Elezioni, c’è poco da ridere, però proviamoci

11 aprile 2008
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I miei nonni li chiamavano facce di bronzo, i miei genitori teste dure, i miei figli non li nominano affatto, è come se non esistessero. A chi mi riferisco? al popolo dei politicanti, del quale si può dire ogni cosa e il suo contrario. E non potrebbe essere diversamente. Si tratta di gente come noi che fa cose diverse da noi. Tutti brutti e cattivi? No. O brava gente, che si assume responsabilità pesanti? Non esageriamo. 

Intendiamoci, scavando, scavando a fondo, qualcosa di buono viene fuori. Ci vuole dedizione, buona volontà.

Ne vale la pena?

Certo, non si può e non si deve fare di tutta l’erba un fascio, diceva mio padre, perché si finisce con il premiare i peggiori.

Non è semplice distinguere, farsi un’idea, esprimere giudizi ragionati. Lo impediscono tante cose: la passione politica, le antipatie e le simpatie che ci portiamo con noi, i pregiudizi, la quantità di personaggi che non ci piacciono e le parole, i gesti, i comportamenti che non sopportiamo. Naturalmente non siamo aiutati dalle informazioni che possediamo. O sono troppe e non ci fanno capire niente, o sono poche ed insufficienti. Il rumore del “troppo” e la povertà del poco ci puniscono con eguale grazia.

Il contesto è quello che è, non pochi preferiscono dribblare, ed esprimono il loro dissenso con il pollice verso urbi et orbi, perché “sono tutti uguali”. Poi accade che siano proprio loro a dare una mano a chi meno se la merita. Dopo averlo ferocemente criticato, il personaggio vituperato e il partito avversato, lo votano. Risultato: colui che fin dal primo vagito stende il mondo, morsica e sforbicia. I più duri, in genere sbracano, è sempre stato così.

Giudici che seppelliscono l’umanità nell’ultimo cerchio dell’inferno, poi d’improvviso il giorno delle elezioni te li ritrovi con il fac-simile ricevuto dal compare, il parente, l’onorevole che gli ha promesso qualcosa. L’insofferente, il feroce contestatore si concede una parentesi, giusto il giorno della deposizione della scheda nell’urna. Fatto il suo dovere di cittadino, ma non di persona,  già all’uscita comincia a rimuginare, e ventiquattrore dopo punto e a capo: non si salva nessuno.

Spezziamo una lancia verso questo giano bifrontre che potrebbe essere ognuno di noi qualche volta.

Ciò che si sente e si vede in queste ore che mancano alla fine della campagna elettorale, non aiuta certo a comportarsi di conseguenza. I toni si sono alzati, ma le idiozie, le irritanti menzogne, le ipocrisie sono diventate intollerabili, al punto da provocare una crisi di rigetto.

Vi è è capitato di spegnere la tv quando ascoltate e vedete qualcuno che proprio non sopportate? A me sì, e la cosa non mia ha fatto piacere. Non deve accadere, è un segno inequivocabile d’intolleranza. A che cosa sono servite le buone letture, l’educazione ricevuta, l’ambiente sufficientemente sano? E la laicità di pensiero, il maestro Voltaire? E quel battersi perché il nemico dica ciò che gli pare?

Il troppo è troppo, si capisce, ma fino a che punto è troppo siamo noi a deciderlo, non gli altri. Inutile cercare alibi. Nessuno ci impone di alzare l’asticella dell’insofferenza. Quindi è giusto preoccuparsi quando ciò avviene che non sopportiamo le parole di chi non la pensa come noi.

La sto facendo lunga, ma l’argomento è di quelli che ti prendono per il bavero e ti conducono dietro la lavagna senza l’aiuto di nessuno. Da vergognarsi, insomma, meritando il cappellino con la scritta: asino.

Ora basta con il crucifige, con il darsela addosso.

La campagna elettorale ha sicuramente abbassato le difese dei protagonisti, in questi ultimi giorni le sciocchezze non si contano più. E chi assiste, ascolta e osserva, ha il diritto al compenso,a una piccola rivincita: una risata.

