Il Grande Imbroglio. Spreco di denaro pubblico, leggi sbagliate, intrallazzi. La Sicilia in coda al friendly business. L’alibi della mafia serve a giustificare idiozia e ruberie. E’ anche a questo che serve reclamizzare il boss dal cervello fino.

di Salvatore Parlagreco
05 maggio 2008
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Mettiamo da parte i discorsi e gli scritti paludati. Lasciamoli fare alla carta stampata, ci si siede in poltrona e si legge con calma, bevendo un caffè o un tè. Noi siamo virtuali, volatili, non abbiamo l’obbligo dell’incipit, del ragionamento acuto, della scaletta preventiva. Il mezzo è il messaggio, disse un signore che aveva capito che cosa era la comunicazione.

Siamo perciò avvantaggiati, possiamo voltare pagina, non girare attorno agli argomenti: non edulcoriamo, non imbellettiamo, non salviamo la nostra parte (politica, amicale ecc).

Facciamo informazione e illustriamo ragionamenti patendo dai fatti, poi ognuno trae le proprie conclusioni. Colpi di scimitarra? In qualche caso sì, ma non è un male in assoluto: bisogna tagliare la testa al toro e qualcuno la responsabilità di farlo deve assumersela. Altrimenti che resta? Le prediche, gli imbonimenti, gli infingimenti, il politicamente corretto, la difesa a spada tratta delle nostre ragioni, il “difendi il tuo, nella ragione e nel torto”:

Al Poggetto

Ma un obbligo ce l’abbiamo: partire dai fatti, non dare niente per risolto o scontato, rinunciare (doloroso, lo so…) agli stereotipi, ai pregiudizi, al comodo “scontato” alibi che tutto va alla malora in Sicilia perché c’è la mafia. Su questo ci hanno campato tanti, finora. Così le mafie ci hanno incaprettatto: subiamo il crimine, la cattiva fama che ci coinvolge e l’uso strumentale del fenomeno per spiegare tutte le indolenze, le ambizioni, le magagne.

Siccome, innegabilmente, le mafie ci sono e come, ed hanno segnato il destino di tanta gente per bene, e nessuno ha voglia di dimenticarlo o di abbassare la guardia, finora la pillola amara l’abbiamo trangugiata tutti senza fiatare. Deve continuare così?La questione non è di stretta pertinenza dell’informazione.

Appartiene a tutti, a cominciare da chi rappresenta lo Stato. E’ di quelle questioni cha fanno tremare i polsi. Chi tocca i fili muore, insomma.Mafia, antimafia e via scrivendo. Premessa lunga, ma doverosa.

L’Italia nella classifica del friendly business è in coda. Che significa? Gli investitori stranieri nel Bel Paese non ci vengono perché ci siamo fatti la fama di non agevolare i loro affari.

La burocrazia, le tasse, il medesto interesse ad ospitare capitali stranieri.

Mettiamo i bastoni fra le ruote per via di regole assurde, di servizi che non funzionano. Hanno ragione industriali e imprenditori a non volere mettere piedi nella Penisola? Sì, ce l’hanno. Ma non è tutto: nella classifica delle regioni, la Sicilia è in coda.

Vuol dire che l’Isola occupa l’ultimo gradino, o quasi, in Europa in quanto a friendly business. La mafia, il pizzo, la cattiva fama? Beh, sicuramente anche questo, ma forse non solo questo; anzi.I siciliani pagano più tasse degli altri (+0,5), significa che le imprese in Sicilia spendono di più venendo in Sicilia. Così, non sono trattati con i guanti gialli e spendono di più. Andremmo ad acquistare in un negozio dove si paga di più lo stesso oggetto che altrove troviamo a minor prezzo e dove i commessi non vi guardano nemmeno in faccia ed è come se deste loro fastidio per il fatto di trovarvi dove vi trovate? Non, non ci andreste.

