Di scena in Rai il finto faccia a faccia fra Berlusconi e Veltroni. Chi ci è piaciuto di più? Il moderatore, la signora Giuliana del Bufalo. Ha parlato, tacendo. Un’autentico miracolo.

02 aprile 2008
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Ieri sera su Rai 2 c’è stato il faccia a faccia all’italiana fra i due candidati premier che hanno la possibilità di vincere e governare il Paese dopo il 14 aprile, Silvio Berlusconi e Walter Veltroni.

All’italiana, perché Veltroni e Berlusconi non si sono incontrati, non hanno parlato fra loro, ma hanno parlato “di loro” per interposta persona. Un episodio che da sola fa dell’Italia politica un’isola smarrita nell’arcipelago delle incongruenze. Roba da teatro dell’assurdo.I due leader si sono offerti alle domande di quattro giornalisti, due direttori di testate televisive pubbliche (Mazza e Riotta) e due editorialisti di giornali a grande diffusione (Folli e Sorgi), coordinati da Giuliana del Bufalo, una matura signora che parlando meno degli altri, con un sorriso sornione, ironico e talvolta perfino beffardo, ha comunicato scetticismo, dissenso, lieve condivisione nel corso delle conferenze.Nei due tempi di questo anomalo faccia a faccia la signora Del Bufalo è diventata un piccolo faro, una cartina di tornasole, una interprete virtuale di parole, gesti, espressioni, idee dei due protagonisti. Lo spettatore ne ha tratto giovamento, ha potuto mantenere un salutare filtro ai ragionamenti dei leader.

La signora Del Bufalo ha parlato senza parlare, i giornalisti non hanno parlato pur avendo la parola. Non è un gioco di parole, le cose stanno proprio così. Nei talk show molto salottieri ed all’acqua di rosa della politica italiana l’inesistenza “intellettuale”dei giornalisti è una coistante: appena varcano la soglia di uno studio televisivo professionisti importanti e intelligenti perdono verve, capacità critica, grinta, perfino il ruolo. I loro interventi sono parchi, sobri, timidi: poche parole, accenni, balbettio preoccupato, mentre le risposte sono alluvionali.

Potrebbero essere riprese, criticate, respinte, giudicate, affrontate duramente, approvate con leggiadria. Invece non succede proprio niente. Basterebbe registrarle le domande ed affidarle ad un manichino, invece che a giornalisti. Le conferenze stampa organizzate in TV non sono una corrida, sono un’astanteria, una sala parto, un laboratorio del volemose bene. Si corre il rischio di perdere il contato con la realtà. I leader non affrontano gli argomenti, li snocciolano, comnsapevoli di non dovere risponderne a nessuno.

Nessuna contestazione, nemmeno quando si fanno affermazioni senza capo né coda, o ci si inventa l’inverosimile.

Qualche furbetto crede di pitere spiegare tutto ciò tirando in ballo la par condicio, così come ci fece votare con una legge elettorale che consegna le nomine dei deputati e dei senatori ai capipartito.

La par condicio, nata per evitare che i padroni dei network televisivi – padroni pubblici e padroni privati – si impadronissero della piazza mediatica, costringa in una camicia di forza i protagonisti della campagna elettorale, divenendo di fatto liberticida.

Ma lo è davvero? Oppure si tratta di un alibi per potere impunemente ammannire agli italiani sonnacchiosi “faccia a faccia” finti legittimati dalla presenza di giornalisti-notai?

Qualcuno vuole spiegarci per quale benedetta ragione Fausto Bertinotti e Pierferdinando Casini, Fini e Franceschini, possano incontrarsi in uno studio televisivo e dibattere civilmente sui temi della campagna elettorale e non lo possano fare, invece, Berlusconi e Veltroni?Il Cavaliere sostiene che è colpa della “insulsa” par condicio.

Noi crediamo che non sia affatto così, crediamo che abbia deciso di non offrire una occasione di vantaggio all’avversario, ritenendo di avere i consensi necessari per vincere le elezioni.

Si tratta di una scelta legittima, seppure non condivisibile almeno per chi ritiene che la democrazia vada servita come meglio è possibile, offrendo ai cittadini elettori le opportunità per valutare pregi e difetti dei candidati e dei loro progetti. Ed a questo scopo un faccia a faccia fra Berlusconi e Veltroni, sarebbe stato assai utile, come lo è in ogni nazione al mondo. Obama e la Clinton si sono sfidati davanti ad una platea sterminata di spettatori senza alcuna remora, lo stesso è accaduto in Spagna fra i due leader socialista e popolare, per ricordare gli episodi più recenti.