Cerchiamo di farcela, insieme.  Con un inventario di ciò che hanno detto, senza veleni magari.

Cominciando dalle ultime battute trovate. Naturalmente da Umberto Bossi. E con chi se no?

Umberto spiana le armi, il siciliano Lombardo  si rammarica che i fucili isolani sparino solo a salve e poi corregge il tiro (la nostr arma è l’autonomia); Dell’Utri vuole rivedere i libri di storia che indugiano troppo sulla resistenza e offre la patente di eroe ad un boss mafioso che non ha fatto il suo nome ( il nome di dell’Utri) agli inquirenti; il Cavaliere vuole fare il test di salute mentale ai pubblici ministeri (ma perché no ai magistrati giudicanti o ai medici, agli infermieri, ai poliziotti, ai carabinieri, ai controllori di volo, ai professori…) e regalare un mese di tasse-free (se le risorse lo consentono). Naturalmente gli avversari sono imbroglioni patentati perché fabbricano brogli, nel nostro Paese la democrazia è assente. Un outing? No, la proprietà delle sue tre televisioni non c’entra niente, e nemmeno le assicurazioni, le aziende editoriale ed altro che fanno parte del suo patrimonio. Non c’è democrazia perché il Capo dello Stato è un ex comunista.

Veltroni pretende che il Cavaliere firmi un patto di fedeltà e Casini chiede che si faccia un governo in cui non ci siano né il Cavaliere né Veltroni, cioè quelli che possono vincere le elezioni. In verità pretende di spuntarla puntando sull’età in un Paese, il nostro, governato dagli ottantenni. ''Con stasera ad Agrigento siamo arrivati alla tappa 71 del mio viaggio in Italia”, ricorda speranzoso Walter Veltroni, “ sara' piu' o meno l'eta' del mio principale avversario...".

Umberto Bossi è ineffabile, il Cavaliere lo difende a spada tratta: "Non mi risulta che Bossi volesse bruciare il Colosseo; sono soltanto pietre e marmi e quindi non può bruciare''.

Umberto Ministro? gli chiedono. E lui: “Le sue condizioni di salute sono quelle che sono…”.

Errore, i leghisti non gradiscono. L’Umberto è sano e pieno di vita, fanno sapere all’unisono. E lui, come il Dalai Lama, getta acqua sul fuoco. Naturalmente a suo modo. "Ma ormai lo conoscete tutti come e' fatto Berlusconi”, ha dichiarato il furbo Padano. “Lui ovunque va si adegua. Ad esempio se va a Piacenza vuole piacere, se va a Lodi vuole lodare e se va a Chiavari...".

Capito, no?

Piccole baruffe chioggiote, direbbe il mio professore di lettere.

Dovrebbero andare entrambi, l’Umberto e Silvio, a lezione dal dottor Sottile, il Ministro degli Interni, Giuliano Amato. Il quale ha dovuto sorbirsi rimproveri sulle schede elettorali da parte di chi aveva firmato la legge perché fossero fatte in quel modo. - "Non mi aspetto che tutti conoscano le leggi italiane, ha osservato, me lo aspetto però da quelli che le hanno fatte".

Il più prolifico nelle battute, è senz’altro Gasparri. "Veltroni mette le shampiste in lista. Noi mettiamo donne vere', puntualizza velenoso e irriverente.

Sull’argomento la palma di gaffeur tocca a Berlusconi, il quale, però si ritiene un incompreso (''Su di me continuano a dire falsità, dicono che metto in lista delle soubrette mentre con le soubrette io farei altre cose''). Una congiura ordita dalla sinistra?

Si sbaglia, è dalla destra che vengono gli strali più feroci. .

''Berlusconi è ossessionato da me, rivela Daniela Santanchè”, candidata premiker della Destra, “ma tanto non gliela do''.

S’intromette Luciano Buonocore, anch’egli della Destra:''Invito la Santanchè a risolvere le sue questioni di letto con il Cavaliere. Anche se ho l'impressione che sia come la storia della volpe e l'uva: è Berlusconi che non la vuole...''

