La battaglia elettorale delle amministrative del 1946, fu condotta senza esclusione di colpi. Un paio di volte si arrivò alle mani: una volta con i separatisti del MIS (Movimento per l’Indipendenza della Sicilia). Tra gli aderenti al movimento gran parte erano proprietari terrieri i quali temevano per le loro proprietà per l’arrivo del “vento del Nord” che volevano scongiurare proclamando l’indipendenza dell’Isola.
Ero presente alla prima riunione-costitutiva del movimento a Giarre, che si svolse al cinema Margherita alla presenza dei maggiorenti del Movimento.Tra questi ricordo Attilio Castrogiovanni e Concetto Gallo. Nel bel mezzo del discorso dell’Avv. Gallo che stava esponendo il programma del movimento, un giovane, l’avv. Giuseppe Belfiore, spalleggiato da un buon numero di unionisti, interruppe l’oratore e dopo accesso diverbio si arrivò alle mani. Ricordo uno dei contendenti, non so di quale appartenenza, con uno sputo verdognolo “da raffreddore” (scaracchio) sul bavero della giacca … il poveretto non sapeva come toglierselo.
L’Avvocato Belfiore era un fervente monarchico e di conseguenza fervente unionista. Dopo la rissa durante il comizio inaugurale del MIS a Giarre, i separatisti inaugurarono la loro sezione con sopra la porta una bella insegna: “Movimento per l’Indipendenza della Sicilia - Sezione di Giarre”. l’Avv. Belfiore percepiva questa insegna come un’offesa. In una delle tante manifestazioni che giovani studenti universitari e non, tenevano piuttosto spesso, la tabella prese fuoco e non per autocombustione: si dice che fra gli incendiari ci fosse proprio lui.
Una seconda buona scazzottata avvenne pochi mesi dopo in occasione del comizio di chiusura per il referendum del 2 giugno 1946, tra monarchici e repubblicani. Era uso che l’orario per i comizi di chiusura della campagna elettorale venisse estratto a sorte nella caserma dei carabinieri. In questa tornata l’ultimo orario (22,30) era toccato ai monarchici.
La piazza era strapiena di gente che aveva sentito tutte le campane ed era ancora li per sentire l’ultima, prima di andare a letto. Oratore il Dr. Giuseppe Ruggero.Pochi minuti dopo che questo aveva iniziato a snocciolare la ragioni della monarchia, il sindaco Biagio Andò, dai microfoni della sezione installati a pochi decine di metri, non essendo d’accordo con quanto andava affermando il monarchico, lo interrompeva continuamente dando il via ad un serrato contraddittorio.
A questo punto, non si sa chi abbia cominciato per primo, ma iniziò una colossale scazzottata come quelle che si vedono nei film western. Io mi trovavo ad affiggere manifesti nella adiacente Via Garibaldi a qualche centinaio di metri di distanza, capii quello che stava avvenendo ma non intervenni. Continuai nel mio lavoro con i due compagni sui quali, per farmi aiutare, avevo investito ben cinque sigarette a testa. Era un lusso, questo, che in verità non mi potevo permettere. Ma lo facevo rinunciando ad altri piccoli piaceri.
Allora le sigarette si vendevano anche sfuse e a volte, per mancanza di ... contanti, qualche “benestante” ne acquistava una: …all’ingrosso!In questa occasione il paese invaso letteralmente di manifesti di tutti i partiti con prevalenza socialista, democristiana e comunista. I democristiani avevano montato, con tubi da ponteggio, un carrellone con ruote alto due metri e largo circa un metro e mezzo quadrato, in modo di starci sopra due persone con il secchio della colla e i manifesti.
Con questa attrezzatura si andavano spostando sui marciapiedi lungo la Via Callipoli, che essendo molto larghi da entrambi lati, lo consentivano. Ma questo avveniva una volta tanto, mentre per il resto si affidavano ad attacchini a pagamento che a quanto mi risulta non sempre finivano il lavoro ed infatti parte dei manifesti, ad elezione finite, ricomparivano, per esempio, nei laboratori di carrozzeria per ricoprire e fare da scudo alla parte sana della vernice. Io non rimanevo indietro.
Loro a pagamento non potevano fare quello che facevo io gratis, perchè lo facevo col cuore: la passione non si compra e non si vende.
L’ultima sera prima della votazione per il referendum stavo attaccando manifesti nei pressi del monumento ai caduti in compagnia di diversi compagni che, bontà loro, nelle ultime sere di ogni tornata elettorale, non so per quale oscuro motivo, si rendevano disponibili.Forse un po’ per divertimento e forse perché volevano essere pronti per spiccare il salto sul carro del vincitore.
Mentre eravamo alacremente al lavoro, si materializza dal nulla una macchina dei carabinieri e si ferma vicino a noi. Pensai che ci volessero dare qualche grattacapo, invece no: scesero con una latta contenente smalto nero indelebile e cominciarono a tracciare della scritte inneggianti al Re ed alla monarchia tra gli sguardi meravigliati di tutti gli astanti.