Quanto al merito delle argomentazioni dei leader, nelle due conferenze stampa, preferiamo lasciare ai telespettatori il giudizio. Per quanto ci riguarda, hanno confermato la loro marcata diversità – culturale, politica, generazionale - piaccia o no agli italiani. Berlusconi combatte contro i mulini a vento del comunismo che non c’è e affibbia agli altri, alleati ed avversari politici, tutto ciò che non gli è riuscito di fare quando era alò governpo; Veltroni non rinuncia al “ma anche” che l’ha reso un personaggio, non volendo scontentare niente e nessuno, e si sottopone al cilicio del silenzio sull’avversario che non gli risparmia aspre critiche. Un cilicio, proprio così, dal momento che non pronuncia nemmeno il nome dell’avversario, ad evitare che una volta pronunciato il nome venga fuori il resto.

Complimenti. 

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Anonimo 03 aprile 2008   23:48
L'utente ha risposto al commento anonimo del 03 aprile 2008. Visualizza »

Ricordo che Berlusconi non ha mai accettato faccia a faccia con nessun altro candidato premier.

Si diceva, al tempo della discesa in campo del Cavaliere, che rifiutasse in quanto consapevole di non essere altrettanto abile rispetto a politici consumati. Ora che dovrebbe essere diventato abile ed esperto, un comunicatore del suo talento continua a rifiutarsi al confronto. Sempre per non dare un (eventuale) vantaggio all'avversario

Mi ricorda quei condomini che non partecipano alle riunioni perchè non vogliono perdere tempo con il volgo e poi mandano la lettera dell'amico avvocato piena di pretesti per non pagare. In genere,questi tipi sono riveriti perchè pieni di soldi e boria, sebbene nei pianerottoli si sussurri che sono arroganti e insopportabili. Per completare: solo soliti salutare spogliando le signore con gli occhi, hanno la moglie cornificata ma dotata di SUV. Ne conoscete tipi così?

 

Perchè propalare falsità ? Credo che mezza Italia nel 2006 abbia assistito ai due duelli Berlusconi-Prodi .

Perchè ,pur di sostenere tesi pregiudiziali (il nemico deve sputtanarsi sempre!) mettiamo in giro autentiche leggende metropolitane tipo "il coccodrillo (o "il caimano") sotto i tombini dei negozi di Via Ruggero Settimo ?

Se abbiamo un antipatia perchè alimentarla con bufale belluine ?

Vogliamo criminalizzare anche le "guardate" alle donne ? E magari sostenere che la sinistra è "casta e pura" e che i "democratici doc" si riproducono per gemmazione o partenogenesi?

E' verissimo Veltroni è meglio : le donne nemmeno le vede... E' miope ,balla coi lupi.

Anonimo 03 aprile 2008   20:46

Ricordo che Berlusconi non ha mai accettato faccia a faccia con nessun altro candidato premier.

Si diceva, al tempo della discesa in campo del Cavaliere, che rifiutasse in quanto consapevole di non essere altrettanto abile rispetto a politici consumati. Ora che dovrebbe essere diventato abile ed esperto, un comunicatore del suo talento continua a rifiutarsi al confronto. Sempre per non dare un (eventuale) vantaggio all'avversario

Mi ricorda quei condomini che non partecipano alle riunioni perchè non vogliono perdere tempo con il volgo e poi mandano la lettera dell'amico avvocato piena di pretesti per non pagare. In genere,questi tipi sono riveriti perchè pieni di soldi e boria, sebbene nei pianerottoli si sussurri che sono arroganti e insopportabili. Per completare: solo soliti salutare spogliando le signore con gli occhi, hanno la moglie cornificata ma dotata di SUV. Ne conoscete tipi così?

 

Anonimo 02 aprile 2008   18:18

Non credo che per me ed il mio giudizio sarebbe decisivo un confronto Berlusconi-Veltroni.Contano "le linee".

Perchè non credo che una battuta felice contro l'altro significa che hai ragione . La "prontezza di parola".....non è tutto.

Si potrebbe aver ragione e non esser brillanti spiritosi. Si potrebbe aver torto e "fare un figurone vincente".

Se io dico balbettante che "due più due fa quattro" anche se il mio interlocutore-nemico mi alluviona di paroloni e cerca di farmi pensare che sono un povero ingenuo....IO CONTINUO A PENSARE D'AVER RAGIONE E AD ESSERE CONVINTO CHE HA TORTO LUI QUANDO MI DICE CHE "DUE PIU' DUE FA CINQUE". Anche se lui cita statistiche internazionali.

Può anche darsi che lui ispiri più fiducia ,perchè è bravo ,abituato a parlare in pubblico. Io sono un povero Bertoldo e lui è un politicone-politicastro ,grande Capo d'un Grande Partito ,uno che sprizza sicurezza. Nel confronto televisivo i metri di giudizio sono troppo diversi e variegati. Potrebbe sembrar "più bravo" uno che ha la battuta più velenosa.Ma non è così.