Lo so che tutto questo non ci fa solo ridere, ci fa anche arrabbiare. Dovrebbero parlarci d’altro, è vero, ma una pausa bisogna prendersela. Se non ci riuscite a dismettere l’irritazione, allora resta una sola alternativa, andare in terapia. Scelta da evitare tuttavia perché la daremmo vinta agli imbonitori.

La soluzione? Non lo so qual è, ma so che c’è- Se vogliamo trovarla, occorre ascoltare tutti e decidere di testa propria. Che è un vecchio proposito, poco seguito.

 

 

 

 

 

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Anonimo 11 aprile 2008   12:40

Come mai sta passando sotto silenzio il terribile attacco di Berlusconi contro Di Pietro a Porta a Porta?

M'aspettavo titoli a nove colonne ,invece niente . Ma Berlusconi ha detto e confermato ,pure di fronte allo sgomento di Vespa ,che DI PIETRO NON E' LAUREATO ,NESSUN COLLEGA O PROFESSORE SE LO RICORDA ,CHE LA LAUREA NON L'HA MAI ESIBITA NEI CONCORSI A MAGISTRATO ,producendo solo certificazioni equipollenti TUTTE DIVERSE TRA LORO E CHE ,SOSTANZIALMENTE LA LAUREA GLIELA HANNO PROCURATA I SERVIZI SEGRETI PROPRIO PER INFILARLO IN MAGISTRATURA ,èerchè all'epoca dei suoi studi il Di Pietro avrebbe lavorato per una ditta "fornitrice" dei Servizi.

Quindi Di Pietro avrebbe fatto il Magistrato per anni ,dopo un raggiro allo Stato, millantando titolo e COMMETTENDO DUNQUE UNA SERIE INFINITA DI REATI. Vespa ha tremato dicendo che ci sarebbe stata certamente "una citazione in giudizio" e BERLUSCONI ,SENZA BATTERE CIGLIO ,HA CONFERMATO TUTTO CON VEEMENZA ED AGGIUNGENDO UNA SERIE DI PARTICOLARI. Appariva sicurissimo delle cose che raccontava con riferimenti dettagliati e date.

SE NON FOSSE VERO SAREBBE LA ROVINA SENZA APPELLO DI BERLUSCONI PERCHE' LA STORIA E' VERAMENTE GROSSA (a me ha dato la sensazione d'essere certissimo delle sue fonti) ,MA SE E' VERO CREDO SIA MATERIA DAVVERO CAPACE DI FAR TREMARE LA REPUBBLICA E DI FAR RILEGGERE IN MODO DIVERSO TUTTA LA STORIA POLITICA ITALIANA DEGLI ULTIMI ANNI. SAREBBE UNA VERGOGNA STORICA PER TUTTI.

Adesso attendo ,attendiamo la querela ,credo inevitabile ,di Di Pietro. In ansiosa attesa della Verità nuda e cruda.

Ma con l'inquietudine di non aver letto ancora nulla sui giornali ,nè ascoltato alcunchè dalle televisioni.

Anonimo 11 aprile 2008   10:00

I brogli non sono un'invenzione di Berlusconi. Alle ultime politiche ,rispetto alla loro media sorica, le schede bianche sono diminuite del 90% in Calabria e Campania ,proprio le regioni che ,nella notte dello spoglio,ebbero uno strano black out di comunicazioni col Ministero degli Interni. Per alcune ore ,se ricordate ,l'afflusso dei dati "stranamente" si fermò.

E tutti come gli scemi a casa nostra fiduciosi e democratici.

Chiaramente nel frattempo "qualcuno" era all'opera.

La stampa ha già riportato che le inchieste INTANTO HANNO ACCERTATO IL FATTO ,si è parlato anche degli euro pagati per l'operazione e di qualche indiziato.

Naturalmente la Verità ce la diranno dopo il voto.

E speriamo che questa vergogna non si ripeta.

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