“Sarò costretto a governare, non ho scelta, ahimè!. E chi se non io? Ma chi me lo fa fare…” Il Cavaliere vittorioso alza il calice amaro del successo con due settimane di anticipo.

di Salvatore Parlagreco
31 marzo 2008
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Nella nostra lingua, missione, ha un significato univoco, ma da quando è diventata mission, le cose si sono incarbugliate. E’ diventata impossible. Aveva lo scopo di redimere, costringere la gente ad adottare il bene con le buone o con le cative. Era una cosa seria, la mission ha invece protagonisti virtuali. Non si sa nemmeno da che parte stanno. Il bene rimane dietro le quinte o in fondo al tunnel, così in fondo che nessuno sa che cosa sia e dove si trovi realmente.

Le mission senza missione, insomma.

Non c’è chi non ne abbia una: il dirigente ha una missione, altrimenti non ottiene il rinnovo del contratto, e  gli impiegati, gli operai hanno pure la loro missione, altrimenti non ottengono il premio di produttività. Ci sono anche le mission degli 007, quelle finte, del cinema, e quelle vere, dove si mette a repentaglio la vita senza poterlo farlo sapere a nessuno.

Le missioni rifulgono solo quando sono gli uomini politici ad assumersene la paternità. Ormai non c’è uomo politico che non abbia una missione da compiere per il bene del popolo.

La politica si è impadronita della missione.

Generalmente viene annunciata come “servizio”. Ad astra per aspera. Chi assume un ruolo istituzionale, di responsabilità politica, riceve una carica pubblica, annuncia sempre di stare compiendo una missione. Assume la funzione, l’incarico, la responsabilità perché è stato chiamato, non per sua scelta. Magari raggiunge l’obiettivo, ottiene il successo agognato dopo avere sgomitato, strattonato, ma rimane il fatto che a questa pugna è stato chiamato.

Giunto alla meta, vi guarda dritto negli occhi e pronuncia la fatidica frase: “Il partito mi ha chiesto questo sacrificio, non posso sottrarmi.. Oppure: “L’alta responsabilità che mi viene affidata mi fa tremare i polsi, ma è un servizio cui non posso sottrarmi. Me lo chiede il Paese, la mia gente…”

La sofferenza stampata sul viso scomparirà solo quando, concluso il breve discorso, il leader comincerà a stringere mani, dare pacche sulle spalle inseguito dai questuanti. Un che richiede il fermo immagine: vorrebbe conquistare, ma incontra facce note e sconosciute, tutte insieme,ed è costretto a soffermarsi, ad offrire segni di riconoscenza. Ma è già  difficile associare la gratitudine a quei visi anonimi divenuti strumenti di afflizione.

Il servizio per il Paese, legittimato come missione, richiederà tenacia, abnegazione, accurata scelta di collaboratori, amici e nemici. Sì, anche i nemici devono essere scelti accuratamente. Sbagliarne uno, significa giocarsi tutto. L’amico può essere allontanato, sostituito, tradito, rinnegato ma il nemico no. T’insegue, ti toglie il respiro, intriga.

L’intelligenza, dunque, sta nello sceglierlo accuratamene.

Non sempre è possibile… Walter Veltroni ha scelto come nemico Silvio Berlusconi; Gianfranco Fini, Storace; Daniela Santanchè, la nipote di Mussolini; Pieferdinando Casini ha dovuto sceglierne due (Veltroni e Barlusconi). E cos’ via.

Perché sia credibile, la missione deve essere accettata ob torto collo. Quando la chiamata arriva, non ci si sottrae, si va avanti come il condottiero in testa al suo esercito, pronto a prendersi il primo colpo di cannone.

Il potere è uno strumento indispensabile, il corollario di una trama, l’arredo del contesto, la lancia impugnata come monito. L’uomo politico che subisce, lieto, senza opporre resistenza, la chiamata, se ne serve come un monaco del saio, il Papa della tiara, l’avvocato della toga, il magistrato dell’ermellino. Deve mostrarsi impaurito per la gravosa responsabilità assuntai ed insieme sicuro di sé, incarnare le debolezze dell’uomo comune e le straordinarie virtù dell’uomo fuori dal comune, essere come gli altri ma diverso dagli altri.

