Il meccanismo delle opzioni liberera' qualche casella in piu' e fara' salire, anche se di poco, il numero delle donne in Parlamento. Ma questo non sara' sufficiente a far recuperare al nostro Paese il terreno perduto in questo campo. Potremo scalare qualche posizione, passando, secondo i calcoli dell'Interparliamentary Union, dal sessantasettesimo al cinquantesimo posto della graduatoria mondiale. Ma, almeno per quel che riguarda l'Europa, resteremo von ogni probabilita' nelle ultime posizioni per rappresentanza femminile nelle istituzioni.
Eppure, la percentuale di donne elette nelle assemblee parlamentari a suffragio diretto costituisce uno degli indicatori adottati in sede nazionale ed internazionale per la valutazione della partecipazione femminile all'attivita' politica. Il voto di meta' aprile non cambiera' di molto la situazione rispetto alla legislatura precedente, quando le donne rappresentavano il 14% degli eletti a palazzo Madama ed il 17% a Montecitorio. E gia' c'e' una differenza con il Parlamento europeo, dove la rappresentanza femminile italiana supera il 19% degli eletti nazionali.
Ma nel confronto con i Paesi Ue la rappresentanza parlamentare delle donne italiane risulta ancora modesta. Siamo ampiamente al di sotto delle percentuali dei paesi nordici, tutte superiori al 36%, dove da decenni le donne occupano uno spazio di assoluto rilievo nel panorama politico ed istituzionale. Siamo dietro anche alla Spagna, che ci supera pure per quel che riguarda la componente femminile nel governo: dei 17 ministri di Zapatero, ben 9 sono donne.
Va detto che con Danimarca, Norvegia, Finlandia e Svezia il confronto e' comunque relativo per la presenza in questi Paesi di una sola Camera. Ma nei Paesi Bassi e in Spagna, ad esempio, la comparazione con il nostro Paese si puo' fare e nel confronto perdiamo. Rispetto alle Camere di questi due Paesi le quote di deputate italiane risultano in entrambi i casi inferiori di 18 punti percentuali, mentre la rappresentanza femminile al Senato e' nettamente inferiore rispetto a quella dell'omologa Camera alta della Spagna, con 9,3 punti percentuali in meno, e rispetto al Senato olandese, con 15 punti percentuali in meno.
Tra i sistemi politici bicamerali, anche in Germania e nel Regno Unito si hanno quote di rappresentanza femminile superiori a quelle italiane in entrambe le assemblee, pur se con differenze percentuali meno accentuate. In Francia, solo alla Camera bassa la quota femminile, pari al 12%, e' inferiore a quella italiana, mentre al Senato l'indicatore supera di 3 punti percentuali quello nostrano. E se e' vero che la quota di donne elette al Parlamento europeo, il 19,2%, supera la media nazionale, e' altrettanto vero che l'Italia resta comunque al di sotto della media Ue, pari al 30%, superando in classifica solo Cipro, Malta e la Polonia, che a Strasburgo possono contare 'quote rosa' inferiori a quelle italiane.
Tornando entro i confini nazionali, prosegue dunque il paradosso che vede, a fronte di una maggioranza delle donne nel corpo elettorale, il 52%, una netta inferiorita' della rappresentanza femminile nelle istituzioni. E' vero che tocca ai partiti candidare piu' donne, ma e' altrettanto vero che con le liste bloccate diventa determinante la casella occupata dalla candidata: piu' lontana e' dal vertice della lista, minori sono le chance di entrare nei palazzi della politica.
Ci si puo' forse consolare ricordando come siano stati comunque compiuti passi avanti rispetto ai decenni passati: il minimo storico al Senato nel 1953, con lo 0,5% di donne elette a palazzo Madama, ma risibile era stata la quota di rappresentanza femminile, questa volta alla Camera, nel 1963 e nel 1968 con il 2,8% appena. "Una magra consolazione: e' indispensabile ora rimboccarsi le maniche e impegnarsi a fondo per modificare i meccanismi che possono garantire una presenza adeguata delle donne nelle istituzioni, a cominciare dalla legge elettorale", dice all'ADNKRONOS Isabella Bertolini, vice presidente dei deputati di Forza italia nella passata legislatura ed ora nuovamente in Parlamento, eletta in Emilia Romagna con il Pdl.
"Il problema -aggiunge- non e' purtroppo nuovo, ma resta grave: e' un grave deficit di democrazia che va colmato con norme specifiche. E' pur vero che la scomparsa della sinistra dalle aule parlamentari ha probabilmente aggravato la gia' precaria situazione, ma non e' che i partiti che sono entrati in Parlamento abbia poi spinto piu' di tanto sull'acceleratore. Anzi: per quanto riguarda il Pdl, purtroppo, ad oggi le cifre indicano che abbiamo eletto il 17% di candidate alla Camera e appena il 7,7% al Senato. Il Pd ha forse fatto meglio, ma alla fine dei conti il risultato e' sempre lo stesso: in Parlamento le donne sono e restano poche".
"L'obiettivo deve essere quello di dare piena attuazione all'articolo 51 della Costituzione. Naturalmente occorre mettere mano alla legge elettorale. E quella della rappresentanza femminile nelle istituzioni -conclude Bertolini- e' una questione che deve trovare priorita' non solo nelle aule parlamentari, ma anche nell'agenda di governo".
