La ricetta di D’Alema: “'nuovo' troppo fragile per affermarsi e 'un vecchio' troppo pesante per farsi da parte, ci vuole una innovazione robusta"

08 maggio 2008
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"Non ha significato la contrapposizione schematica tra la vocazione maggioritaria e alleanze". Lo dice Massimo D'Alema in un'intervista al numero in uscita di Italianieuropei e di cui 'Il Riformista' pubblica ampi stralci. Secondo l'esponente del Pd il dialogo con la Sinistra, rimasta fuori dal Parlamento, e con i centristi dell'Udc non e' in contrapposizione con l'idea dell'autosufficenza del Partito democratico. Nella mia posizione "non c'e' contrasto tra l'idea di allargare i confini del Pd e la ricerca di una politica di alleanze".


 "Insomma, se dovessi dirlo con uno slogan, abbiamo bisogno di una innovazione robusta, in grado di farci uscire da una dialettica paralizzante tra 'un nuovo' troppo fragile per affermarsi e 'un vecchio' troppo pesante per farsi da parte". E' il ragionamento di Massimo D'Alema in un'intervista al numero in uscita di Italianieuropei e di cui 'Il Riformista' pubblica ampi stralci.

Una "innovazione robusta", osserva D'Alema, perche' sulla sconfitta del 13 e 14 aprile hanno pesato diversi fattori certo, ci sono stati "errori politici" ma anche "un deficit di innovazione": "Sembra difficile riuscire a scalfire le basi di massa della destra con un riformismo tecnocratico che e' apparso lontano dalla realta' sociale del Paese e figlio -sottolinea- di quella minoritarismo illuministico che ha rappresentato a lungo un limite storico dei riformatori italiani".

Al Poggetto


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