E' la Lombardia la regione piu' rappresentata nel quarto governo Berlusconi con 5 ministri: Umberto Bossi (Riforme per il federalismo), Roberto Calderoli (delegificazione), Roberto Maroni (Interno), Giulio Tremonti (Economia), Mariastella Gelmini (Istruzione). Tre ministri per Veneto,Campania e Sicilia. I veneti sono Renato Brunetta (Innovazione tecnologica), Luca Zaia (Politiche agricole) e Maurizio Sacconi (Welfare). I campani sonoElio Vito (rapporti con il Parlamento), Mara Carfagna (Pari opportunita') e Gianfranco Rotondi (attuazione Programma). I sicilianisono Stefania Prestigiacomo (Ambiente), Angelino Alfano (GIustizia) e Ignazio La Russa (Difesa).
Due i ministri del Lazio: il titolare della Farnesina Franco Frattini e la neo ministra per le Politiche giovanili Giorgia Meloni. I toscani sono rappresentati dal ministro per i Beni culturali Sandro Bondi e dal ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli. Un ministroa testa per la Liguria, con il titolare dello Sviluppo economico Claudio Scajola, per l'Umbria, con il neo ministro per le Politiche UeAndrea Ronchi, e per la Puglia con il ministro degli Affari regionali ed ex presidente della Regione Raffaele Fitto.
Nessun commento sulla composizione del nuovo governo e sulla distribuzione territoriale dei suoi componenti . Benissimo alla Lombardia, bene al Veneto, Sicilia, e Campania, non male a Lazio e Toscana. Ma una cosa salta subito agli occhi e non si tratta certo dei presenti ma piuttosto delle assenze. Fra queste quella che lascia davvero perplessi è la mancanza di Lamberto Dini. Ministro tecnico nel 1994 nel primo governo Berlusconi. Presidente del Consiglio nel 1995 in un governo tecnico sostenuto sostenuto prevalentemente da forze politiche di centro sinistra. Ministro degli Esteri dal 1996 al 2001 nel primo governo Prodi, nei due governi D'Alema 1998-2000 e nel governo Amato 2000-2001, tutti di centro sinistra.Vice presidente del senato dal 2001 al 2006 in rappresentanza della Margherita, partito all'opposizione dei due governi Berlusconi di centro destra. Presidente della commissione esteri del Senato dal 2006 al 2008 con il secondo governo Prodi, al quale toglie la fiducia provocando la sua caduta e le elezioni anticipate in occasione delle quali si candida nelle file del Pdl dove viene eletto. Tutti pensavano che i precedenti passaggi da una coalizione all'altra erano determinati dalla rincorsa per un posto di potere puntualmente conquistata. Anche quest'ultima scelta, dettata dallo scontato risultato elettorale, appariva destinata allo stesso obiettivo e cioè alll'acquisizione da parte di Dini di un posto di governo. Così non è stato, almeno relativamente ai 21 posti ministeriali recentemente assegnati. Qualcuno sostiene che questa volta l'ex Presidente del Consiglio abbia deciso di fare il semplice parlamentare, volendosi dedicare esclusivamente all'attività legislativa forse perchè alla sua ormai veneranda età di 77 anni abbia preferito fermarsi in favore dei più giovani. Ecco questa è la vera novità di questo nuovo esecutivo e non riguarda la presenza ma l'assenza di qualcuno. Resta tuttavia da attendere quali sviluppi avrà questa vicenda. Difficilmente, però, conoscendo il soggetto, si può credere che Dini se ne starà buono buono dietro le quinte. E' bene che Berlusconi lo sappia e se vuole vivere tranquillo con il suo governo e la sua maggioranza è preferibile che trovi al più presto una occupazione convincente per l'on. Dini, altrimenti non è del tutto improbabile che fra un pò lo rivedremo seduto dalla parte opposta dell'emiciclo di Montecitorio. Il tempo ci dirà la verità, basta avere pazienza ed attendere. Franco Pizzuto - Palermo