Angelino alle toghe rosse e Stefania alla monnezza napoletana. Ma che ci avranno questi siciliani per attirarsi i guai? No, a parte la battuta, la considerazione è d’uopo, come avrebbe chiosato Totò.
Anche la conseguente domanda: è il frutto dei complicati calcoli sul manuale Cancelli ad avere fatto uscire dal cilindro di Silvio Berlusconi i numeri difficili per i due siciliani oppure è stata una valutazione di natura, chiamiamola così, politico-caratteriale? Nella collocazione dei siciliani i due postazioni difficili sono prevalse le caratteristiche dei due personaggi, la loro esperienza politica, gli studi effettuati, le attitudini, oppure sono altri elementi di valutazione? Per quanto ne sappiamo, Stefania Prestigiacomo aveva espresso soltanto un punto di vista, o meglio aveva invocato il diritto ad un cambio.
Non voleva più stare alle pari opportunità. Non le diamo affatto torto, in quel ruolo ha avuto dispiaceri, al punto da farla uscire dai gangheri in più di una circostanza. Lei, a quanto pare, ci crede alla storia della pari opportunità, perciò si scontra con una realtà davvero dura a morire. Basta dare uno sguardo ai numeri di questo quarto dicastero Berlusconi, appena quattro donne, alla faccia delle pari opportunità. Che è un ministero fantasma, un fiore all’occhiello che non profuma. Il nulla più assoluto. Stefania ha fatto benissimo, dunque, a far sapere che non gradiva, così il Cavaliere l’ha accontentata. Come? L’hai voluta la bicicletta, ora pedala.