Nelle Sezioni dei due partiti maggiori della sinistra, era in uso la “diffusione” della stampa. Alla sezione comunista arrivavano, se non ricordo male, una decina
di copie giornaliere dell’Unità, che i responsabili dovevano “diffondere” e che a prescindere del fatto che si vendessero o no, dovevano pagare. Il problema era chi le dovesse smerciare.
Mi è d’obbligo ricordare, come mio migliore “cliente”, il compianto Dr. Nello Cantarella che mai si negò di fronte alle mie offerte di giornali, nonostante la sua lontananza dall’idea marxista.
Dopo qualche tempo pensai che invece di un giornale che non era proprio della mia parte politica, avrei potuto diffondere “L’Avanti” che era l’Organo del mio partito.
Detto fatto, ogni giorno nel pomeriggio (di mattina lavoravo), andavo nell’unica edicola dove l’Avanti arrivava, prelevavo tutto l’invenduto, lo collocavo e portavo il ricavato al Sig. Panebianco, proprietario dell’edicola dove ero appunto conosciuto come uno dei migliori, anzi il miglior, cliente almeno per quanto riguardava la vendita dell’Avanti: per 16 anni lo comprai ogni giorno.
L’Avanti, Organo del partito Socialista, per incrementare le vendite, aveva lanciato una campagna di vendita straordinaria consistente in una gara nazionale alla fine della quale, alla sezione vincente sarebbe andata in premio una vespa.
Alla federazione di Catania ero conosciuto per la mia attività e mi sfidarono... “la prossima domenica vediamo chi riesce a vendere più copie del giornale”. Riunito il direttivo della giovanile chiesi e ottenni un aiuto nella vendita del giornale. Mi ero impegnato per 100 copie, a patto che arrivassero a Giarre non oltre le nove.
Consegna rispettata. Le 100 copie, non senza fatica, tutte vendute tra Giarre e Riposto, entro mezzogiorno. La federazione di Catania battuta 100 a 70 !
In sei ci siamo divisi le copie del giornale iniziando dalla Piazza Duomo, poi la principale Via Callipoli nei due sensi, tre da un lato e tre dall’altro, contattando tutte le persone che incontravamo, anche quelle che conoscevamo come avversari.
Finita la via Callipoli imboccammo il Corso Italia e, con lo stesso sistema di prima, arrivammo sino a Riposto, dove malgrado una buona presenza socialista, vendemmo poco. Il resto venne collocato al ritorno a Giarre.
Nel 1946 si tennero le prime Amministrative. Essendo queste le prime elezioni libere dopo il ventennio fascista, vi era un gran ribollire di comizi, riunioni, infinite discussioni in Piazza Duomo e Via Callipoli fino a tarda notte, a volte anche molto animate e non solo con gli avversari, il cui epilogo non sempre era incruento.
Gli altoparlanti, che erano la novità, non sempre funzionavano bene: Per l’affitto e la collocazione-assistenza, ogni volta si faceva la richiesta ai fratelli Torrisi, gestori di un negozio di radiofonia, che provvedevano alla bisogna.
In genere per i comizi del pomeriggio gli altoparlanti venivano montati nella mattinata, per avere la possibilità di annunciare il comizio con il nome dell’oratore: “Attenzione, attenzione, questa sera alle ore 20,30, per il Partito socialista italiano, in questa piazza, terrà un pubblico comizio l’avv. Gigi Castiglione”. Oppure “parlerà alla cittadinanza giarrese l’On. professoressa Maria Alessi”.
Quando gli annunci li facevo io intercalavo invettive politiche contro gli avversari, vere filippiche, tanto che ci furono delle proteste presso i carabinieri.
Non sono stato chiamato, ma mi sono accorto che mi tenevano d’occhio.
In modo particolare un brigadiere, che non aspettava altro che il momento propizio per potermi arrestare e farmi passare qualche giorno in camera di sicurezza. Ma riuscii a non dargli questa soddisfazione.
Giarre allora contava circa 19.000 abitanti ed era un comune di una certa importanza, in termini di voti per i partiti e di preferenze per i candidati. Pezzi grossi di tutti i partiti venivano mandati dalle rispettive federazioni oppure sollecitati dalle sezioni.
Ricordo che il primo a fare un comizio per il PSI a Giarre, fu l’Avvocato Luigi (Gigi) Castiglione in una Piazza Duomo gremita all’inverosimile, con mia grandissima esultanza.
Nel 1947 avvenne la scissione di palazzo Barberini e l’Avvocato Castiglione aderì al partito dei fuoriusciti capeggiato da Giuseppe Saragat, ovvero al PSLI (Partito socialista dei lavoratori italiani).
Si disse che la scissione era stata sovvenzionata dai potenti sindacati americani. La stampa indicò gli appartenenti a questo partito col simpatico nomignolo di “piselli”.
