoscimento delle unioni omossessuali - ha affermato il Papa - perché contrario non solo all'insegnamento della Chiesa, ma alla stessa Costituzione ungherese. Tale situazione, unita alla carenza di sussidi per le famiglie numerose, ha portato a un drastico calo delle nascite, reso ancor più drammatico dalla diffusa pratica dell'aborto".

 

La crisi della famiglia - ha quindi esortato Benedetto XVI - "costituisce un'enorme sfida per la Chiesa", della quale ha incoraggiato gli sforzi. "Nonostante la secolarizzazione - ha osservato - la Chiesa cattolica rimane per moltissimi ungheresi la comunità religiosa di appartenenza o per lo meno, un significativo punto di riferimento. E' perciò quanto mai auspicabile che i rapporti con le autorità statali siano caratterizzati da rispettosa collaborazione". In conclusione, il Papa ha anche invitato i vescovi ungheresi a incrementare i contatti con le Conferenze episcopali dei Paesi vicini e con i cristiani delle altre confessioni.

Fonte: Ansa
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