A sessant'anni dalle elezioni del 18 aprile 1948, esce per Donzelli con 82 tavole a colori "Le elezioni del Quarantotto. Storia, strategie e immagini della prima campagna elettorale repubblicana", di Edoardo Novelli.
Le elezioni del 1948 sono la prima grande battaglia elettorale dell'Italia repubblicana. Comunisti e socialisti da un lato, democristiani dall'altro, dopo aver collaborato nello spirito dell'antifascismo, si affrontano in una lotta senza esclusione di colpi.
Da quella data anche le tecniche e le strategie dei partiti nonsaranno piu' le stesse. Il 1948 fissa infatti stereotipi, temi, slogan, poetiche, inventando un imprescindibile punto di riferimento per tutte le successive campagne elettorali che a quell'esperienza si rifaranno continuamente.
Il libro di Edoardo Novelli ripercorre gli avvenimenti e le strategie di quella storica campagna elettorale soffermandosi sugli aspetti comunicativi e illustrandola con un'ampia selezione di documenti provenienti da collezioni private e archivi pubblici.
L'autore mette in luce come ancora oggi, nell'Italia della seconda Repubblica e in presenza di uno scenario completamente trasformato, alcuni dei temi e delle contrapposizioni fissati nel lontano 1948 continuino ad animare le campagne elettorali e ad agitareil confronto politico e sociale.
A me pare assolutamente naturale che alcuni archetipi restino sempre protagonisti. Ci saranno sempre "conservatori" e "progressisti" ,ci saranno sempre "destra" e "sinistra", ci sarà sempre il duello Libertà- Autorità ,ci sarà sempre il duello sul terreno dei costumi tra "rigoristi" ed "aperturisti", e su quello della Giustizia tra "uomini della severità" ed "uomini della comprensione". E sempre ci sarà contrapposizione tra chi crede in Dio e chi crede solo nell'uomo.
Ed a lungo continuerà il controcanto tra sostenitori della Famiglia tradizionale e difensori della famiglia "aperta". E sempre qualcuno sosterrà le specificità delle tradizioni locali contro i cosmopoliti e gli internazionalisti.
Se così non fosse ,credo che l'umanità diverrebbe piatta ed irriconoscibile. E poi ,ci ricorda Hegel ,è proprio dalla dialettica tesi-antitesi che scaturisce la sintesi-superamento che ci fa compiere continui passi in avanti o indietro.
Rivoluzione-Reazione ? Certamente ,anche.Guai non fosse così : saremmo un termitaio, un formicaio pieno di noia.