Maggioranza e opposizione insieme contro le esternazioni di Saif El Islam, figlio del leader libico Muammar Gheddafi. Il no alla nomina di Roberto Calderoli a ministro e' un'inaccettabile ingerenza e, a difesa dell'esponente del Carroccio, si erge un muro bipartisan di solidarieta' che va dal Popolo della liberta' al Partito democratico. Prima ancora della formazione del governo scoppia cosi' la prima 'grana' diplomatica per Silvio Berlusconi, costretto a fare i conti con il passato: quando Calderoli indosso', in una apparizione televisiva, una t-shirt con le vignette offensive del profeta Maometto. Da li' si innescarono i disordini che portarono all'assalto al consolato italiano a Bengasi e alle successive dimissioni dello stesso Calderoli dall'esecutivo.
L'altola' alla Libia arriva direttamente da Massimo D'Alema. Il ministro degli Esteri con un comunicato della Farnesina ricorda che ''la formazione e composizione del nuovo governo e' una questione interna''. Sottolineando i rapporti di amicizia e collaborazione con ipaese arabi e mediterranei, D'Alema auspica che ''vengano evitati in questa fase commenti e prese di posizione che non contribuiscono al rafforzamento di tali rapporti''. Sono passati due anni dai drammaticifatti di Bengasi, ma le polemiche suscitate allora da Calderoli tornano ad accendersi. Rispetto alle parole di Gheddafi junior e' piu'sfumata la posizione della comunita' islamica in Italia: aldila' dei nomi si attende il governo alla prova dei fatti.
L'imam Yahya Pallavicini reputa ''comprensibili'' le opinioni del figlio di Gheddafi, ma ''le minacce sono inaccettabili''.
Per il vicepresidente della Comunita' religiosa islamica, e' ''eccessivo mettere in discussione i rapporti tra Libia e Italia". Quanto a Calderoli, Pallavicini dice: "Non ho pregiudizi. Mi auguro che in casodi nomina si presenti in una veste piu' obiettiva e rispettosa. Il passato e' alle spalle". In ogni caso, rimarca Abdelhamid Shaari, presidente del centro culturale islamico di viale Jenner a Milano, le posizioni della Libia e della Lega araba sono solo ''pareri'' e ''non possono certo determinare le scelte sui ministri di un paese democratico come l'Italia''
Nessun diktat, dunque, ma ''certo -ammette- sarebbe meglio evitare qualsiasi scelta che possa creare attrito''. Shaari ricorda infatti come in passato Calderoli sia stato protagonista di ''campagne contro le moschee e di atteggiamenti anche folcloristici che pero' hanno offeso i sentimenti religiosi di altri".Il leader del centro islamico culturale della Liguria, Salh Hussein, getta acqua sul fuoco.
''Quanto all'eventualita' che Roberto Calderolivenga nominato ministro non mi preoccupa affatto, come non mi preoccupa la Lega'', assicura. ''Non credo affatto che ci saranno problemi. Calderoli non e' certo un simpatizzante dell'Islam, e dalla Lega qualche volta sono venute dichiarazioni un po' sopra le righe, l'azione di governo, pero' -sottolinea Hussein- e' un'altra cosa, impone delle responsabilita'''.
Smorza i toni anche l'Unione delle comunita' islamiche in Italia. "Non so a che titolo parli il figlio di Gheddafi ma le sue dichiarazioni -dice l'ex segretario Hamza Piccardo- mi sembrano rivolte all'interno della Libia. In generale, non sono accettabili intromissioni e pressioni nella politica nazionale da parte di Paesi esteri". "Io spero che Berlusconi faccia le sue scelte guardando all'interesse del Paese e degli elettori che - aggiunge Piccardo- democraticamente lo hanno eletto".
In merito all'eventuale nomina di Roberto Calderoli come ministro, Piccardo assicura: "Non mi preoccupa,abbiamo visto di peggio". Anche il presidente dell'Unione musulmani d'Italia, Abdelaziz Khounati, assicura che la comunita' islamica ''accetta il risultato del voto democratico'' e che ''il governo lavori tranquillamente''. Dal mondo politico arriva un unanime altola' alle ingerenze negli affari interni italiani. Una secca nota della Farnesina frena leingerenze di Tripoli.
''In relazione al comunicato emesso ieri dalla Fondazione El-Gheddafi e ad altre prese di posizione nel mondo arabo, il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema -spiega la nota- ha voluto ricordare ai Paesi arabi e mediterranei con i quali l'Italia intrattiene intensi e duraturi rapporti di amicizia e collaborazione, che la formazione e composizione del nuovo governo e' una questione interna, regolata da precise disposizioni costituzionali''. D'Alema invita a evitare posizioni che possano indebolire i rapporti di amicizia tra i paesi.''Il ministro D'Alema -prosegue il comunicato- ha ribadito con l'occasione la particolare importanza che l'Italia attribuisce al dialogo tra le culture e le civilta' come elemento chiave per una fruttuosa cooperazione nel Mediterraneo, regione in cuiil nostro Paese svolge un ruolo attivo, equilibrato e propositivo.