Abbiamo un solo esempio da offrirvi. Silvio Berlusconi, reduce di ben quattro missioni, è giunto alla quinta con la forza d’animo della prima. Durante i suoi incontri, i bagni di folla, i comizi sopra il predellino dell’auto, in piazza e nei talk show, non ha mai perduto di vista il senso della sua missione. In ogni discorso l’annuncio della missione è divenuta liturgia, che impone una rigida sequenza: dapprima una pausa, il sorriso tirato, il silenzio e l’attesa degli astanti; poi il capo reclinato lievemente, gli occhi socchiusi e l’aria contrita, che si risolve in gioia contenuta ma contagiosa. La postura felice lascia allora spazio alla parola. "Avremo responsabilità di governo”, dichiara, godendo del tripudio della folla. “Mi verrebbe da dire: allontanate da me questo calice”.

Altra pausa, più breve della prima. E poi, dispiaciuto: “Non sarà possibile allontanarlo”. Il richiamo al Golgota, alla collina degli ulivi, alla passione di Cristo emoziona e pretende partecipazione. Il Cavaliere scandaglia la folla copn il suo sguardo repentino, s’insinua ovunque,abbracciandola idealmente; ne coglie gesti, parole, pensieri. “Qualcuno penserà: ma chi glielo fa fare?”, soggiunge, ormai appagato. La fronte raggrinzita, le mani sopra il leggio, ammette, infine, sincero: “Me la faccio anch'io questa  domanda, ma non c'é alternativa".

 

 

 

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Anonimo 31 marzo 2008   23:35
L'utente ha risposto al commento anonimo del 31 marzo 2008. Visualizza »

Contestualmente ,vìè da aggiungere ,Fini trova le platee semideserte. Ieri a Palermo quel che rimane della classe dirigente di An ha rimediato una figuraccia storica al cinema Imperia : le poltrone erano per metà vuote : Fini giustamente furibondo ha immediatamente dimissionato il segretario provinciale Cannella e quello regionale Scalia ,due burocrati di partito sempre super garantiti ed omaggiati. Il partito "di base" mancava tutto. Perchè il partito di Fini per Palermo s'è limitato a "salvare" l'on. Lo Presti ed il sen. Battaglia .Tutti gli altri FUORI. Così i palermitani "di destra" sono costretti di fatto coi loro voti ad "eleggere" l'agrigentino Scalia ed il trapanese Cristaldi :Mentre va sottolineato che il 65 % dei voti di An della Sicilia Occidentale erano della provincia di Palermo. Scalia ha realizzato così l'en plein della corrente "Nuova Alleanza" lasciando fuori sia Destra Protagonista (Cannella) sia la Destra Sociale di Virzì ,le due correnti più radicate nella base attiva del partito. Così Fini è venuto a raccogliere i frutti della sua stessa "semina". Che sperava ?

a veltroni non è andata meglio, in piazza massimo 4 gatti...

Anonimo 31 marzo 2008   21:15

 