Per quale santa ragione dunque un imprenditore dovrebbe venire a pagare e più tasse in Sicilia e correre pure il rischio di essere taglieggiato dal boss locale? Quanto conta il boss locale nel calcolo dell’impresa? Dipende dal contesto, dalla “qualità” del crimine, dalla disponibilità di pagare. Indubbiamente da alcuni anni a questa parte il boss rischia infinitamente di più nel suo mestiere di taglieggiatore; di conseguenze il rischio dell’imprenditore è calato.

Questo è innegabile: il numero di criminali finiti in galera e la volontà dell’impresa siciliana di reagire hanno alleggerito la pressione. Ciò che invece è aumentato il costo di fare impresa in Sicilia e le condizioni per farla.

A Palermo si paga più tasse che in altre città (+0,2, cui va aggiunto +0,5), per esempio.

Ed anche a Catania. Una parentesi sulla città etnea: tasse al tetto e sprechi ignobili di denaro pubblico (esempio, la concessioni di contributi per la cenere lavica che hanno pirtato alla condanna del sindaco e di alcuni amministratori). Le addizionali siciliane e palermitane sono le più alte: quelle regionali rispetto al Paese, quelle palermitane rispetto a larga parte deio comuni siciliani. IL destino cinico e baro? No, l’elevato deficit. Ci sono norme finanziarie nel Paese: se spendi troppo, devi fare pagare dio più, si chiama extra-deficit.

Chi abita a Palermo e paga le tasse in questa città, non può essere contento, non proprio.

Che resta da fare? Andarsene.Non occorre che se ne vada a Shangai: una impresa che voglia pagare di meno può trasferirsi in un’altra regione italiana. Le tasse non sono il pizzo, ma il risultato è uguale: bisogna guadagnare di più e meglio in Sicilia per fare funzionare le cose.

Si parte con l’handicap. Non uno, ma tanti handicap. I soldi, per esempio, costano di più in banca; il trasporto idem.Ci sono dunque tante buone ragioni perché la mafia non stia in cima ai problemi del friendly business. Non intendiamo derubricarla, tutt’altro, ma non vogliamo che costituisca un alibi per nessuno. In altri tempi lo è stata un alibi per chi non faceva il proprio dovere (intendo riferirmi all’apparato investigativo e giudiziario), per chi trescava con essa, per chi non sapeva che pesci pigliare.

La mitizzazione della mafia è servita anche a questo, a coprire paurose carenze, ambiguità, intrighi, sprechi ed altro ancora. I mafiosi sono saliti sugli altari, sono diventati primule rosse, pensatori raffinati, uomini che non sbagliano mai, abilissimi e imprendibili. E invece non sono mai stati padreterno, sono stati aiutati a sopravvivere intrallazzando o non combattendoli. E’ servito farci credere che lo fossero padreterni, non c’è dubbio, altrimenti come avrebbero potuto spiegarci indolenza e fallimenti?

Chi non riusciva a raggiungere buoni risultati ha descritto la mafia come Francio Ford Coppola e chi aveva bisogno di fare buoni film ha sfrutttato carisma ed alone di mistero per tenere incollati gli spettatori alla storia. Il fascino di cui oggi gode la mafia siciliana in tutto il mondo, è assolutamente immeritato. Si continua a sopravvalutarla, in qualche modo, anche se per ragioni diverse dal passato, ma la verità è che i mafiosi di questi tempi – i Lo Piccolo per fare un esempio – con i loro decaloghi demenziali, non sono affatto menti raffinate. Posso sbagliarmi, naturalmente. Sono pericolosi, sicuramente, ma possono essere fronteggiati, combattuti e sconfitti, come si è visto, grazie all’abnegazione, alla tenacia e alla competenza di chi lavora sul serio per toglierli di mezzo.

Ma è solo nostro il problema quello della mafia? Il pizzo è una nostra invenzione?

