Sindacati pronti alla riforma del modello contrattuale. Il varo del documento unitario di Cgil, Cisl e Uil, dopo mesi di polemiche ed incertezze, arriverà a stretto giro di posta, presumiblimente per metà mese.
Il ruolino di marcia messo a punto dalle confederazioni, infatti, dopo l'intesa di massima raggiunta ieri dai segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, prevede tempi serrati.
Mercoledì prossimo, 7 maggio sono state convocate le segreterie unitarie delle confederazioni che si esprimeranno ufficialmente sulla proposta di riforma imprimendo al documento il primo 'bollinò unitario. Ma sarà il direttivo della Cgil, convocato per il pomeriggio, a rafforzare il percorso: il parlamentino di Corso Italia, infatti, sarà chiamato a dare un via libera che fino ad oggi è mancato, diversamente da Cisl e Uil i cui organismi hanno da tempo ratificato il progetto.
Ma il varo ufficiale del documento, con il quale Cgil, Cisl e Uil siederanno al tavolo di confronto con Confindustria che continua a sollecitare il riavvio delle trattative sul tema, avverrà probabilmente lunedì 12 maggio, giorno in cui sono stati convocati i direttivi unitari. Il testo che uscirà poi dalla valutazione degli organismi sindacali sarà oggetto di discussione con i lavoratori attraverso assemblee che, nelle due settimane successive, impegneranno gli organismi sindacali in tutti i posti di lavoro.
Realisticamente dunque, il riavvio del confronto con gli industriali, alla guida dei quali arriverà , il 21 maggio prossimo, Emma Marcegaglia, potrebbe partire tra fine maggio ed inizi giugno. Ad imprimere al confronto tra i sindacati una decisa accelerazione il fatto che si sia arrivati ad un'intesa anche sulla parte relativa alla rappresentanza e democrazia. Un capitolo importante, che ancora mancava, chiesto a gran voce dalla Cgil che ha sempre legato il proprio via libera all'inserimento di regole all'interno del documento unitario di riforma del modello contrattuale.
E la soluzione che potrebbe trovare spazio sarebbe quella di affidare la rappresentatività di un sindacato ad un mix tra il numero degli iscritti e i voti delle elezioni della Rsu. Si definirebbe così il 'pesò di ciascuna organizzazione e, sulla falsa riga di quanto già avviene nel pubblico impiego, ogni singola categoria potrebbe stabilire la popria soglia di 'sbarramentò per decidere quali sigle sindacali potranno sedere al tavolo dei rinnovi contrattali.
Per quanto riguarda invece il modello contrattuale l'intesa di massima già raggiunta tra Cgil, Cisl e Uil prevede accordi triennali, penalizzazioni in caso di mancato rispetto delle scadenze, garanzie sul mantenimento del potere d'acquisto dei salari con il contratto nazionale sulla base di una «inflazione realisticamente prevedibile», e maggiore diffusione del secondo livello di contrattazione. Il documento chiede inoltre una stretta degli attuali 400 contratti, prevedendo razionalizzazioni e accorpamenti per settore.
Quanto al secondo livello, quello che lega il salario alla produttività, Cgil, Cisl e Uil chiedono un sostegno alla sua diffusione qualitativa e quantitativa, sia per via contrattuale che di incentivazione. Non solo. I sindacati guardano sopratutto ad accordi aziendali ma anche territoriali. Un'ipotesi, quest'ultima, che renderebbe davvero spinoso il confronto con Confindustria che ha già annunciato la propria contrarietà ad accordi territoriali.