Anonimo 02 aprile 2008   15:21
L'utente ha risposto al commento anonimo del 02 aprile 2008. Visualizza »

Concordo con quelli che pensano che in qualsiasi paese moderno il confronto tra i due contendenti principali che si candidano alla guida del governo piuttosto che il finto duello a cui si è assistito è un diritto dei cittadini che pretendono giustamente  di conoscere meglio per meglio votare chi dovrà risolvere i loro problemi. Si è di fatto assistito a due comizi intervallati da alcune domande di compiacenti giornalisti che si sforzavano a non contrariare l'intervistato con domande soft e a volte molto più simili a veri e propri assist sotto porta. Detto questo però volevo soffermarmi su una dichiarazione di Berlusconi che mi ha veramente colpito riguardante la positiva vicenda dell'assegnazione a Milano dell'Expo 2015. Il cavaliere, nell'esprimere soddisfazione per l'esito del barrage che ha visto prevalere Milano sulla turca  Smirne,  ha dato giustamente merito del risultato al sindaco Moratti, al presidente della regione Formigoni  e poi, invece di accomunare il governo  italiano con il suo capo Prodi ed i ministri D'Alema e Bonino, attribuisce a se stesso la parte più determinante del risultato avendo convinto i suoi amici capi di stato a votare a favore. Ha dimenticato tuttavia di dire che due dei paesi che hanno votato contro Milano sono gli USA dell'amico George Bush e la Russia del compagno Vladimir Putin. Allora delle due l'una o Berlusconi continua a millantare amicizie inesistenti o, e mi sembra l'ipotesi più verosimile,  il suo interessamento è una delle tante frequenti  bugie che in 14 anni hanno costellato la sua vita politica. Però  in qulche occasione , quando si rende conto di averla detta proprio grossa, azzera tutto dicendo che è stato capito male come recentemente ha fatto dopo avere annunciato la famosa cordata pronta a rilevare l'Alitalia salvaldo la sua italianità dal regalo ad Air France , prontamente smentito dagli stessi imprenditori indicati per la scalata. La conclusione è che "meno male che Silvio c'è" come dice il nuovo inno del cavaliere perchè, aggiungo io, altrimenti lo si dovrebbe inventare. Come si farebbe senza, quindi lunga vita magari ad Arcore piuttosto che a Palazzo Chigi. Franco Pizzuto - Palermo

Si lunghissima vita ad Arcore e non a Palazzo Chigi!

Anonimo 02 aprile 2008   01:48

Concordo con quelli che pensano che in qualsiasi paese moderno il confronto tra i due contendenti principali che si candidano alla guida del governo piuttosto che il finto duello a cui si è assistito è un diritto dei cittadini che pretendono giustamente  di conoscere meglio per meglio votare chi dovrà risolvere i loro problemi. Si è di fatto assistito a due comizi intervallati da alcune domande di compiacenti giornalisti che si sforzavano a non contrariare l'intervistato con domande soft e a volte molto più simili a veri e propri assist sotto porta. Detto questo però volevo soffermarmi su una dichiarazione di Berlusconi che mi ha veramente colpito riguardante la positiva vicenda dell'assegnazione a Milano dell'Expo 2015. Il cavaliere, nell'esprimere soddisfazione per l'esito del barrage che ha visto prevalere Milano sulla turca  Smirne,  ha dato giustamente merito del risultato al sindaco Moratti, al presidente della regione Formigoni  e poi, invece di accomunare il governo  italiano con il suo capo Prodi ed i ministri D'Alema e Bonino, attribuisce a se stesso la parte più determinante del risultato avendo convinto i suoi amici capi di stato a votare a favore. Ha dimenticato tuttavia di dire che due dei paesi che hanno votato contro Milano sono gli USA dell'amico George Bush e la Russia del compagno Vladimir Putin. Allora delle due l'una o Berlusconi continua a millantare amicizie inesistenti o, e mi sembra l'ipotesi più verosimile,  il suo interessamento è una delle tante frequenti  bugie che in 14 anni hanno costellato la sua vita politica. Però  in qulche occasione , quando si rende conto di averla detta proprio grossa, azzera tutto dicendo che è stato capito male come recentemente ha fatto dopo avere annunciato la famosa cordata pronta a rilevare l'Alitalia salvaldo la sua italianità dal regalo ad Air France , prontamente smentito dagli stessi imprenditori indicati per la scalata. La conclusione è che "meno male che Silvio c'è" come dice il nuovo inno del cavaliere perchè, aggiungo io, altrimenti lo si dovrebbe inventare. Come si farebbe senza, quindi lunga vita magari ad Arcore piuttosto che a Palazzo Chigi. Franco Pizzuto - Palermo

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