Nessun 'diritto di tribuna' per i protagonisti e i cattivi maestri del terrorismo. E' un "no" fermo e deciso, oltreché venato da una autentica commozione, quello che esprime il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, celebrando al Quirinale il 'Giorno della Memoria' dedicato a tutte le vittime delle stragi e del terrorismo, a partire da Aldo Moro, alla presenza di tutte le massime autorità istituzionali.
"Lo Stato democratico, il suo sistema penale e penitenziario, si è mostrato in tutti i casi generoso: ma dei benefici ottenuti, gli ex terroristi non avrebbero dovuto avvalersi per cercare tribune da cui esibirsi, per dare le loro versioni dei fatti, per tentare ancora subdole giustificazioni - afferma con forza il capo dello Stato - no, non dovrebbero esserci tribune per simili figuri".
Anche perché: "Non pochi tra i responsabili delle azioni terroristiche sono rimasti reticenti, anche in sede giudiziaria - osserva Napolitano - e sul piano politico hanno ammesso errori e preso atto della sconfitta del loro disegno, ma non riconoscendo esplicitamente l'ingiustificabile figura criminale dell'attacco terroristico allo Stato e ai suoi rappresentanti e servitori".
Invece "si doveva e si deve dar voce non a chi ha scatenato la violenza terroristica ma a chi l'ha subita, a chi ne ha avuto la vita spezzata, ai familiari delle vittime e anche a quanti sono stati colpiti, sopravvivendo ma restando per sempre invalidati".
30 anni fa, colpendo a morte Aldo Moro, le Brigate rosse "non scelsero un obiettivo simbolico ma decisero di colpire il perno principale del sistema politico e istituzionale, su cui poggiava la democrazia repubblicana".
"La prova contro il terrorismo è stata ardua, terribilmente dolorosa; ma non può considerarsi del tutto conclusa o conclusa una volta per tutte". Napolitano ricorda, infatti, che "abbiamo visto negli ultimi anni il riaffiorare del terrorismo, attraverso la stessa sigla delle Br, nella stessa aberrante logica, su scala ben più ridotta ma pur sempre a prezzo di nuovi lutti e di nuove tensioni. Si hanno ancora segni di reviviscenza del più datato e rozzo ideologismo comunista e vediamo nel contempo segni di reviviscenza addirittura di un ideologismo e simbolismo neonazista"
A tal proposito, il presidente della Repubblica esorta a "saper cogliere il dato che accomuna fenomeni pur diversi e opposti: il dato della intolleranza e della violenza politica, dell'esercizio arbitrario della forza, del ricorso all'azione criminale per colpire il nemico e non meno brutalmente il diverso, per sfidare lo Stato democratico".
Occorre, per Napolitano, "opporre a questo pericoloso fermentare di rigurgiti terroristici, la cultura della convivenza pacifica, della tolleranza politica, culturale, religiosa; la cultura delle regole democratiche, dei principi, dei diritti e dei doveri sanciti dalla Costituzione repubblicana". E, al tempo stesso, "occorre ribadire e rafforzare senza ambiguità un limite assoluto, da non oltrepassare qualunque motivazione si possa invocare: il limite del rispetto della legalità, non essendo tollerabile e, anche muovendo da iniziative di libero dissenso e di contestazione, si varchi il confine che le separa da un illegalismo sistematico e aggressivo".
"Non si possono sfogliare quelle pagine, senza avvertire una profonda commozione e un profondo sgomento", ha detto ancora Napolitano con la voce rotta più volte da un'autentica commozione e con le lacrime trattenute a stento, in un Salone dei Corazzieri gremito da tanti familiari, che alla fine tributano un calorosissimo applauso di riconoscenza nei confronti del capo dello Stato.
In platea, presenti tutti i vertici delle istituzioni, come delle Forze Armate e dell'ordine. In prima fila, il presidente del Senato Renato Schifani, il presidente della Camera Gianfranco Fini, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, i ministri dell'Interno Roberto Maroni, della Difesa Ignazio La Russa, della Giustizia Angelo Alfano, dell'Economia Giulio Tremonti e gli ex titolari dei dicasteri Giuliano Amato, Arturo Parisi, Luigi Scotti, Piero Fassino, Giuseppe Pisanu, oltre a esponenti politici come Walter Veltroni, Pier Ferdinando Casini, Maurizio Gasparri, Fabrizio Cicchitto, Luciano Violante, Rosy Bindi, Rocco Buttiglione, nonché il sindaco di Roma Gianni Alemanno, il vicepresidente della Corte Costituzionale Giovanni Maria Flick e il presidente emerito della Consulta Giuliano Vassalli.
Speriamo abbia letto e sentito anche il Preside della Facoltà di Lettere di Palermo che aveva ospitato il terrorista Scalzone in facoltà ,provocando tra l'altro una mattinata di tensioni ed incidenti.
I terroristi i loro libri di poesie o di ricordi li vadano a presentare nei Centri Sociali. Non nelle nostre Università ,nei nostri licei e nelle televisioni pubbliche e private.
ùE' una compiacenza che deve finire !
E' una semi-complicità che deve ritornare in cantina o in solaio.
BRAVISSIMO NAPOLITANO !!! Sono sinceramente e favorevolmente colpito.
Sinceramente non mi aspettavo parole e giudizi così netti.
Da noi i terroristi hanno sempre trovato qualcuni "importante" che se li è indecentemente coccolati.
Speriamo che il suo monito arrivi fin dentro le mura di tutti i baronati universitari.