Mentre guardavamo questa imprevista e quasi irreale scenetta, degna di un amarcord felliniano, comparve un gruppetto di giovani con dei manifesti del Partito Repubblicano, venuti da Catania, poiché a noi del tutto sconosciuti. Molto belli e significativi i manifesti: vi era rappresentata l’Italia prigioniera dentro la corona reale mentre tentava di uscirne. Bei manifesti dicevo, ma molto grandi e stampati su carta molto sottile.
Gli improvvisati attacchini, che chiaramente erano nuovi del mestiere, mettevano il manifesto a terra e lo spazzolavano di colla, il manifesto si inumidiva completamente ed essendo molto sottile, non appena lo prendevano per tirarlo su si spaccava in due o più parti e cadeva ai loro piedi. Alla fine, con loro grande sollievo, presi in consegna i manifesti: tanto erano manifesti per la Repubblica e io in quel momento lavoravo per questo. Specialmente per i manifesti di carta velina, ma la regola è valida anche per tutto il resto, la colla non si passa sul manifesto steso a terra, ma sul muro, dove si intende collocarlo, e vi si attacca sopra!Sempre rimanendo in tema di manifesti, durante tutta la campagna elettorale si usciva quasi ogni sera.
Ma non sempre per attaccare manifesti, alcune volte si usciva solo per … distruggere quelli degli avversari. Anche gli altri distruggevano i nostri, ma non avevano la costanza che avevo io. Inoltre, quando di giorno ero in giro di propaganda a distribuire volantini oppure ad annunciare comizi, nel portabagagli portavo sempre il secchio con la colla e i manifesti. Di modo che quando vedevo che manifesti nostri erano stati coperti, mi fermavo, scendevo e a mia volta ricoprivo.
Con me non l’ha mai spuntata nessuno! Perchè nessuno aveva tanta passione e tanta costanza.
Ricordo che in una delle tante tornate elettorali, in due nottate, nella frazione Peri, dove abitavo, ho messo a dimora una fila di circa 500 metri di manifesti, uno attaccato all’altro e all’altezza di circa 3 metri perchè nessuno li potesse strappare o coprire. Restarono al loro posto per lungo tempo.
Nella prima competizione amministrativa i due partiti della sinistra affiancati dal partito D’Azione, scesero in campo con una lista unica con il simbolo del sole nascente. Oltre a questo nella scheda elettorale vi era la DC, il MIS, il PRI, la Democrazia del lavoro, uscita letteralmente con le ossa rotte dalla competizione e poi successivamente scomparsa dalla scena politica, L’Uomo qualunque, partito nel quale, come prima ricordato, si erano rifugiati i fascisti che ancora non avevano trovato il coraggio di presentarsi sulla scena politica nazionale per quello che erano.
A Giarre la lista social-comunista era capeggiata dal Prof: Biagio Andò: ne facevano parte il Prof. Salvatore Romeo, l’Avv. Giuseppe Nicolosi, l’Avv. Lorenzo D’Urso, Il Dr Giuseppe Catanzaro, il Sig. Giovanni Ciaurella marmista, Il Dr Giuseppe Castorina, il Sig. Achille Toledo, calzolaio, il Prof. Angelo Cali, il Prof. Giovanni Grasso, il Sig. Pietro Eremita, impresario cinematografico ed il Sig. Sariniti, calzolaio, in lista in quota PCI ma anarchico, uomo mite e altruista. Dava lezioni di francese gratis, applicando, a modo suo, il principio a cui si ispirava.
Questi i nomi che ricordo.
Ma la lista era composta da una ventina di soggetti.Pietro Eremita tenne nascosta per tutto il periodo fascista, la bandiera rossa della sezione, restituendola quando dopo il ventennio, venne aperta di nuovo la sezione PSI.Una folla immensa che assaporava la riconquistata libertà, partecipava ai comizi di Biagio Andò acclamandolo calorosamente ed eleggendolo poi sindaco di Giarre. La lista democristiana era capeggiata del cav. Pietro Lisi fondatore, a Giarre, del “Partito democratico cristiano”.
Cosi recitava l’insegna posta in alto, sopra la porta della sezione, situata nella centralissima Via Callipoli.Al Cav. Lisi, per quanto non fosse allora, nelle mie grazie, devo oggi riconoscere l’onestà di un galantuomo di vecchio stampo, che seppe ben organizzare il suo partito, sia all’opposizione che al governo. (continua)
Leonardo Di Bella
che il MIS fosse anche apoggiato dai proprietari terrieri, oltre che dal popolo siciliano, è un dato di fatto; il fatto che i proprietari terrieri lo facesero per difendere i propri interessi, questa è una sua opinione personale, e comunque, distruggendo il latifondo hanno distrutto l'economia siciliana, spezzettando le terre e dandole a tanti analfabeti e poveri contadini, si è perso il potere contrattuale sul mercato. difatti le terre sono state poi ricomprate a due soldi da chi possedeva denaro.
quello che andava fatto, invece, era lasciare il latifondo o comunque non frantumarlo eccessivamente e migliorare le condizioni di vita dei contadini che vi lavoravano.
Da leggere.Uno spaccato socio politico veramente interessante e dal quale trarre indicazioni e non solo ricordi.