Opinioni. La classe operaia cancellata dal Parlamento Italiano. Chi rappresenterà il PD?

05 maggio 2008
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La classe operaia cancellata dal Parlamento Italiano La classe operaia, i poveri ed i pensionati a reddito medio-basso sono stati espulsi dal Parlamento Italiano, dove la sinistra non ha più i suoi rappresentanti.

Il Socialismo, che, per oltre cento anni, è stato un punto di riferimento della solidarietà per gli indigenti ed i più deboli socialmente, è stato spazzato dalla scena politica: l’Italia è l’unica nazione europea che istituzionalmente

Al Poggetto
non annovera un Partito Socialista.

Se ne è assunta tale responsabilità il leader del Partito Democratico, che ha rifiutato di apparentare il P.D. col P.S.E.; ha preferito accogliere tra i suoi candidati gli ondivaghi radicali, nonché uno dei magistrati giustizieri del fu centro-sinistra, oggi il politico Di Pietro.

Veltroni ha anche la responsabilità di non avere tentata una possibile coalizione impegnata sulla realizzazione di un programma riformista. Una nota sul ventaglio di forze politiche che saranno presenti in Parlamento, pubblicata su “la Repubblica” concludeva: “ Quale futuro può attendere una forza riformista di centro sinistra (il P.D. n.d.r.) asserragliata nelle tradizionali regioni rosse? Straniera nel Nord e spaesata nel Mezzogiorno? Se non riesce a parlare ai più giovani, alle classi produttive? Ai ricchi e neppure ai più poveri?”

Per l’editorialista poteva essere un amletico interrogativo; per l’operaio e la classe lavoratrice di mezzo, per i più deboli, per il pensionato medio un’angosciosa visione del domani alla luce dell’eredità ricevuta dal precedente governo Berlusconi, alla quale Prodi non ha avuto il tempo per porvi rimedio: ha potuto soltanto combattere l’evasione fiscale per recuperare soldi alle dissestate casse dello Stato e chiedere sacrifici economici ai cittadini a reddito fisso soprattutto.

Praticamente una “grande incompiuta”! L’avvenire degli italiani, che non arrivano alla quarta settimana col proprio reddito, torna nelle mani di “colui” il quale è stato l’artefice delle loro condizioni economiche e di vita.

Che Iddio abbia pietà di coloro che soffrono per “colpe” altrui. Ma a Veltroni è da imputare una parte di colpa per la scomparsa del partito Socialista. Egli, infatti, ha compiuto il suo dovere di erede di quel comunismo, che nel 1994 riuscì a mettere in piedi un criminoso disegno di ipotetico assorbimento dei voti socialisti attraverso la scomparsa del partito per mano di quella magistratura allevata nelle fila del P.C.I (com’era uso nella Russia Bolscevica, dove gli avversari politici venivano confinati in Siberia dalla magistratura connivente con i dirigenti comunisti sovietici) o di quell’altra giustizialista ad ogni costo. Con la scomparsa dei dirigenti del centro sinistra, i comunisti di allora consegnarono di fatto l’Italia a Berlusconi: sbagliarono nel 1994 ed hanno continuato a perseverare nell’errore anche adesso.

Ne avremo, ahimè, ancora per qualche decennio del politico-imprenditore Berlusconi se il P.D. non si ricrederà di potere rappresentare, da solo, il popolo di sinistra.

Dopo quindici anni di diaspora, mentre si stava tentando di ricucire le membra sparse dei socialisti attraverso il percorso della Costituente, il Segretario del P.D. ha inferto, quindi, il colpo finale del decesso ad un glorioso partito.

Che ha avuto eminenti ideologi, martiri, difensori e combattenti per la libertà e per la democrazia. Per citarne alcuni: Turati, Salvemini, Matteotti, Pertini, Saragat , nonché lo stesso Bettino Craxi, che fu statista di dimensione internazionale e stratega della politica interna. La questione morale, che riguardava tutti i partiti dell’arco costituzionale, travolse principalmente il P.S.I ed i suo dirigenti, tra cui lo stesso suo leader. E con la fine di Bettino Craxi il P.S.I. si avviò verso la dissoluzione politica ed organizzativa.