Nella seconda legislatura, fu candidato ed eletto All’assemblea Regionale Siciliana. Dopo qualche anno rassegnò le dimissioni da deputato, nauseato di quello che aveva visto e sentito in uno dei parlamenti più antichi del mondo! Un uomo di altri tempi.
Altro oratore chiamato diverse volte a Giarre in questo primissimo dopoguerra, fu l’Avv. Enrico Albanese il quale veniva contattato privatamente e non tramite la federazione di Catania. Questo perché era fuori dal partito comunista di cui aveva fatto parte sin dalla sua nascita nel 1921.
Il motivo era semplice quanto sciocco e miope: era stato infatti emarginato perchè durante il periodo fascista, per poter continuare ad esercitare la professione aveva dovuto forzatamente, come tanti altri, quasi tutti, accettare la tessera del fascio.
Il partito non volle sentire ragioni, lo tacciò di tradimento e lo radiò. Cosicchè in attesa del reintegro che poi credo sia avvenuto, rimase ai margini della vita politica.
Altra battagliera oratrice intervenuta diverse volte a Giarre, è stata Gina Mare (PCI), poi deputata al parlamento regionale, Li Causi (PCI) poi deputato regionale; Martinez (PSI) poi deputato regionale; Maria Alessi (PSI), poi deputato nazionale, Cristaldi (PSI), poi deputato regionale; Matteo Gaudioso (PSI), distinto professore universitario che teneva comizi solo in locali chiusi, molti dei quali al teatro comunale.
Qualche tempo dopo venne a Giarre, per la chiusura della campagna elettorale, anche il futuro Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, ed essendo occupata sin dalla prima serata e sino a mezzanotte la Piazza Duomo, tenne un indimenticabile comizio in Piazza Armieri, pronunciando parole di fuoco che infiammarono la piazza di orgoglio socialista.
Un uomo risoluto, onesto come avevo sempre immaginato dovesse essere un socialista. Al di sopra delle cose materiali e del denaro; il senso dello Stato e delle Istituzioni unito ad un grande passione per le lotte dei lavoratori: per i loro diritti, al di la della convenienza politica contingente.
In questo periodo sussisteva tra il PSI ed il PCI, il cosi detto “Patto d’unità d’azione” e spesso, specie negli strati meno alfabetizzati, non si faceva molta differenza tra l’uno e l’altro partito della falce e del martello. Il tempo, che non ha colpe, e ancor più gli uomini (sbagliati) hanno separato, invece di unire, il corso delle vicende politiche e la storia dei due partiti, facendo una certa differenza.
Primo segretario del PSI a Giarre nel dopoguerra fu il Dr. Rosario Pennisi. Uomo generoso e filantropo. Non faceva pagare le visite mediche ai poveri e diceva che quello che non pagava il povero, lo faceva pagare ai ricchi. A modo suo applicava il socialismo. Era un bravo medico ed un brav’uomo, antifascista dichiarato, ma non era tagliato per la politica.
Mio referente alla sezione centro era il compagno Mario Strano. Questo era autista di servizio pubblico ed essendo che le auto di servizio pubblico stazionavano proprio davanti alla sezione socialista, quando era libero, si occupava delle varie incombenze della sezione, al posto del segretario di turno che in certo senso si sentiva sollevato.
Pur avendo più del doppio della mia età mi invitò a dargli del “Tu” cosa che a me, anche se nei due partiti della sinistra il “tu” in certo senso era d’obbligo, data la differenza d’età, mi creava un certo imbarazzo. Col tempo mi abituai.
Lavoravamo e progettavamo insieme. Sapendo di poter contare incondizionatamente su di me mi consultava per ogni cosa che si doveva fare, ed io facevo altrettanto. Un lungo cammino durato circa 35 anni sino a quanto nel 1972, con la scissione del PSIUP (un grave errore a mio giudizio), le nostre strade si divisero: io seguii l’ala massimalista ed aderii al Partito Socialista di Unità Proletaria, PSIUP, lui restò nel PSI. (continua)
Leonardo Di Bella
Carissimo Leonardo, leggere quanto scrivi mi procura una grande emozione e la detta lettura stuzzica tantissimo i miei ricordi di giovane che ha visto nella politica (ma quella con la P) una chiara affermazione di principi dell'Uomo che vuole incidere fattivamente e positivamente nella "società"; quella società spesso miope e sorda (apatia sicula). Riesci, con quello che scrivi, a dare uno spaccato della realtà, seppur d'altri tempi, che può essere aderente come un "calco" alla cronaca per tantissime altre realtà locali.
Non so cosa darei per riascoltare un comizio di Sandro Pertini...
Complimenti...!!!... Peccato che questa lettura difficilmente potrebbe contaggiare e contaminare un giovane d'oggi.
Ma sperar è d'uopo è d'obbligo.