Niente dietro front per An, a caccia di ministeri "pesanti"

07 maggio 2008
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La lista dei ministri del governo Berlusconi è in corso di definizione. E i tempi sempre più stretti che il Cavaliere vuole imprimere alla formazione dell'esecutivo rendono ancora più 'caldo' il fronte dei rapporti con Alleanza nazionale. Se Altero Matteoli e Ignazio La Russa, gli unici due ministri in pectore con portafoglio pesante come Infrastrutture e Difesa, danno voce all'insoddisfazione del partito che attende novità su una rappresentanza nella 'squadra' che sia il più possibile equilibrata, fra i parlamentari l'irritazione sfiora la sollevazione aperta.

"E' inconcepibile che la vittoria di Alemanno a Roma, ci venga addebitata rispetto ai ruoli di governo. Dovrebbe essere esattamente il contrario" dicono diversi esponenti a Montecitorio, sottolineando anche che ci vorrebbero "adeguate forme di compensazione".

Il riferimento è al ministero del Welfare 'prenotato' proprio dal neosindaco di Roma e che ora rischia di andare al forzista Maurizio Sacconi. Altra questione, la 'quota' assegnata ad An nell'esecutivo: due ministeri con portafoglio, due (tra cui le Pari opportunità) senza, tre viceministri (sembrano sicuri quelli al Commercio estero e all'Interno) e otto sottosegretari. Solo per queste ultime caselle, i 'pretendenti' sarebbeno almeno il triplo. Insomma, un problema nel problema.

Al Poggetto


Altero Matteoli è esplicito: ''La partita dei ministri non è chiusa. Ci sono ancora dei problemi da risolvere''. "Noi volevano il Welfare. Che non è senza portafoglio", insiste con Affaritaliani.it. "Se fossimo soddisfatti avremmo già chiuso - ribadisce -. E' chiaro che c'è questo nodo da sciogliere".

Anche per Ignazio La Russa, "novità ci saranno, ci dovranno essere. Le tensioni in queste fasi ci sono sempre state e non è nulla di paragonabile alle coltellate che volavano due anni fa per la formazione del governo Prodi''. ''Ma sono tensioni che noi affrontiamo con grande serenità, anche se non nello spirito dei 'tarallucci e vino'", afferma all'Adnkronos.

Queste sono quindi ore decisive per un partito pronto, a quanto emerge dai conciliaboli di Montecitorio, a "utilizzare tutti gli strumenti disponibili" per impedire una penalizzazione ingiustificata. E a farne le spese potrebbe essere anche la linearità del processo di formazione del partito del Popolo della libertà.

An cerca però di smorzare ufficialmente i toni. L'ufficio stampa precisa che ''non è in corso alcun vertice di Alleanza nazionale a Montecitorio dal presidente Gianfranco Fini come, invece, è erroneamente riportato da alcune agenzie di stampa''. E Fabrizio Alfano, portavoce del presidente della Camera, smentisce che Fini abbia ''espresso alcuna valutazione sulla formazione del nuovo governo''. Né che intenda farlo. ''I giudizi attribuitigli - insiste - con grande evidenza da 'La Repubblica' sono pertanto esclusivo frutto della fantasia del quotidiano".

Fonte: Adnkronos
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