Non solo a Reggio Calabria, sui tavoli di più d'una procura ci sarebbero segnalazioni di un interessamento delle mafie per il voto di domani e lunedì. Non c'é però conferma di inchieste avviate, con iscritti al registro degli indagati, per l'ipotesi di reato di voto di scambio (o scambio elettorale politico-mafioso come recita l'articolo 416ter del codice penale) o per altre ipotesi di reato. Tutto quanto finito all'attenzione degli inquirenti sarebbe però ad uno stato molto "embrionale".
Il Corriere della Sera di oggi scrive di "informative riservate" inviate dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria alle procure di Reggio Calabria, Napoli e Palermo per segnalare "fermento" tra i boss detenuti, di "indicazione precise e circostanziate su come comportarsi ed orientare il voto nel tentativo di ottenere" le contropartite che da sempre interessano le mafie, prima fra tutte l'alleggerimento del carcere duro (articolo 41bis dell'ordinamento penitenziario).
Il Dap si trincera dietro il silenzio, le procure anche, ma indiscrezioni confermano che a Palermo qualcosa ci sarebbe. Da fonti ufficiose degli ambienti penitenziari, si apprende che il carcere nel quale sarebbe stato registrato "fermento" é quello milanese di Opera nel quale, nella nuova sezione riservata a chi è in regime di 41bis, ci sono una cinquantina di detenuti tra i quali diversi boss di spicco (compresi Riina ed i Lo Piccolo). Un'altra segnalazione risulta che sia arrivata, precedentemente e per altre vie, alla procura di Roma dal carcere di Rebibbia.
Qui, nel controllo della posta di un detenuto al 41bis, Angelo Tornese, boss della Sacra Corona Unita, è saltato fuori un appello a votare e far votare per i partiti che sono favorevoli all'abolizione dell'ergastolo. L'appello era di un gruppo di ergastolani del carcere di Spoleto ed ad inviarlo al boss era un affiliato alla stessa organizzazione di stampo mafioso, Angelo Spada.
Le informazioni in possesso della procura di Reggio Calabria su un tentativo di brogli nel voto degli italiani all'estero, raccolte - a quanto trapelato ieri- da un'intercettazione telefonica disposta nell'ambito di un'inchiesta sulla cosca Piromalli, sembra fossero tanto concrete ed allarmanti che i magistrati hanno ritenuto di doverle segnalare al ministro dell'interno e questo ha rassicurato pubblicamente di aver dato indicazioni affinché le schede 'a rischio' non fossero perse di vista.
Sul rischio brogli nel voto degli italiani all'estero era circolata qualche voce, nel gran parlare di disguidi ed irregolarità che avrebbero accompagnato la procedura più complessa che permette di raccogliere il voto degli italiani sparsi su tutto il pianeta, e la Farnesina era intervenuta a rassicurare, smentire, precisare ed altrettanto aveva fatto l'ambasciatore italiano in Australia.
L'allarme che è parso fosse più serio, tanto da far aprire un'istruttoria alle autorità consolari, era stato in Germania, dove un settimanale aveva scritto di voci di un commercio di compravendita di schede. Non risulta che alle voci si sia trovata conferma. Ma se qualcosa di concreto ci fosse, potrebbe andare ad ingrossare il fascicolo della procura di Reggio Calabria, vista la presenza, nota e testimoniata di recente dalla strage di Duisburg, della 'ndrangheta in Germania.