Se un’impresa va in Arabia Sudita, negli Emirati, in Russia, in Giappone, tanto per citare alcuni paesi, non deve affrontare problemi di questo tipo? Parlo di pizzo e roba simile. Sì, che deve affrontarli. E come. Lo sanno gli imprenditori che vogliono fare affari da quelle parti.

Quanto devono pagare agli sceicchi? O alla mafia russa? O alla jakuza giapponese.Perché lì c’è friendly business e qui no?Tutto torna, dunque.

La Sicilia non è in coda a tutto perché c’è la mafia, ma perché tutto costa di più, è difficile creare un’impresa e si pagano più tasse; e si pagano più tasse perché le amministrazioni pubbliche spendono troppo e male senza dare i servizi cui i cittadini (e le imprese) hanno diritto.

Non solo spreco e cattiva amministrazione, la Sicilia è in coda al friendly business perché non ha una politica industriale. Risale agli anni del Presidente Rino Nicolosi l’ultimo tentativo di programmare qualcosa in questo settore. Ora puntiamo sull’agricoltura e il turismo.

Splendida idea, non supportata da nulla, o quasi. Ha un senso puntare sull’agricoltura?

Un contadino in Egitto percepisce uno stipendio di 42 dollari al mese, la paga di un contadino in Sicilia si aggira sui 70 euro al giorno. Pensate che sia possibile da qui al 2010, quando sarà liberalizzato il mercato mediterraneo, colmare questo gap?

Produrre in Egitto costa infinitamente meno, non solo per la manodopera, ma anche per il resto. Dovremo produrre arance con virtù miracolistiche, pomodorini che contengono l’elisir di giovinezza perché vengano preferiti a quelli egiziani, marocchini, algerini, tunisini.

Ma c’è qualcuno che dice: ci salverà il federalismo. Dobbiamo fare da soli, insomma. Bene, ogni regione si tiene i suoi guai e i suoi vantaggi.

Ci terremo, naturalmente, le tasse più alte d’Italia, perché spendiamo nove miliardi di euro l’anno per una sanità che è un’idrovora e funziona pure male, per lo spreco di denaro pubblico nella pubblica amministrazione, pert i sindaci onnipotenti (e talvolta spendaccioni), per i palazzi della politica munifici, per la quantità industriale di balzelli inventati (anche per combattere l’inquinamento, vedi Palermo).Mi vado sempre più convincendo che in testa ai nostri guai c’è una buona dose di faccia tosta.

Che fare?

Poco, possiamo fare poco. Ma almeno dobbiamo far sapere che alle fregnacce non ci crediamo più. 

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Anonimo 07 maggio 2008   00:13
L'utente ha risposto al commento anonimo del 07 maggio 2008. Visualizza »

Pienamente daccordo.

La mafia è da tempo diventata una scusa per tutti, noi compresi.

E' esista, esiste e continuerà ad esistere, anche se in diverse forme e con forza diversa, ma ci sarà sempre, come d'altronde c'è nel resto d'italia o dei grossi paesi industrializzati o meno.

Perchè non pensiate che la mafia sia solo pizzo e omicidi, la mafia è affari loschi, appalti, politica, banche, droga e tutto il sistema di potere. Siamo noi mafiosi quando favoreggiamo qualcuno, non sono solo quelli che uccidono.

Poi ritornando a quello che possiamo fare, effittivamente è poco. Essere intransigenti o non aprire le porte a nessuno perchè si pensa che ci possa essere una minima probabilità che ci siano mafiosi nel mezzo, per me è sbagliato.

Bisogna costruire una vera politica industriale e di servizi. La nostra è una delle regioni con il maggior numero di laureati e di persone qualificate, ma si è costrtti ad andare fuori perchè non ci sono società di servizi. Perchè non ci sono? Perchè sono tutte a Roma e Milano. Oltre a queste due le altre grandi metrolpoli sono palermo e napoli e sapete come stiamo. Torino và avanti grazie alla Fiat e agli Agnelli, ma poi tutte le altre provincie sono nettamente più piccole. Quindi il nostro confronto deve essere fatto con Roma e Milano, altrimenti siamo destinati a rimanere in questo stato.

