Settimana decisiva per la formazione del nuovo governo. Berlusconi alle prese con una laboriosa definizione della lista dei ministri. An vuole il welfare, ancora incerto il Guardasigilli.

05 maggio 2008
Numero lettori 574 Leggi i commenti 3 Inserisci un tuo commento

Si apre la settimana decisiva per la formazione del nuovo governo. Silvio Berlusconi ha trascorso a Milano l'ennesima giornata di lavoro alle prese con una laboriosa definizione della lista dei ministri. E la ferma presa di posizione di Alleanza Nazionale sull'incarico alla guida del Welfare: dicastero che anche oggi il sindaco di Roma Gianni Alemanno

Al Poggetto
ha rivendicato con forza per il suo partito.

 

Il Cavaliere va avanti con cautela, non commenta la partita in corso per la definizione dell'Esecutivo. E, alle insistenze dei cronisti che lo intercettano allo Stadio di San Siro al termine del derby Milan- Inter, risponde con una battuta: "Non mischiamo il sacro con il profano", replica sorridendo, dopo aver risposto ad un fuoco di fila di domande sulla vittoria dei rossoneri. Entro mercoledì il premier in pectore potrebbe ricevere l'incarico dal Capo dello Stato e, al più tardi, sabato 10 maggio, dovrebbe giurare insieme ai suoi ministri nel Salone delle Feste del Quirinale. Marcello Pera è ormai considerato il prossimo Guardasigilli, mentre Elio Vito, uno dei candidati più accreditati alla Giustizia fino a qualche giorno fa, dovrebbe essere dirottato ai Rapporti con il Parlamento. L'ultima incognita rimane, quindi, quella del futuro titolare del Welfare.

 

Un nodo ancora aperto che potrebbe portare, nel caso dovesse proseguire la situazione di stallo, ad uno spacchettamento che interesserebbe il Lavoro, la solidarietà sociale e la salute. Sancito da giorni l'accordo con la Lega Nord, ormai si tratta di una partita tutta interna al Pdl, tra Forza Italia e Via della Scrofa. La questione verrà risolta nelle riunioni previste nelle prossime ore anche a Palazzo Grazioli, quando Berlusconi tornerà a Roma. Domani in programma ci sono le assemblee dei gruppi parlamentari del Pdl alla Camera e al Senato e non si esclude che il Cavaliere possa essere presente per un saluto, e magari diffondere in quella occasione qualche dettaglio sulle sue decisioni. Quello che però al momento è certo è che An non molla, anzi punta i piedi, nonostante si parli con insistenza, in ambienti parlamentari azzurri, di un incarico affidato a Maurizio Sacconi. Gianni Alemanno, a Domenica In, è esplicito: il partito di Gianfranco Fini "non è disponibile a rinunciare al Welfare" perché, aggiunge il neo sindaco di Roma, "abbiamo bisogno di un Governo equilibrato con una presenza di uomini di An".

 

E sempre Alemanno candida l'ex sottosegretario agli interni Alfredo Mantovano: "Di lui - spiega - ho una grande stima, è una ottima persona". Intervento che però mette in imbarazzo Alleanza Nazionale: da tempo infatti il partito indica pubblicamente che è Andrea Ronchi il suo candidato. Passa qualche ora e arriva la precisazione: "Non ho avanzato alcuna candidatura al Welfare. Non sta a me - sottolinea Alemanno - entrare nel totoministri. E' compito del presidente Berlusconi definire la squadra di governo da presentare al Capo dello Stato. Per quanto riguarda il Welfare, la candidatura espressa da Alleanza Nazionale è quella del portavoce Andrea Ronchi".

Non ha nulla a che fare con la composizione del governo, invece, il duro attacco del Ministro degli Esteri uscente, Massimo D'Alema, al Pdl: "La destra - afferma nel corso di 'Mezz'orà su Rai tre - ha un'idea padronale delle istituzioni, é la sua cultura. Questo istinto c'é, spero che siano in grado di dominarlo. Anche perché c'é bisogno di alcune grandi riforme".

Immediata la replica piccata del capogruppo Pdl in pectore a Montecitorio, Fabrizio Cicchitto: "Alla luce di ciò che ha fatto il centrosinistra nel 2006, per ciò che riguarda le varie cariche dello stato, di tutto D'Alema può parlare tranne che di un centrodestra che 'ha un'idea padronale delle istituzionì. Per quanto riguarda la politica estera - conclude Cicchitto - ci sarà tempo e modo di sviluppare un serio e serrato dibattito sul tema".    

Fonte: ansa
Segnala ad un amico
Anonimo 05 maggio 2008   13:24

Però è davvero troppo lento e farraginoso il sistema politico italiano. Le consultazioni ,le controdanze ,i rituali ,le dichiarazioni dei Presidenti di Camera e Senato ,l'elezione dei Capi-gruppo ,il gradimento del Capo dello Stato ,gli incontri tra i partiti ,la designazione formale e l'incarico al Presidente del Consiglio ,la presentazione ed il giuramento dei Ministri ,la fiducia nei due rami del Parlamento e BLA BLA BLA BLA BLA BLA e BLAAA !!!

Insomma troppi tempi morti. Troppo minuetto istituzionale .Troppa chiacchierologia. Troppi "equilibri". Troppe apparenze e passaggi obbligati. TEMPO PERSO A MAI FINIRE .Assolutamente inadeguato ad uno Stato moderno e sideralmente distante dai desideri dei cittadini. Questi dovevano essere all'opera da subito .Questo serviva all'Italia . Non passerelle coi corazzieri e liturgie compassate di Palazzo. TUTTI QUESTI PASSAGGI DOVREBBERO ESSERE RIDOTTI ALL'ESSENZIALE ,LIOFILIZZATI. Per consentire ad un Governo di mettersi subito concretamente al lavoro.

Anonimo 05 maggio 2008   12:50

Nel toto-Ministri c'è sempre qualcuno che cerca di inventare emendamenti nuovi al manuale Cencelli.

Sostenendo ad esempio che la Presidenza della Camera vale due Ministeri. Che è una colossale sciocchezza politico-istituzionale.

Oppure che il Sindaco di Roma vale un Ministero e mezzo. Ma è anche questa una fandonia perchè Alemanno non è stato nominato da nessuno ma eletto in un durissimo e difficile confronto-scontro con un "campione" del Pd.

Il fatto è che gli ex uomini di An non possono accettare d'essere sottodimensionati specie in rapporto al paragone con la Lega :Un "eccesso" di Lega sbilancerebbe troppo a Nord l'immagine del Governo.

La partita non è da sottovalutare ,è grossa ,è vera. Resta da vedere come la chiuderà Berlusconi. O se ,invece ,"la ferita" resterà aperta e sanguinante.

Anonimo 05 maggio 2008   12:44

Certo è che non possiamo avere più una politica estera che strizza l'occhio ai lancia-missili di Hamas !

La linea più giusta sarebbe quella di far incontrare le parti "più ragionevoli" in campo nel conflitto israelo-palestinese.

Non  quella di incoraggiare sottobanco le aree più estremiste.

D'Alema è certamente un uomo di alto livello ,ma è rimasto l'estremista di sempre.

Come uomo di Stato e come uomo di partito.

Ricevi il Giornale

Inserisci il tuo indirizzo email e riceverai il quotidiano online gratuitamente

Ricerca Articoli

Ricerca AvanzataI più letti
Google
Altre notizie