Nel 1994 Berlusconi scende in campo contro la macchina da guerra di Occhetto e salva l'Italia dall'avvento dei comunisti. Peccato però che il suo governo dura poco (circa 6 mesi) a causa della decisione della Lega di Bossi di “tradire gli italiani” ritirandogli la fiducia. Allora si dà vita ad un governo tecnico guidato dall'allora ex ministro   del tesoro dello stesso governo Berlusconi, Lamberto Dini. Nel 1996 il cavaliere si offre nuovamente in sacrificio per il bene dell'Italia e si ricandida a guidare il paese  che però, mostrandosi ingrato, non gradisce dando la vittoria a Prodi. Tuttavia,Lui pur essendo in minoranza organizza una efficace azione politica di opposizione che gli consente del 2001 di ripresentarsi e di rivincere le elezioni governando per 5 anni ininterrottamente con la massima dedizione ed efficienza legislativa anche se "qualche volta" con provvedimenti che apparivano solo per gli accaniti detrattori "ad personam". Peccato però che i risultati di governo non sono stati positivi ma gli italiani conoscono le cause tutte esterne e imprevedibili. L'11 settembre non è stato, infatti, un danno solo per gli USA ma principalmente per l'Italia tanto da comprometterne per l'intera legislatura sviluppo e benessere. Nel 2006 gli italiani, dimostrandosi ancora una volta ingrati gli votano contro permettendo per la seconda volta a Prodi (sempre lui, allora lo fa apposta) di vincere le elezioni. Ma questa ultima vittoria è stata come quella di Pirro perchè alcuni suoi alleati, rinsaviti, dopo due anni  si ricordano dei grandi sacrifici di Berlusconi impegnato a rinnovare l'Italia e senza chiedere nulla in cambio hanno abbandonato Prodi ed hanno cercato un migliore approdo in Berlusconi, favorendo la spallata e le conseguenti elezioni anticipate. Nel frattempo alcuni come Dini (ancora Lui!!!)sono riusciti ad attraccare al porto di Arcore, altri hanno trovato i bombardieri impegnati a respingerli (povero Mastella!!!). Ma quando gli uomini sono forti nulla li ferma neanche l'età  e la stanchezza. Il popolo chiama  e Lui (Berlusconi, ovviamente) non può esimersi dal rispondere. Chi glielo farebbe fare di assumersi questa ulteriore nuova responsabilità. Ma ahilui non può dire di nò alle pressanti insistenze del popolo italiano che lo costringerà, suo malgrado, il 14 aprile a brindare con l'amoro calice della vittoria. Ha ragione Lui, gli italiani sono sadici. Non vorrei però che  il loro sadismo arrivi al punto che fino al 13 aprile lo illudono di una sicura vittoria, ma giunti alle urne non lo votino. A quel punto sono certo che il Cavaliere magari non brinderà per la vittoria ma per una meritata e agognata pensione.     Franco   Pizzuto   –  Palermo

Anonimo 31 marzo 2008   13:42

Appunto sig. berlusconi, chi glielo fa fare? Visto che ha ià una certa età, si goda le sue ville, i suoi finti teatri greci, le sue golette, il falso monte con la panchina sotto l'ulivo, i nipotini e la chitarra e si porti fuori dal pubblico! Ci lasci in pace, grazie!

marianna

Anonimo 31 marzo 2008   12:56

perderemo la faccia con gli altri paesi del mondo? lui diventerà sempre più ricco e noi sempre più poveri? ritorneranno le leggi fatte su misure per lui e i suoi amici?

però ci divertiremo

Anonimo 31 marzo 2008   10:51

Contestualmente ,vìè da aggiungere ,Fini trova le platee semideserte. Ieri a Palermo quel che rimane della classe dirigente di An ha rimediato una figuraccia storica al cinema Imperia : le poltrone erano per metà vuote : Fini giustamente furibondo ha immediatamente dimissionato il segretario provinciale Cannella e quello regionale Scalia ,due burocrati di partito sempre super garantiti ed omaggiati. Il partito "di base" mancava tutto. Perchè il partito di Fini per Palermo s'è limitato a "salvare" l'on. Lo Presti ed il sen. Battaglia .Tutti gli altri FUORI. Così i palermitani "di destra" sono costretti di fatto coi loro voti ad "eleggere" l'agrigentino Scalia ed il trapanese Cristaldi :Mentre va sottolineato che il 65 % dei voti di An della Sicilia Occidentale erano della provincia di Palermo. Scalia ha realizzato così l'en plein della corrente "Nuova Alleanza" lasciando fuori sia Destra Protagonista (Cannella) sia la Destra Sociale di Virzì ,le due correnti più radicate nella base attiva del partito. Così Fini è venuto a raccogliere i frutti della sua stessa "semina". Che sperava ?

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