A questo riguardo, il ministro D'Alema ha auspicato che vengano evitati in questa fase commenti e prese di posizione che non contribuiscono alrafforzamento di tali rapporti, che egli stesso in questi ultimi anni ha coltivato con particolare impegno e convinzione, e che egli si augura continuino ad essere sviluppati al di la' dei cambiamenti di governo''. Berlusconi non commenta, ma Calderoli gia' ieri aveva ricordato commosso la solidarieta' che gli era arrivata da tutti gli schieramenti.
Una compattezza certificata dalle parole di Antonio Tajani. L'azzurro spiega che ''siamo tutti d'accordo, maggioranza e opposizione, a sostenere che le ingerenze di un paese straniero nella vita politica di un altro Stato, come ha fatto la Libia, non possono essere accettate". "E' una regola di diritto internzionale -aggiunge il presidente degli europarlamentari di Forza Italia- che ogni Paese sia libero di decidere di affidare incarichi di governo a chi vuole''.
''Nel nostro caso -insiste Tajani- sara' il presidente Berlusconi a farlo avendo ricevuto il mandato dagli italiani che lo hanno votato". Per Fabrizio Cicchitto, che guidera' il gruppo Pdl allaCamera, sono ''del tutto inaccettabili intromissioni estere da qualunque parte provengano sulla formazione del governo del nostro Paese''. (- ''In ogni caso ha impostato correttamente il problema il vicesegretario generale della Lega araba Ahmad Ben Helly il quale -spiega Cicchitto- ha affermato che una posizione potra' essere presa dal mondo arabo solo alla luce della politica che fara' il governo Berlusconi".
Anche Enrico La Loggia bolla le parole di Gheddafi junior come una ''vera e propria ingerenza negli affari interni di uno Stato sovrano''. "Nessuno -avverte l'esponente del Pdl- puo' permettersi di sindacare sull'autonomia politica del nostro Paese e sulla formazione dei governi legittimamente e democraticamente eletti dal popolo. La provocazione libica s'intenda con fermezza, quindi, rispedita al mittente perche' scomposta ed inaccettabile". ''Inaccettabile'' e' la parola usata anche da Isabella Bertolini. ''I ricatti e i veti -ammonisce la parlamentare azzurra- non possono e non devono trovare orecchie accondiscendenti. Vogliamo essere padroni a casa nostra ed operare le scelte migliori per l'Italia e gli italiani, piaccia o menoagli Stati stranieri".
"Francamente -auspica Bertolini- mi aspetto che il ministro degli Esteri D'Alema convochi l'ambasciatore libico, per chiedere delucidazioni e per spiegargli, pur senza alcun intento polemico, che l'Italia non e' un Paese a sovranita' limitata''.
''Le intimidazioni del giovane Gheddafi non intimidiscono nessuno'', replica Osvaldo Napoli''I governi italiani -ricorda il parlamentare del Pdl- nascono a Roma, i ministri li propone il presidente del Consiglioe li nomina il capo dello Stato. Le minacce giunte da uno sprovveduto signore non offendono soltanto il senatore e, a questo punto, piu' chesicuro ministro Roberto Calderoli. Esse offendono la Repubblica e il popolo italiano e ripropongono piu' in generale il dramma di un'Europasenza uno straccio di politica estera comune''.
''Convocare l'ambasciatore di Libia a Roma e' atto poco piu' cherituale. Sono tutti i paesi europei a dover convocare i rispettivi ambasciatori di Libia e a richiamare i loro ambasciatori a Tripoli perspiegazioni. E' in circostanze come questa -avverte Napoli- che si puo' trasformare l'Europa da puro flatus vocis in qualcosa di meno gassoso. Se cosi' non accade, l'Europa e' soltanto il luogo della retorica e basta. Il governo italiano, nella fattispecie il presidentedel Consiglio Romano Prodi, dovrebbe agire subito in sede europea -rimarca l'esponente azzurro- per chiedere un'iniziativa comune a difesa della sovranita' di uno Stato membro quale e' l'Italia''. Anche la 'sponda' An del Popolo della liberta' alza le barricatein difesa di Calderoli e della piena liberta' di Berlusconi di formarela lista dei suoi ministri. Bisogna pero', avvertono da via della Scrofa, anche limitare le tensioni con la Libia, paese dal quale partono flussi di immigrati clandestini diretti nel nostro paese. "Si sta facendo il governo dell'Italia'', ricorda Maurizio Gasparri e la Libia ''e' bene che pensi alla formazione dei suoi governi, che mi auguro avvenga con modalita' democratiche, anche se non ne sarei cosi'certo''.
''Non sono un esperto -insiste il futuro capogruppo del Pdl al Senato- ma ritengo che sul piano della democrazia in quel Paese siano ancora necessari progressi importanti". (segue)''L'Italia naturalmente -dice ancora l'esponente del centrodestra- e' libera di formare i suoi governi secondo i responsi democratici e non ci possono essere diktat ed interferenze. Senza dubbio tutti ricordiamo la tensione grave e le conseguenze drammatiche che provoco' a suo tempo la sortita di Calderoli, ma sono sicuro che se tornera' al governo non lo fara' per esibire t-shirt ne'con intenti gladiatorii o di sfida, ma per fare la sua parte nell'attuazione del programma e per la realizzazione delle riforme".