Ma, il glorioso vessillo di combattenti per la libertà, di difensori dei contadini, degli operai e dei lavoratori del ceto medio, di riformisti, di credenti nella giustizia sociale non può scomparite “tout court”.

Anche perché in tutti gli altri stati d’Europa il simbolo socialista ha una forte presenza al governo o all’opposizione rappresentando, in entrambi casi, l’istanza progressista e di sinistra. Il P.D., in Italia, per le diverse istanze politiche che aggrega, è una rappresentanza composita e condizionata di centro sinistra, ma non di sinistra.

E’ un dovere, quindi, per tutti i militanti socialisti rimboccarsi le maniche per lavorare alla rinascita del partito: un partito, che eserciti il ruolo primario del riformismo e della solidarietà sociale.

E’ necessario, quindi, che, dal prossimo appuntamento congressuale di giugno, oltre ad individuare una nuova classe dirigente, si indichi la strada della ricostruzione iniziando dalla presenza socialista in periferia: occorre tornare all’origine, alle vecchie sezioni del P.S.I.

E’ basilare la presenza tra la gente per fare politica socialista: dalle sezioni, quindi, alle Federazioni, coordinate da un Organismo centrale; dai rioni cittadini e dai paesi deve iniziare la riscossa socialista coinvolgendo i giovani soprattutto e “richiamando in patria” le vere coscienze socialiste, che, rifuggendo dagli opportunismi politici, sono rimaste ai margini degli schieramenti partitici o, addirittura, si sono sospese dall’impegno politico. Ripercorrere, quindi, la periferia, facendo tesoro delle sue domande, è una esigenza logistica per pervenire ad un assetto organico per portare in Parlamento le istanze politiche, quale pacchetto da assumere nel nuovo progetto riformistico. Progetto, più riformistico che laico, che dovrà supportare il nuovo assetto del Partito Socialista, per il momento solo italiano, per andare, poi, a fare parte dignitosamente dell’organizzazione europea ed internazionale, della quale lo stesso B. Craxi fu prestigioso Presidente.

 

Gaetano Zingales. 

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Anonimo 06 maggio 2008   13:38

Se parliamo di "giustizia sociale" credo di poter dire che questa istanza è largamente diffusa ,con tonalità di certo "diverse", in tutto lo schieramento politico italiano : dal Pd fino alla destra sociale. E poi ,oggi ,parlare ancora di partiti "dei contadini e degli operai" o peggio di "classe operaia" mi sembra come girare nel traffico cittadini in biga.

La "sensibilità" ai temi sociali ,la tensione per le riforme mi sembrano oggi temi largamente condivisi e metabolizzati dalla nostra società ; e d'altro canto i "socialisti" storici appaiono abbastanza uniformemente spalmati in tutte le formazioni politiche a partire da Forza Italia . La loro "caratteristica" insomma non appare più tale da connotare un partito specifico. Anche perchè quello spazio politico fu sequestrato e presidiato ieri dai comunisti ,oggi dal Pd. Rispetto ai socialisti ,i comunisti erano sempre "un passo più in là" e quindi "tiravano" di più. Bisognava che i socialisti ,sul tema della Libertà ,tracciassero un confine molto netto. Lo fecero per gradini successivi e quello che lo fece con maggior decisione e tempi riconoscibili fu Craxi. Ma forse il tutto accadde troppo tardi. Bastò colpire Craxi per ingenerare una confusione mortale.E quel che è accaduto dopo dimostra che il Psi non aveva una classe dirigente tale da riuscire a surrogare validamente la decapitazione del suo leader. Perchè gli uomini con cariche ed esperienze istituzionali certo non mancavano. Ma senza il Capo erano solo pezzi d'un rompicapo che avevano perso la memoria del Disegno intero.

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