Siamo una metropoli con tutti i problemi della metropoli.

Parlo naturalmente di Palermo perchè è il capoluogo che deve trainare tutta la regione.

Si punta sul turismo e sull'agricoltura, potremmo pure puntarci ma solo se si tratta di prodooti di qualità e non di massa, perchè non possiamo competere con sul piano della quantità.

Cmq, avrei tante cose da dire ma sono stato costretto a lasciare la mia terra per venire a ingrassare le tasche dei romani, perchè il destino di chi ha una laurea, anche quelle in ingegneria come la mia, è questo.

Un saluto Giovanni

Anch'io sono un'emigrata intellettuale ma mi guardo bene dal disprezzare chi mi ha dato quell'opportunità di lavoro che non mi ha consentito la mia terra.  Anche questo atteggiamento é il frutto di quella cultura

Anonimo 06 maggio 2008   22:31
L'utente ha risposto al commento anonimo del 06 maggio 2008. Visualizza »

In sintesi questo discorso attribuisce all'indolenza dei siciliani, o al fatalismo, nonché alla mafia lo stato di degrado dell'isola e le difficoltà del suo decollo economico. Posso concordare, ma voglio ricordare che personaggi come Dell'Utri sono stati rieletti nonostante la sua pubblica richiesta di beatificazione dello stalliere di Arcore Mangano, per esempio. E cito solo la punta di un iceberg, per non parlare della mancanza di "buona creanza" che ha portato Cuffaro a candidarsi e i voti ricevuti a farlo sedere in Parlamento. Il fatto é che é molto comodo trovare altrove le responsabilità: la mafia, il maggior costo da sopportare per fare impresa, ecc. Ma se ciascun siciliano si svegliasse veramente invece di denunciare l'impotenza, se si assumesse la responsabilità dei suoi atti fino in fondo, questa situazione rimarrebbe tale e quale? 

sono d accordissimo con Anonimo, L 'Italiano, ma soprattuto il Siciliano devono uscire da questo stato di torpore plurisecolare che ingabbia la creatività e la naturale vitalità di un miscuglio così prodigioso, risultato di secoli e secoli di varie dominazioni.

Il problema alla radice è culturale, è la concezione clientelare della cosa pubblica, il considerare un valore "l'essere furbo" e un disvalore "l'essere rispettoso" delle regole.Quale futuro in un paese statico e in decadenza soprattutto considerando che in Italia (sicilia) non se ne è accorto ancora nessuno che la barca sta sprofondando cullati delle splendide onde del passato che non può più tornare....

Per chi come me si è aperto gli occhi guardando lo sfacelo da un punto di vista esterno, al turarsi il naso preferisce espatriare, ormai da 4 anni, in un paese giovane dove i giovani assumono incarichi di responsabilità e si costruiscono la vita che i nostri padri negli anni 60 sono riusciti a farsi dilapidando tutta la ricchezza, pensando solo al presente e lasciando noi appena 30enni col culo per terra e l impossibilità di cambiare lo status quo, tanto fitta è la rete di connivenza in una società parallela fatta di Opus, nepotismi, e accettazione della bassa qualità di vita non direi neanche con rassegnazione ma quasi con gratitudine.

Non prendiamocela con politici corrotti perchè penso sempre che come ci sono prostitute  perchè ci sono clienti e così c'è un Berlusconi perchè ci sono gli italiani!

Un paese vecchio, fatto di vecchi con una classe dirigente inadeguata che penso al prox biennio per coltivarsi il proprio elettorato e soprattutto tanto provincialismo gratuito, oltre le nostre frontiere tutti corrono, noi zoppichiamo ma pensiamo di sfrecciare..

non si può pensare di fare crescere in un paese/regione così i propri figli quando verranno meriteranno molto di più...