Tornando al rapporto con la Libia, "e' importante -spiega Gasparri- dialogare con questo Paese, soprattutto per bloccare o rallentare la partenza dei clandestini che copiosi arrivano dalle rivelibiche. In tal senso mi sembra importante che in queste ore si sia cercato di raffreddare gli animi, evitando di replicare con toni truculenti. E poi -ironizza- l'estate ci aiuta, visto che dato il clima Calderoli non dovra' indossare canottiere o t-shirt ma soltanto la camicia, quindi potra' mostrare solo il dorso". Sulla stessa lunghezza d'onda il commento di Italo Bocchino. "Giustamente Fini -ricorda l'esponente di An- nel suo discorso di insediamento faceva riferimento alla necessita' di proseguire l'impegno della diplomazia parlamentare per rafforzare il dialogo lungo le sponde del Mediterraneo.
Emergono ora frizioni tra Libia e Italia. E' evidente che non possiamo accettare diktat dalla Libia, cosi' come e' evidente -rimarca ancora il deputato del Pdl- che il nostro impegno deve andare verso il dialogo tra Stati e religioni". Souad Sbai, neoeletta parlamentare con il Pdl, consiglia al figlio di Gheddafi di ''leggere il discorso pronunciato alla Camera da Gianfranco Fini."L'Italia -aggiunge Sbai- e' un Paese civile e democratico dove ognuno puo' esprimere il suo dissenso, siamo aperti alle critiche ma interferire nelle scelte di un'altro Stato mi sembra eccessivo. In quanto araba voglio tranquillizzare il figlio di Gheddafi. Io mi fido del Popolo della Liberta'".
La Lega smussa i toni. Calderoli evita di replicare, mentre il capogruppo in pectore a Montecitorio Roberto Cota chiude la questione: "E' una storia morta ancora prima di nascere. Per noi la vicenda e' chiusa e non e' il casodi alzare polveroni". Dice no a ''pressioni improprie'' Gianfranco Rotondi. Il leader della Democrazia cristiana delle autonomie valuta ''opportuno il ministro D'Alema che ha posto i paletti a quella che e' una vera e propria ingerenza nelle cose italiane. Avevamo chiesto l'intervento del governo in carica che c'e' stato, ora la Ue -insiste Rotondi- faccia il suo dovere ammonendo chi ha inteso intervenire in una questione che riguarda solo ed esclusivamente il prossimo esecutivo guidato da Berlusconi''. Il no alla posizione libica arriva anche dall'opposizione. In prima linea il Partito democratico, che con Marina Sereni definisce ''inaccettabile'' la sortita del figlio di Gheddafi: ''Un diktat che nessun governo potrebbe mai accettare''.
Per l'esponente del Pd "il governo se lo scelgono i cittadini italiani liberamente con il loro voto". Quanto alle uscite del passato di Calderoli, secondo Sereni qtesto non giustifica affatto la presa di posizione della Libia: "Un conto e' la propaganda che a volte la Lega conduce anche con qualche eccesso, un conto e' la politica di un governo che io mi aspetto sara'di tipo europeo anche nei rapporti con l'IslamPer Nello Formisano, dell'Italia dei valori, "la Libia sbaglia ad entrare nelle vicende Italiane, ma e' pur vero che latolleranza e la ricerca del dialogo devono sempre contraddistinguere l'azione di un uomo di governo". Piu' sfumata la posizione della dipietrista Silvana Mura.
Pur respingendo le ingerenze della Libia, per la parlamentare dell'Idv quanto accade e' ''la conseguenza del Padania style al governo''. ''L'Italia in quanto paese sovrano -spiega Mura- non puo' certo accettare ingerenze sui propri affari interni e tanto meno sulla formazione di un governo democraticamente eletto".
"E' altresi' vero che i membri di un governo rappresentano la nazione ed e' per questo che dovrebbero astenersi -sottolinea Mura- da provocazioni nei confronti di altri paesi e da atteggiamenti grossolani piu' adatti alle sagre paesane che non alla grisaglia ministeriale. La sceneggiatain diretta televisiva del ministro Calderoli che mostra la maglietta con le vignette su Maometto e' tristemente famosa, soprattutto per le gravi reazioni che ha provocato in molti paesi musulmani".
"Se quella sceneggiata fu ritenuta tale da costare il posto a Calderoli, in un paese normale e serio chi ha commesso quella gaffe internazionale non avrebbe dovuto neppure essere preso in considerazione, a soli due anni di distanza, nell'assegnazione delle cariche ministeriali per la formazione del nuovo governo. Iniziative scomposte e inaccettabili come quella della Libia sono anche la conseguenza del Padania Style al governo", insiste Mura.