Finalmente abbiamo capito perché l’MPA di Raffaele Lombardo non poteva avere un ministero, ma deve accontentarsi di un sottosegretario. E’ una questione contabile. Il manuale di Massimiliano Cencelli, mitico funzionario della Democrazia cristiana, è andato in soffitta ed è stato sostituito da un più aggiornato strumento “contabile”, il manuale, attribuito ufficiosamente al coordinatore di Forza Italia, Verdini. Il manuale Cancelli , compilato negli anni sessanta, si avvaleva di una formula algebrica misteriosa, che riusciva ad accontentare le varie correnti, sottocorrenti, gruppi e fazioni della DC. Una formula magica piuttosto che algerbica. Non si basava sui numeri reali, ma virtuali. Invece che scendere come una scimitarra sul contenzioso, lo sfiancava, lo alleggeriva, lo sfiorava, lo assediava fino a manipolarlo e renderlo commestibile. Se si fosse usato il manuale Cancelli, oggi, l’MPA di Raffaele Lombardo avrebbe avuto il suo dicastero, magari senza portafogli, perché sarebbe prevalso il bisogno di non creare fratture, dissidi, malumori. Che non sono conteggiati dai numeri ma esprimono bisogni “numerabili”. Il manuale, infatti, aveva in gran cura la priorità della DC: accontentare, accontentare, accontentare. Evitando bracci di ferro, muscolari confronti, aspre polemiche, ben più dannose dell’elargizione di un ministero. Affidarsi ai numeri va bene, ma fino a un certo punto: erano conditi da lungimiranza, disponibilità, tolleranza, buonsenso. Con un solo limite: il manuale Cencelli poteva essere usato unicamente dal suo inventore, di nome Massimiliano e di cognome, per l’appunto, Cancelli. Era il solo a percepirne l’humus, la duttilità, la mutevolezza. Altri tempi ed altri uomini. Le convergenze parallele furono inventate allora, negli anni sessanta, non dimentichiamolo. Non solo la geometria, ma anche l’algebra veniva piegata dai bisogni primari della politica fumosa di quel tempo. L’astrusa formula algebrica di Cencelli aveva pertanto il dono della maneggevolezza, la sua generosità non conosceva confini e si dispiegava trasversalmente, riconducendo all’ovile i più riottosi. Il manuale Verdini è proditoriamente ruvido,costruito per attribuire torti e ragioni, tagliare a mezzo, e scende come una clava sulle diatribe. Salomonico, intrattabile. Invece che l’algebra, usa numeri assoluti: un incarico vale tot ed un altro tot. Non si può sbagliare, sulla carta. E invece si sbaglia e come, perché se le premesse fossero sbagliate, tutto il resto lo sarebbe. E siccome le premesse sono state dreate, a quanto pare, dal coordinatore di Forza Italia, , il “Verdini” potrebbe avere qualche bug interessato. Esso attribuisce cento punti alle due cariche istituzionali più importanti, Presidenza della Camera e presidenza del Senato. Ogni presidenza vale giusto quanto due ministeri, ma senza portafogli. 60 punti il dicastero con portafogli, dieci in meno. Fini e Schifani hanno così prelevato dal plafond 100 punti a testa. Dovendo corrispondere alla necessità di distribuire equamente gli incarichi fra Forza Italia e Alleanza Nazionale, il manuale parte dai voti ottenuti. E qui ritorna l’algebra: ogni voto attribuisce un punteggio, sicché il PDL raggiunge quota 2360 punti, che vanno spartiti fra Forza Italia (1770), AN (590) e MPA (appena 75). La Lega riesce a raggiungere il tetto di 520 punti. Grazie a questo conteggio, l’MPA potrà sperare in un sottosegretario (20 punti) e un vice ministro (25). Poiché ci sono in ballo 10 vic eministri e 20 sottosegretario (400 punti), gli autonomisti siciliani possono sperare in due incarichi di seconda fila.