Il primo a prestare giuramento è stato il Cavaliere. Tra i primi il ministro delle Riforme, Umberto Bossi, che dopo il rito si è rivolto a Berlusconi con un "grazie presidente". L'ultimo a recitare la formula è stato Sandro Bondi, responsabile dei Beni culturali. Iò cerimoniale del giuramento al Quirinale è stato rispettato, ma non sono mancate alcune trasgressioni del protocollo, lievi e del tutto innocue.
Un siparietto ha contraddistinto il giuramento di Ignazio La Russa, il siciliano che siciliano politicamente non è. Milanese ed interista sfegatato, questo sì. Che corona un vecchio sogno. Il suo dicastero nella conta delle regioni rappresentate nel governo, viene addebitato, comunque, alla Sicilia, che grazie a lui, ottiene tre ministri (ma la parte del leone la fa la Lombardia con cinqaue dicasteri,d'altra parte gioca...in casa).
Dunque, Ignazio La Russa al momento di ringraziare ha stretto la mano al presidente della Repubblica e poi l'ha porta al premier, il quale lo ha lasciato per qualche istante con il braccio teso. Il Cavaliere con un sorriso ha fatto segno a La Russa di tagliare la barba. Il neoministro è stato allo scherzo ed ha replicato: ''Però l'ho accorciata il più possibile''. Alla fine, i due si sono stretti calorosamente la mano.
Poi, al termine della cerimonia del giuramento, l'esponente di An ha rivelato un retroscena: "Con Berlusconi avevo fatto una scommessa, che non ho mai accettato, di tagliarmi la barba in caso di vittoria ampia e se fossi diventato ministro. Oggi gli ho detto che l'ho solo accorciata moltissimo. Non posso fare altrimenti, mi aspettano gli alpini".
"Sono emozionatissimo. E' la prima volta" aveva detto Maurizio Sacconi, entrando nella Salone delle Feste. E ai giornalisti che gli chiedevano se pensasse a qualcuno in particolare ha risposto: "A Marco Biagi".
Giuramento all'insegna dell'emozione anche per l'ex commissario europeo Franco Frattini e il portavoce di An Andrea Ronchi. Quando Napolitano ha chiamato per il giuramento i due ministri non tutto è filato liscio. In particolare Frattini, titolare della Farnesina, nel momento di leggere la formula di rito ha incespicato per due volte. Eppure non è certo il suo battesimo del fuoco. E' stato già Ministro e poi Commissario europeo. Ma il Dicastero degli Esteri deve averlo sconvolto. E' apparso quasi impacciato. Una parentesi, naturalmente, poi si è riavuto. E lui con gli altri.
Fuori programma, invece, per Ronchi, che alzandosi verso il capo dello Stato si è fatto prima il segno della croce.
Il presidente Berlusconi e i ministri, dopo le foto di rito con il capo dello Stato, si sono ritirati nel Salone degli Specchi per una breve cerimonia prima di lasciare il Quirinale.
Quattro le ministre: Stefania Prestigiacomo, Mara Carfagna, Giorgia Meloni e Maria Stella Gelmini.
Tutte le signore del governo indossavano un tailleur, giacca e pantalone. Stefania Prestigiacomo ha scelto per l'occasione una mise in blu elettrico. Grigio perla invece per il ministro delle Pari opportunità Maria Carfagna; in grigio anche Giorgia Meloni mentre per il ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini un rigoroso completo in seta nero con camicia color avorio. Eleganti e sobrie.
Il numero ha sollecitato, ma all'esterno, qualche battuta: quattro gatte, ancora una volta. Dal dire al fare c'è di mezzo il mare, quando si tratta di donne in politica. Gli attestati di stima e di considerazione non mancano mai, le promesse e gli impegni non si fanno mai attendere, ma alla resa dei conti sempre quattro gatte restano. Come in questa circostanza. E dire che prima della conclusione della legislatura si vociferava di una parità per legge e della necessità, comunque, di una disciplina interna ai partiti perché si arrivasse ad una rappresentanza paritaria. Le cose sono andate diversamente anche questa volta.
Ora il governo ha un altro l'appuntamento formale, importante dal punto di vista politico, andrà alla Camera per chiedere la fiducia martedì 13 alle 10. Il voto di fiducia si avrà mercoledì.
Il dibattito sul discorso programmatico del presidente del Consiglio si svolgerà al Senato nell'intera giornata di mercoledì 14, mentre il voto di fiducia è atteso per la tarda mattinata di giovedì.
Che senso ha GIURARE in democrazia ? Su che cosa si giura ,sulla Bibbia ,sul Corano ,sulla Thora ? Qual'è il libro SACRO della democrazia ? Si giura sugli "immortali principi dell'89" ? Sulla Costituzione ? E che senso ha ? Forse che la Costituzione non è una specie di legge-quadro a tempo ,mutabile per scelta e volontà umana e politica ?
Il "GIURAMENTO" presuppone la sacralità di qualcosa. In democrazia invece ,le leggi non provengono da Dio ,non hanno una connotazione metafisica.
La contraddizione è che si giura (non si capisce in nome di che) su una Costituzione che TUTTI riconoscono meritevole di emendamenti edggiustamenti anche sostanziali. Ma ,mentre l'intento è quello di CAMBIARLA ,illogicamente si giura proprio ad essa Fedeltà. Su Dio non si può giurare. Perchè la nostra Costituzione non lo cita come fonte di diritto.
D'altro canto ,penso che anche il Re dei Cieli se ne freghi della nostra Costituzione.