Il tramonto del sol dell’avvenir /3. La storia di un militante socialista

04 aprile 2008
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Aperta a Giarre la “Camera” (così veniva chiamata dal nome delle “Camere del Lavoro”) del PSI, mi iscrissi alla sezione giovanile. Raccolse la mia adesione l’allora segretario Pietro Patanè il quale, dopo la scissione di Palazzo Barberini nel 1947, seguì i socialdemocratici e più tardi confluì nella…Democrazia Cristiana: altro miracolo di equilibrismo trasformista. Con l’uscita di scena del Patanè, fui eletto all’unanimità nuovo segretario della Gioventù socialista giarrese e vi rimasi sino al gennaio del 1950, quando partii per il servizio militare.

La mia attività era frenetica. Il partito mi era entrato nel sangue ed era il mio solo pensiero: camminavo col carbone in tasca pronto a tracciare falci, martelli e relative scritte. Oltre a tutte le altre attività ero diventato l’attacchino ufficiale del partito.

Quintali di manifesti affissi. Quando mancavano andavo io stesso alla federazione di Catania a ritirarli. Pochi, e solo occasionalmente, i compagni che si prestavano ad aiutarmi. Solo un paio erano sempre disponibili, ma solo perchè offrivo loro, di tasca mia, sigarette e vino ancor prima d’iniziare il lavoro!Avevo pensato, ancora sedicenne, di aprire una sezione del partito nella mia frazione.

Con poche lire in tasca, una volontà di ferro e l’aiuto di qualche compagno, affittai da un vecchio amico che viveva da solo, una stanza della sua casa, quella che dava sulla strada; lui stava bene in quella sul retro. Non ci recava alcun disturbo e noi non disturbavamo lui.Venuto a sapere, il sopra menzionato prete Camilliano, dell’affitto della stanza per l’apertura di una sezione socialista nella sua parrocchia e per giunta a 50 metri dalla chiesa, si recò di corsa dal vecchio e gli offrì per la stanza, 400 lire al mese, al posto delle 300 con me pattuite. Per il vecchio che viveva con una misera pensione, cento lire facevano la differenza.

Cosi questo venne da me dicendomi che il prete gli aveva offerto cento lire in più e che, a causa delle sue precarie condizioni economiche era “un’offerta che non poteva rifiutare”. Mi chiese scusa, ma la stanza non me la poteva proprio più dare, era del prete.

Si può immaginare con quale disappunto appresi la notizia, ma non mi persi d’animo e rilanciai immediatamente: “Il prete vi dà 400 lire? io ve ne do 500”! Immediata la risposta: “allora il prete può andare a prendersela nel c...: la stanza è tua”. Il prete si rassegnò alla sconfitta. In tutto questo intrigo pirandelliano, facendo buon viso a cattivo gioco, mi ero riproposto che, non avendo il vecchio mantenuto la parola, gliela avrei fatta pagare salata. Intanto aveva fatto una pessima figura col prete, cosa che non deponeva a suo favore. Per buona misura divulgai al massimo quanto da lui affermato nei confronti del prete ed il messaggio arrivò sicuramente a destinazione.

Pagai le 500 lire del primo mese, in parte col ricavato della vendita di cereali sottratti di nascosto alla non opulenta dispensa familiare, ed in parte con quello che avevo raccolto tra i compagni.All’atto del pagamento del secondo mese, come da piano prestabilito, dissi al proprietario che purtroppo avrei dovuto lasciare la casa perchè le entrate non riuscivano a coprire le spese mensili.

A questo punto il vecchio fattosi i conti, e sapendo che non poteva più rivolgersi al prete, addivenne a più miti pretese accettando le 300 lire prima pattuite: ottenni anche il rimborso delle 200 Lire pagate in più il primo mese!

All’inaugurazione della nuova sezione socialista di Peri in via Nazionale-Peri (oggi Via Don Luigi Sturzo) intitolata a “Giacomo Matteotti”, la stanza era strapiena. Oratore ufficiale il compianto Prof. Biagio Andò, eletto nel 1946 sindaco di Giarre e poi nel 1952, deputato al Parlamento nazionale.

Per la storia ricordo che i sindaci eletti nella prima tornata elettorale del dopoguerra, per normativa transitoria, rimasero in carica 6 anni piuttosto che i 5 anni stabiliti dalla legge elettorale generale. Nel bel mezzo dell’intervento dall’on. Andò, si trovò a passare, in bicicletta, il compianto Prof. Giuseppe Russo, (che dal 1952 in poi avrebbe assunto la carica di sindaco democristiano di Giarre per 23 anni consecutivi) che, vedendo l’assembramento, (mi ha raccontato 50 anni dopo Lui stesso) davanti alla sezione, si fermò e avendo intuito l’avvenimento e riconosciuto l’oratore, con notevole dose di coraggio, scese dalla bicicletta, entrò e chiese come si usava allora, il “contraddittorio”.

Come prima ho detto di democrazia non me ne intendevo tanto ed il clima politico e sociale era incandescente, cosicché ho recepito l’invasione di campo come e più, di una offesa personale.

Come si permetteva questo Signore di entrare, senza essere invitato, a casa nostra e per giunta a voler contraddire quello che per me era vangelo? Prima ancora di pensarci mi lanciai per passare alle vie di fatto, ma quelli che si trovavano vicino a me, capite le mie intenzioni mi afferrarono, e malgrado cercassi di divincolarmi con tutte le mie forze, non riuscii nel mio intento bellicoso.

Quando mi lasciarono, del futuro sindaco di Giarre non v’era più traccia. A quel tempo il contraddittorio poteva andare bene in piazza, al cinema dove qualche volta si tenevano dei comizi, ma non in casa d’altri.

(continua)

Leonardo Di Bella 

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Anonimo 04 aprile 2008   16:01

Caro Leonardo, il Tuo racconto  diventa sempre più avvincente e coinvolgente... Ti dirò che all'atto della tua richiesta di iscrizione al Partito se stato molto più fortunato di me.

Io sono moto più giovane di te; e sai bene perchè ti do del Tu... Purtroppo nonostante io, al finire degli anni 70', abbia chiesto la tessera del partito socialista (istanza su carta legale di Lire 3.000), la stessa mi fu negata... Con mio grande rammarico rimasi orfano di partito fino alla primavera del 1985, anno nel quale aderii con grande convinzione e grandi conseguenziali soddisfazioni al Partito di Saragat.

Altri tempi caro Leonardo altri tempi.

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