«Io ho vinto per due volte le elezioni, ma se sono riuscito a governare soltanto per 5 anni scarsi, questo mica è un caso. L'atteggiamento ostile dei giornali e dei loro proprietari si spiega così: io ero un'anomalia che non sono riusciti a riassorbire, ho urtato interessi di qua e di là e alla fine sono stato espulso!». Parole di Romano Prodi, riportate da 'La Stampà, ed emerse durante una cena di commiato con i membri dell'ufficio stampa di palazzo Chigi.
Affermazioni accompagnate da ricostruzioni sulle ultime ore del suo governo: Clemente Mastella «ha tradito, non c'è dubbio. E il modo in cui l'ha fatto dimostra mancanza di senso dello Stato: pensate l'ho cercato per due giorni, io avevo bisogno di fare almeno il cambio delle consegne al ministero di Giustizia. Ho chiesto persino a Diego Della Valle di trovarlo. Niente. Lui non aveva fatto male come ministro, ma la vera responsabilità politica non è stata la sua....».
È stata «di chi ha minato continuamente l'azione del governo, di chi ha fatto certe dichiarazioni istituzionalmente opinabili...». Il premier rivendica la validità delle scelte compiute fino al voto di sfiducia: «Subito dopo aver parlato al Senato, ho ricevuto molte richieste, a tutti i livelli, per recarmi subito al Quirinale e dimettermi senza un voto. Ma per la mia dignità e per la dignità della politica ho tenuto duro sulla procedura più trasparente. Anche perchè se avessi rinunciato al voto, avrei consentito ai Mastella e ai Dini di poter poi dire: Prodi si è dimesso, ma noi mica avremmo votato contro. La procedura trasparente ha inchiodato i responsabili e non è un caso che Mastella non sia stato candidabile da nessuno...».
Infine un sì alla scelta di Walter Veltroni del Pd di dividersi dalla Sinistra Arcobaleno: «Walter ha fatto la scelta giusta: correre da soli».