Un po' piu' ottimista, invece, Alessandra Mussolini, anche lei di ritorno nelle aule parlamentari: "occorre attendere l'esito delle opzioni, ma penso -dice all'ADNKRONOS- che in questa legislatura le donne in Parlamento saranno piu' numerose rispetto a due anni fa. Cio' non toglie che dobbiamo impegnarci a fondo affinche' questa legislatura sia, per le donne, costituente. E dobbiamo farlo senza schemi e muri ideologici, coinvolgendo anche l'opposizione. Soprattutto ora che le elezioni hanno prodotto una semplificazione del quadro politico".
Ci saranno comunque resistenze da parte della componente maschile. "Ma la battaglia -risponde Mussolini- sara' bella proprio per questo. Ne' ci possono venire a dire che le priorita' sono solo altre. Siamo dinanzi ad una questione che va affrontata, e questa volta in maniera risolutiva. E' importante, ad esempio, che in ogni legge sia il piu' possibile garantita la parita' fra uomo e donna. Ed io, per quel che riguarda il mio impegno, mi voglio ritagliare questo ruolo, non certo per una 'medaglietta', di cui le donne non hanno alcun bisogno, ma per condurre in porto una battaglia sacrosanta che deve essere vinta".
"Sarebbe bello, un giorno, arrivare al punto di dover fare delle leggi per riequilibrare la situazione, nella politica e nella societa', a favore degli uomini: vorrebbe dire -conclude Mussolini- che ad occupare la maggior parte dei ruoli di rilievo sarebbero le donne...".
"Noi abbiamo dato un contributo significativo e abbiamo fatto scelte coraggiose, nella formazione delle liste, che hanno procurato anche qualche mal di pancia. Abbiamo fatto tutto quello che potevamo fare, candidando molte donne e soprattutto molte donne giovani", dice all'ADNKRONOS Pina Picierno, eletta nelle liste del Pd ed una delle new entry in Parlamento.
"Se avessimo vinto -aggiunge- la rappresentanza femminile nelle istituzioni sarebbe stata piu' numerosa. Purtroppo le elezioni sono andate come sono andate ed ora mi fa un po' sorridere il fatto che, dall'altra parte dello schieramento, ci si lamenti. Ci potevano pensare prima: quando si tratta di decidere davvero, la questione delle donne passa sempre in secondo piano. Siamo naturalmente disponibili a discutere iniziative legislative che possano garantire una maggiore presenza delle donne non solo nelle istituzioni, ma anche nelle amministrazioni e piu' in generale nella societa', ma forse ci voleva piu' sensibilita' e piu' coraggio da parte del Pdl, prima delle elezioni".
"Certamente, se si vogliono cambiare le cose in questo campo occorre intervenire sulla legge elettorale, e Veltroni, prima che cadesse il governo, ci aveva provato. Ma il vero input dovrebbe giungere dai partiti: il Pd, per statuto, prevede una presenza femminile consistente non solo nelle liste elettorali ma anche negli organismi di partito. Credo che questo tipo di scelte -conclude Picierno- andrebbero fatte anche dal Pdl".
Le suffragette sono tipiche del mondo anglosassone e protestante. Dove le donne molavano le frecce dei guerrieri e dove Lutero e Calvino predicarono ed imposero una società che "concepiva" il cambio di moglie. Da noi è stato sempre diverso fin dai tempi dei Latini. La donna era la "domina" in casa. I pericoli di fuori erano per gli uomini. Si chiamò anche Cavalleria. Questo passato ha un qualche strascico.
Credo che la Donna ,oggi ,abbia il diritto di scegliere "il modello" che preferiscono.
IO SONO UNA DONNA CHE SI INTERESSA DI POLITICA,MA CHE MAI SI CANDIDEREBBE ,LA CANDIDATURA DI UNA DONNA LA RITENGO UNA FORZATURA...CI SONO ALTRI RUOLI SICURAMENTE PIU' IMPORTANTI E GRATIFICANTI CHE UNA DONNA PUO' RICOPRIRE...E PERSONALMENTE UNA DONNA NON LA VOTEREI MAI
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Un altro problema importante affrontato con superficialità ,scopiazzando modelli altrui.
Non è con gli "innesti forzosi" o con le "forzature ideologiche" che si risolve la questione.
Non imponete per Legge. Lasciate che siano le Donne a scegliere.
Non arruolatele per forza....in Marina.
Consentite loro di farlo solo se gli va davvero.
Ed io ? IO ho il diritto ancora ,con Vecchioni ,di preferire "le donne con le gonne" ?
Ho il diritto d'amare la loro "differenza" ?
Ho dato un occhiata ai voti di preferenza presi dalla Donne "obbligatoriamente" presenti in tutte le liste delle regionali : sono numeri bassissimi ,nemmeno "di testimonianza" ,quasi sempre legati ad un ristretto ambito familiare.
Paragoni coi maschi dell'ordine di 8.000 a 152. Dunque le Donne non votano le Donne.Ed allora perchè "le forzate delle liste" ? Perchè le "quota rose obbligatorie" ? Perchè scagliare "ope legis" nell'agone politico delle persone estranee ,per scelta di vita ,a questo settore ? Mi si dirà " Ma ci sono delle donne bravissime anche in Politica". Verissimo. Allora candidiamo solo quelle ,le "volontarie". Anzi ,fesso chi non candida una donna davvero interessata alla Politica e brava.
Ma le "bravure" non si commissionano per legge . La politica può incentivare la presenza femminile ,non inventarla o imporla :Il risultato è che tante brave Signore sono state mandato allo sbaraglio ,sapendo che avrebbero fatto una magra figura nella contesa coi Lupi maschi ,coi furboni ,coi Signori della preferenza. La Politica si prepara ,chiede applicazione.