Martedi' partono le consultazioni. Berlusconi ha poche ore per terminare il puzzle chiamato Governo

03 maggio 2008 19:18
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Conto alla rovescia iniziato per la nascita del nuovo governo. Lunedì pomeriggio, con la riunione dei gruppi parlamentari del Pdl, in programma alle 18, e la nomina a presidente di Fabrizio Cicchitto alla Camera e di Maurizio Gasparri al Senato, si completerà l'organigramma delle rappresentanze parlamentari, mentre per la mattina di martedì 6 sono state convocate le sedute delle Assemblee di palazzo Madama (10,30) e di Montecitorio (12,30) per l'elezione dei rispettivi uffici di presidenza (quattro vicepresidenti, tre questori e otto segretari). Nel pomeriggio, quindi, il capo dello Stato Giorgio Napolitano potrà dare inizio, come da lui stesso annunciato, alle consultazioni.

 

I primi a salire allo Studio alla Vetrata dovrebbero essero i presidenti di Senato e Camera, Renato Schifani e Gianfranco Fini, quindi tra la serata e il giorno successivo dovrebbe essere la volta dei Gruppi parlamentari (Pdl, Pd, Udc, Idv, Misto e minoranze linguistiche) e dei predecessori di Napolitano, Francesco Cossiga, Oscar Luigi Scalfaro e Carlo Azeglio Ciampi. Un'agenda più snella e certo diversa rispetto al tour de force che caratterizzò l'avvio della precedente legislatura e soprattutto le due crisi dell'esecutivo di Romano Prodi, che potrebbe prevedere il conferimento dell'incarico a Silvio Berlusconi già nella serata di mercoledì 7.

 

A quel punto si tratterà di capire di quanto tempo avrà ancora bisogno il premier in pectore per completare la sua squadra e salire nuovamente al Colle per sciogliere la riserva e proporre al presidente della Repubblica la lista dei ministri da nominare.

 

L'agenda di Napolitano prevede impegni per le mattinate di giovedì 8 e venerdì 9, quindi nei pomeriggi di queste due giornate si potrebbe arrivare prima alla nomina del nuovo governo e poi al giuramento, che il Cavaliere nei giorni scorsi ha pronosticato tra il 9 e il 10 maggio. Probabile quindi che entro sabato prossimo il Berlusconi quater sia pronto per recarsi alle Camere per chiedere la fiducia. Stavolta, in base al principio dell'alternanza tra palazzo Madama e Montecitorio, l'esecutivo dovrà presentarsi prima alla Camera. A Berlusconi accadde già per il suo terzo governo che varò nell'aprile 2005, mentre nei due precedenti del giugno 2001 e del maggio 1994 aveva cominciato la sua navigazione parlamentare al Senato. Ed è sempre qui che nella precedente legislatura si presentò Romano Prodi per chiedere la fiducia e poi quando fu rinviato in Parlamento nel febbraio del 2007, prima della caduta dell'inverno scorso, preceduta però dal dibattito e dal voto alla Camera.

 

È probabile che il calendario dei lavori venga fissato lunedì 12 maggio dalle Conferenze dei Capigruppo e che il giorno successivo, martedì 13, Berlusconi presenti il suo programma e si apra il dibattito. È presumibile che, considerando tempi per la discussione parlamentare, repliche, dichiarazioni di voto e voto, tra la serata di giovedì 15 e la mattinata di venerdì 16 le due Assemblee dovrebbero aver concesso la fiducia al nuovo governo, che quindi sarà nel pieno dei poteri entro la metà del mese.

 

Per Berlusconi quindi ultimi giorni, o forse è il caso di dire ultime ore, per mettere a punto la compagine ministeriale, con la grana scoppiata ieri relativa alla presenza in un dicastero di Roberto Calderoli, dopo le dichiarazioni minacciose venute dal figlio di Gheddafi, Saif El Islam.

 

La casella destinata all'esponente del Carroccio dovrebbe essere quella dell'Attuazione del Programma, con Umberto Bossi invece alle Riforme. Fermi Gianni Letta come sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giulio Tremonti e Franco Frattini, rispettivamente, all'Economia e agli Esteri, il grosso nodo da sciogliere riguarda il ministero della Giustizia.

 

Elio Vito e Marcello Pera rimangono le candidature più accreditate, dopo la girandola di nomi dei giorni scorsi e le polemiche relative a presunti veti che sarebbero stati avanzati da ambienti politici e non. Non attribuire questo dicastero a Forza Italia, significherebbe rimettere in gioco tutto il puzzle fin qui costruito: Roberto Castelli a via Arenula potrebbe infatti voler dire non più Roberto Maroni al Viminale, mentre affidare l'incarico di Guardasigilli ad un uomo di An rimetterebbe in discussione la poltrona di ministro della Difesa, sulla quale appare saldissimo Ignazio La Russa, che tra l'altro di un approdo a via Arenula non vuol sentir parlare.

 

Praticamente certo anche Altero Matteoli alle Infrastrutture e qui dovrebbe finire la lista dei ministri con portafoglio in quota ad Alleanza nazionale, che tuttavia continua a rivendicare il Welfare per Andrea Ronchi.

 

Forza Italia tuttavia è intenzionata a resistere e ad affidare il dicastero di via Flavia a Maurizio Sacconi. In quota An potrebbe andare la Salute, anche se ancora non è stato definita la collocazione di questo ministero, mentre Adriana Poli Bortone è sempre in corsa per Politiche comunitarie e Pari opportunità, insieme a Stefania Prestigiacomo.

 

Salvo sorprese dell'ultima ora, Pubblica Istruzione a Mariastella Gelmini, Attività produttive a Claudio Scajola, Beni Culturali a Sandro Bondi, Risorse agricole a Luca Zaia, Rapporti con il Parlamento a Paolo Bonaiuti, che manterrebbe il ruolo di portavoce del governo. Qualche aggiustamento si potrebbe rendere necessario se Vito non andasse alla Giustizia, perchè a quel punto il suo destino sarebbe ai Rapporti con il Parlamento. A quel punto Bonaiuti potrebbe tornare in gioco ai Beni culturali se per ipotesi, sfumata anche la possibilità Pera, alla Giustizia andasse Bondi.

© Riproduzione riservata
Fonte: Adnkronos
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