Ricorsi al Tar e in Cassazione, può succedere di tutto.

07 aprile 2008
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Ancora non si è chiusa la polemica sull'eventuale ristampa delle schede attualmente in produzione che già martedì potrebbero piovere sulla discussione in corso le decisioni della Cassazione e del Tar del Lazio sulla vicenda della riammissione della Dc di Giuseppe Pizza tra le liste in corsa alle prossime elezioni. Una decisione che potrebbe giungere nei tempi stretti, in cui manca meno di una settimana al voto.

Nel contenzioso, intricato e complesso, apertosi tra la dc di Giuseppe Pizza e il Viminale dopo la decisione del Consiglio di Stato di riammettere il democristiano alle elezioni politiche del 13 e 14 aprile il giorno decisivo sarà infatti l'8 aprile: si riuniranno sia le sezioni unite civili della Cassazione ed esamineranno tre ricorsi dell'Avvocatura dello Stato sia il Tar del Lazio per decidere nel merito sul ricorso del dc Pizza.

Il nodo da sciogliere che accomuna i ricorsi è chiarire se la giustizia amministrativa abbia competenza ad occuparsi di questioni elettorale. Finora la giurisprudenza di piazza Cavour ha sempre escluso la competenza dei giudici amministrativi non solo in relazione alle valutazioni del risultato elettorale, ma anche a tutte le fasi del procedimento preelettorale. La competenza sarebbe soltanto del Parlamento.

Il ministro dell' Interni ha comunque escluso in modo categorico che le elezioni politiche di metà aprile possano correre il rischio di essere annullate a posteriori in seguito a denunce di vizi procedurali. Questa questione - ha affermato - è stata portata davanti ai giudici e i giudici decideranno". Il pronostico risulta molto incerto se si prende in considerazione una sentenza del Tar di Palermo del 4 aprile scorso che ha respinto il ricorso presentato dalla Dc di Giuseppe Pizza contro l'esclusione del simbolo dello scudo crociato dalla scheda elettorale, spiegando che non è la magistratura amministrativa a dover decidere sulle controversie sorte nella fase pre-elettorale, ma le Giunte di Camera e Senato.

"E' riservata infatti a ciascuna Camera - si legge nella sentenza - la competenza esclusiva in ordine alla verifica di legittimità di tutte le operazioni elettorali".

Quindi, secondo il Tar di Palermo, c'é una giurisprudenza in materia che non va nella direzione dell'ordinanza emessa dalla V sezione del Consiglio di Stato. La "tesi"di Palermo è respinta però dalla Dc che, con Paolo Del Mese, ricorda come "già in 12 casi le Giunte parlamentari si siano auto-proclamate incompetenti".

"E ora la Cassazione cosa potrà fare? - incalza Gino Capotosti ex Udeur ora Dc - imporre alle Giunte parlamentari una competenza che hanno già rifiutato?" *

I RICORSI IN CASSAZIONE: la Corte di Cassazione deve stabilire chi è competente a decidere sulle controversie pre-elettorali: se il giudice amministrativo o le Giunte elettorali di Camera e Senato. Le sezioni unite civili della Cassazione decideranno se accogliere o meno i tre ricorsi presentati dall'Avvocatura dello Stato contro decisioni della giustizia amministrativa.

Oltre al ricorso a nome del Viminale contro la decisione del Consiglio di Stato - l'Avvocatura ha presentato un altro ricorso contro una decisione emessa dal Tar dell'Abruzzo che ha sospeso i provvedimenti di esclusione della Dc di Pizza dalla competizione elettorale. Contro il Consiglio di Stato, in realtà i ricorsi sono due: uno con il quale si contesta nel merito il provvedimento del Consiglio di Stato e l'altro con il quale si chiede il regolamento preventivo di giurisdizione. *

IL RICORSO AL TAR DEL LAZIO: entrerà nel merito e la sentenza che sarà pubblicata chiuderà formalmente il giudizio davanti al Tribunale. Lo scorso 20 marzo il Tar del Lazio aveva con un'ordinanza declinato la giurisdizione del giudice amministrativo in questa specifica fase di giudizio.

Il partito di Giuseppe Pizza chiede al Tar, alla luce della decisione del Consiglio di Stato, di annullare, tra l'altro: la decisione dell'Ufficio elettorale centrale nazionale presso la Corte di Cassazione con la quale l'8 marzo è stata respinta l'opposizione proposta contro il provvedimento di esclusione da parte del Ministero dell'Interno; il provvedimento del Ministero dell'Interno che ha invitato a sostituire il contrassegno; la decisione dell'Ufficio elettorale regionale del Lazio presso la Corte d'appello di Roma con la quale il 10 marzo la lista del Partito della Democrazia Cristiana non è stata ammessa alle elezioni politiche.

Il Viminale, sempre il 4 aprile, in una lettera inviata alla Democrazia Cristiana di Pizza spiega nessuna esecuzione verrà data all'ordinanza del Consiglio di Stato: "La particolare complessità della situazione" dopo la decisione del Consiglio di Stato sul simbolo della Dc, "comporta la ragionevole aspettativa che una compiuta messa a punto delle iniziative eventualmente utili sopraggiunga dopo le decisioni degli organi giudiziari chiamati a pronunciarsi a breve in ordine alle impugnazioni giurisdizionali proposte dalla stesso Ministero".  

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