 

Panormita    

PS solo in vacanza, per poco prendendo il meglio, cibo, solo e mare e lasciando la cultura dei  posteggiatori a chi l'ha fatta germinare...

Anonimo 06 maggio 2008   19:09
L'utente ha risposto al commento anonimo del 06 maggio 2008. Visualizza »

Finalmente gli italiani e i siciliani hanno dimostrato, dopo circa sessant'anni, di cominciare a non credere più a questo tipo di propaganda che vede i puri di sinistra da un lato e tutto il male e i mafiosi a destra.

Chi fa certe azzardate e strumentali affermazioni dovrebbe avere almeno il coraggio di firmarsi, cosa che fra certi siciliani, che purtroppo rappresentano la maggiornaza condizionante e utile a chi la Sicilia governa da sempre, spacciandosi poi per il nuovo,  è difficile rintracciare.

 

Giuseppe Balsamo

 

Anonimo 06 maggio 2008   12:32

La vera maledizione storica della Sicilia è il sessantennio di monopolio democristiano del potere. Una casta sempre uguale a sè stessa e con poche contraddizioni interne. Un maso chiuso. Che non fa più veder la luce a nuove idee ,a riforme d'alcun tipo .Esito d'una classe dirigente incapace di rinnovarsi ,di fare esami di coscienza perchè ha oliato a puntino i meccanismi della nostra Autonomia ,distorcendola e trasformandola in un freno a mano permanentemente innestato.

Un territorio che cristallizza la propria cllasse dirigente tende alla Stratificazione del potere di cui il clientelismo ed il familismo sono solo l'ultimo anello della catena. Ma tutto parte dagli ex-allievi dei Salesiani. Tutta gente rispettabilissima e di livello, che si autocompiace dei propri progressi rispetto ad IERI. Non rispetto al resto del mondo "normale".

Qui c'è una casta immobile da 12 lustri e Lombardo è un fratello siamese di Cuffaro. E la vecchia-nuova Dc (targata 1946) è pandemica : ha ramificazioni al centro ,a destra ed a sinistra. In tutto questo Dell'Utri è niente e nessuno.

Anonimo 06 maggio 2008   12:10

Pienamente daccordo.

La mafia è da tempo diventata una scusa per tutti, noi compresi.

E' esista, esiste e continuerà ad esistere, anche se in diverse forme e con forza diversa, ma ci sarà sempre, come d'altronde c'è nel resto d'italia o dei grossi paesi industrializzati o meno.

Perchè non pensiate che la mafia sia solo pizzo e omicidi, la mafia è affari loschi, appalti, politica, banche, droga e tutto il sistema di potere. Siamo noi mafiosi quando favoreggiamo qualcuno, non sono solo quelli che uccidono.

Poi ritornando a quello che possiamo fare, effittivamente è poco. Essere intransigenti o non aprire le porte a nessuno perchè si pensa che ci possa essere una minima probabilità che ci siano mafiosi nel mezzo, per me è sbagliato.

Bisogna costruire una vera politica industriale e di servizi. La nostra è una delle regioni con il maggior numero di laureati e di persone qualificate, ma si è costrtti ad andare fuori perchè non ci sono società di servizi. Perchè non ci sono? Perchè sono tutte a Roma e Milano. Oltre a queste due le altre grandi metrolpoli sono palermo e napoli e sapete come stiamo. Torino và avanti grazie alla Fiat e agli Agnelli, ma poi tutte le altre provincie sono nettamente più piccole. Quindi il nostro confronto deve essere fatto con Roma e Milano, altrimenti siamo destinati a rimanere in questo stato.

Siamo una metropoli con tutti i problemi della metropoli.

