L’avvertimento libico e il caso Calderoli. Quali sono le reali finalità dell’ingerenza araba? Impossibile che non sia stata valutata l’irritualità dell’iniziativa. C’è qualche collegamento tra autonomismo siciliano, leader Libico Gheddafi, oscuri ambienti massonici, Alto clero Vaticano, governo di Sua maestà britannica ed apparati istituzionali del governo della repubblica Italiana ?
C’è qualche oscuro messaggio dietro l’esternazione del signor Seif al Islam Moammar al Gheddafi figlio di capo di stato libico Gheddafi riguardo la ventilata nomina del leghista Calderoli a ministro nel futuro gabinetto Berlusconi?
Le teorie dei complotti sono affascinanti ma non sempre squaarciano la verità.
Ma nemmeno il contrario è vero, che farsi domande e cercare di capire siano inutili.
Mi assumo la responsabilità di porre quesiti, dunque, senza innamorarmi dell’ipotesi che formulo. In un comunicato all’agenzia di stampa libica Jana il Signor Gheddafi Junior annuncia che in caso di nomina del leghista Calderoni a ministro della repubblica Italiana ci saranno ripercussioni catastrofiche sulle relazioni fra Italia e la Libia.
Può un accordo politico nella composizione del governo dello stato Italiano ,membro dell’UE essere ritenuto così grave da parte di una nazione extraeuropea da paventare conseguenze estreme addirittura catastrofiche?
La presa di posizione non lasciava alternative ai governanti italiani, qualunque fosse la ragione dell’esternazione non si poteva che respingere il suggerimento.
L’Italia avrebbe fatto la figura pessima, restando zitta- che l’uscente ministro degli esteri del Gabinetto Prodi Massimo D’alema, (politicamente delegittimato a farlo) si è sentito costretto a dover sottolineare che le questioni interne di uno Stato sovrano non consentono intromissioni da parte di qualsiasi una nazioni estera.
Fin qui la schermaglia , che ha registrato un botta e risposta.Siamo sicuri che il messaggio criptico avanzato dagli arabi (solitamente molto cauti e riflessivi in politica internazionale) riguardi effettivamente l’On. Calderoli e la lega Nord oppure i veri destinatari dell’intimidazione sono altri?
Per dare una risposta ad un simile quesito ,occorre comprendere lo strano ed apparentemente contraddittorio rapporto instauratosi tra arabi e italiani a partire dalla seconda metà degli anni Settanta,e non si può prescindere dall’esame del ruolo svolto dalla massoneria internazionale in questo torbido e mai chiarito intreccio.
Antony Gabriel Tannoury, braccio destro del colonnello Muammar Gheddafi, leader della Libia dal 1969 nella primavera del 1983, fu coinvolto in una inchiesta giudiziaria che chiamava pesantemente in causa l’on Bettino Craxi in relazione a forniture militari Italiane all’Argentina durante la guerra per le isole Falkland .
Nel 1986 in Sicilia. a Trapani, presso un apparentemente insignificante centro studi, venne scoperto un luogo di incontro e di raccordo di numerose logge occulte, con affiliati della piú varia natura: mafiosi, politici, trafficanti di droga, templari, massoni personaggi vicini agli ambienti del Vaticano, In quella stessa sede, operava un’altra organizzazione, la Associazione musulmani d’Italia il cui presidente era l’avvocato Michele Papa di Catania rappresentante personale in Sicilia, del leader libico Muammar Gheddafi.
Il fatto che molte intricate vicende italiane - dalle forniture petrolifere agli acquisti di armi, dagli appoggi al terrorismo a quelli all’eversione nera - hanno sempre visto protagonista il capo libico in prima o seconda persona ,avrebbero dovuto condizionare in senso negativo l’atteggiamento del governo Italiano nei suoi confronti.
Di fatto però Gheddafi ha trovato sempre nei nostri uomini di governo un atteggiamento benevolo difficilmente spiegabile anche dalle giustificazioni imposte dagli «interessi di Stato», condizionati da esigenze energetiche.
Vale la pena ricordare che, ancora allievo nella accademia militare britannica di Sandhursi, Gheddafi era stato reclutato nella setta massonica dei Senussi di cui, il re libico Idris, era gran maestro.
Proprio in quel periodo si sono create e realizzate le maggiori convergenze tra servizi segreti paralleli o deviati, americani e italiani, che sempre più spesso hanno operato il collegamento con servizi segreti di altri paesi orientali, mantenendo solo apparentemente uno stato di conflittualità, realizzando una saldatura di interessi e di convergenze sotterranee tra centri di potere italiani e americani, di originaria matrice di destra e centri di potere islamici.
Le reti spionistiche britanniche in Libia – che avevano già lavorato a una convergenza tra gli interessi inglesi e quelli dell’oligarchia veneziana –, sotto il fascismo avevano affidato la carica di governatore della Libia a Giuseppe Volpi, conte di Misurata.La sua politica era stata poi continuata dal suo successore, il quadrumviro Italo Balbo, gran maestro della massoneria segreta durante il periodo fascista.
Questa massoneria è stata un tutt’uno con la polizia segreta fascista (Ovra) e ha costituito il modello, e l’ossatura della futura loggia P2.
Si può dire che la Libia abbia navigato, o meglio «sia nata» in un torbido connubio tra le vecchie reti fasciste dell’Ovra e quelle dei Sedussi che costituivano e costituiscono ancor oggi uno degli strumenti usati dai servizi segreti britannici per l’attività di controllo dell’area meridionale del Mediterraneo.
La stessa conquista della Libia da parte dell’Italia è stata molto probabilmente il risultato di un’operazione decisa a Londra per fermare l’influenza francese in Africa e in Medio Oriente.Gheddafi, per un certo periodo ha affidato i suoi interessi in Sicilia all’avvocato catanese Michele Papa, che, nel centro studi trapanese, rappresentò – in suo nome – un rilevante momento di collegamento con le varie realtà siciliane.Da varie inchieste giudiziarie poi è emerso che la Libia avrebbe sostenuto ( o creduto di sostenere) i movimenti indipendentisti siciliani, con notevoli aiuti concreti.
L’indubbia connessione tra aspetti affaristici, politici, massonici e neo templari si sono saldate nel piano di rinascita democratica della loggia P2 di Licio Gelli ramificatasi in tutti gli apparati dello Stato,ed in tutte le attività economiche, finanziarie, bancarie, militari, politiche (Berlusconi era affilito con tessera 816)
Non dobbiamo dimenticare che la crescita della P2, in Italia vide la strana concomitanza di eventi stragisti.La reale portata di tutto ciò rimane ancor oggi nel mistero, mentre i punti di fondo di quel programma relativi al controllo sui mass media continuano a costituire aspetti nevralgici anche dell’attuale vita politica e sociale, non escludendo neppure le recenti elezioni Italiani (politiche e regionali siciliane), londinesi (comunali) e americane (presidenziali)
Tutto lo lascia supporre che l’ingerenza libica sia ben riflettuta ed abbia ben altre finalità. Quali?
Lo sapremo presto, questo è sicuro.
Sigismondo Panvini