Parlo naturalmente di Palermo perchè è il capoluogo che deve trainare tutta la regione.

Si punta sul turismo e sull'agricoltura, potremmo pure puntarci ma solo se si tratta di prodooti di qualità e non di massa, perchè non possiamo competere con sul piano della quantità.

Cmq, avrei tante cose da dire ma sono stato costretto a lasciare la mia terra per venire a ingrassare le tasche dei romani, perchè il destino di chi ha una laurea, anche quelle in ingegneria come la mia, è questo.

Un saluto Giovanni

Anonimo 06 maggio 2008   12:03
L'utente ha risposto al commento anonimo del 06 maggio 2008. Visualizza »

In sintesi questo discorso attribuisce all'indolenza dei siciliani, o al fatalismo, nonché alla mafia lo stato di degrado dell'isola e le difficoltà del suo decollo economico. Posso concordare, ma voglio ricordare che personaggi come Dell'Utri sono stati rieletti nonostante la sua pubblica richiesta di beatificazione dello stalliere di Arcore Mangano, per esempio. E cito solo la punta di un iceberg, per non parlare della mancanza di "buona creanza" che ha portato Cuffaro a candidarsi e i voti ricevuti a farlo sedere in Parlamento. Il fatto é che é molto comodo trovare altrove le responsabilità: la mafia, il maggior costo da sopportare per fare impresa, ecc. Ma se ciascun siciliano si svegliasse veramente invece di denunciare l'impotenza, se si assumesse la responsabilità dei suoi atti fino in fondo, questa situazione rimarrebbe tale e quale? 

Finalmente gli italiani e i siciliani hanno dimostrato, dopo circa sessant'anni, di cominciare a non credere più a questo tipo di propaganda che vede i puri di sinistra da un lato e tutto il male e i mafiosi a destra.

Anonimo 06 maggio 2008   10:03

In sintesi questo discorso attribuisce all'indolenza dei siciliani, o al fatalismo, nonché alla mafia lo stato di degrado dell'isola e le difficoltà del suo decollo economico. Posso concordare, ma voglio ricordare che personaggi come Dell'Utri sono stati rieletti nonostante la sua pubblica richiesta di beatificazione dello stalliere di Arcore Mangano, per esempio. E cito solo la punta di un iceberg, per non parlare della mancanza di "buona creanza" che ha portato Cuffaro a candidarsi e i voti ricevuti a farlo sedere in Parlamento. Il fatto é che é molto comodo trovare altrove le responsabilità: la mafia, il maggior costo da sopportare per fare impresa, ecc. Ma se ciascun siciliano si svegliasse veramente invece di denunciare l'impotenza, se si assumesse la responsabilità dei suoi atti fino in fondo, questa situazione rimarrebbe tale e quale? 

Anonimo 06 maggio 2008   09:53

 

Analisi molto interessante che sarebbe opportuno approfondire e spiegare meglio alla gente: si perchè sono convinto che gli Utenti di questa nostra società meridionale sono ubriacati da altra tipologia di messaggi. Leggere che: "La Sicilia non è in coda a tutto perché c’è la mafia, ma perché tutto costa di più, è difficile creare un’impresa e si pagano più tasse; e si pagano più tasse perché le amministrazioni pubbliche spendono troppo e male senza dare i servizi cui i cittadini (e le imprese) hanno diritto.

Non solo spreco e cattiva amministrazione, la Sicilia è in coda al friendly business perché non ha una politica industriale. Risale agli anni del Presidente Rino Nicolosi l’ultimo tentativo di programmare qualcosa in questo settore. Ora puntiamo sull’agricoltura e il turismo."  deve far riflettere anche la classe politica che dichiara di avere a cuore le sorti di questa terra e di chi la abita.

Anonimo 06 maggio 2008   08:56

se questo discorso, condivisibile in molte parti, serve a coprire il fatto che Dell'Utri sia il capo dei capi,non ci sto.

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