In Francia e in Spagna i socialisti vincono, in mezza Europa governano, in Italia scompaiono dal Parlamento nazionale.

18 marzo 2008 00:41
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 In Francia i socialisti hanno vinto, il risultato elettorale appare sorprendente per almeno due ragioni: le proporzioni vistose e i tempi rapidi nel quali i francesi hanno voltato le spalle ai gollisti. Sono stati in tanti a farlo, un evento semplicemente inconcepibile in Italia. Appena due settimane or sono in Spagna i socialisti di Gonzales hanno ottenuto la maggioranza relativa dei voti con uno scarto significativo rispetto ai popolari: governeranno per un’altra legislatura.

La Spagna vive la sua storia migliore, le istituzioni sono guidate da giovani, qualunque sia lo schieramento politico che rapprentano. Uno Stato laico, rispettoso della diversità, ed una società aperta,civile. Il vento che soffia in Europa è socialista.

Alcuni opinionisti si chiedono in queste ore perciò se i successi dei socialisti possano o meno avvantaggiare in Italia i partiti che si richiamano in qualche modo alla sinistra. In una vigilia elettorale è legittimo che si pongano queste domande, ma in Italia non esiste un partito socialista. Ne abbiamo uno ne uno, i socialisti democratici di Boselli (SD) che sulla carta raccoglie tutte le anime perse del socialismo italiano. Per la prima volta tutti insieme. Ma nonostante l’assembnlòaggio, il conto finale è modesto.

La formazione di Boselli è accreditata di un consenso elettorale che raggiunge a malapena l’1 per cento, forse il 2, e a causa di ciò è probabile che non riesca ad avere una rappresentanza parlamentare alla Camera e al Senato.Non è una buona cosa, qualunque sia l’ottica politica con cui si giudica la previsione.

La tradizione socialista, al pari di quella cattolica, liberale, repubblicana, fa parte della cultura politica italiana. I socialisti dovrebbero superare il 4% per la Camera dei deputati e l'8% per il Senato della repubblica. La legge elettorale vigente, è il suo unico merito, si propone la semplificazione del quadro politico.

La vittima più illustre della semplificazione è proprio il partito socialista. La prossima legislatura dunque non avrà deputati socialisti. Sarà la prima volta in Italia. Nella sinistra italiana ci sono altre due formazioni che si richiamano, se pure vagamente, al socialismo: si tratta della Sinistra arcobaleno (comunisti italiani, rifondazione comunista e ambientalistim, e il partito democratico di Walter Veltroni, dichiaratamente riformista. Il PD ha lasciato fuori dall'uscio del loft romano i socialisti di Boselli. ma ha accolto i radicali di Pannella (senza Pannella) e l'Italia dei Valori di Antonio di Pietro (con Di Pietro). Un atteggiamento che penalizza fortemente i socialisti. perché sono stati lasciati fuori dalla porta?

La spiegazione ufficiale è la seguente: i socialisti pretendevano che il loro simbolo fosse mantenuto. Veltroni ha fatto della sua autonomia la bandiera della campagna elettorale, marcare una rottura col passato e convincere gli elettori che le difficoltà di governo erano unicamente dovute alla molteplicità di schieramenti, insomma c'era chi la voleva cotta di lavoro e la cruda; perciò ha dovuto mantenere dritto il timone su questa rotta. Un ragionamento lineare in definitiva, se non fosse per la storia dei radicali e di IDV accolti a braccia aperte.

C'è quindi qualcosa di “non detto” nelle difficoltà incontrate dai socialisti.

Torniamo dunque alla domanda iniziale: il vento socialista che soffia in Europa potrà avvantaggiare le sinistre italiane? Poco o niente, a nostro avviso, a meno che non succeda qualcosa di eclatante, ma non riusciamo ad immaginare che cosa. Bisogna andare indietro di venti anni per capire cosa ha messo i socialisti italiani fuori dal Parlamento italiano. Riscrivere la storia, guadagnare la memoria dei fatti è un processo lungo e faticoso.Il 6 maggio 1992, quando ai dirigenti del Psi giungevano i primi avvisi di garanzia, l'Unità condannò il Psi, e non i singoli indiziati, senza attendere l'esito delle indagini o le conclusioni del processo. Il Psi era "il responsabile della morte politica dei partiti, l'alfiere e l'insofferente interprete di una modernità scettica verso ogni vincolo".

Esso, dunque, avrebbe dovuto assumersi la "responsabilità intera della sua cecità politica". Il Pci, invece, aveva le carte in regola. Era cambiato e "testimoniava la volontà di ripercorrere la storia di una separazione e le ragioni per lavorare insieme per un nuovo governo del Paese".

Questa intenzione non sarebbe stata coronata dal successo per colpa dei socialisti. "La storia propriamente e nobilmente politica – conclude con rammarico l'Unità – ha trovato un intralcio nella questione morale".

Sia il Pci di Berlinguer sia il Pds di Occhetto anelano al superamento delle divisioni, ma "la modernità scettica di ogni vincolo" spegne l'anelito e costringe il Pci-Pds a condannare il Psi, come "responsabile della morte politica dei partiti". Non più socialfascista, socialdemocratico e socialtraditore, il Psi è semplicemente impresentabile. E possibile ignorare simili ma-cigni e affidarsi alla mozione degli affetti? No, non è possibile.Gli eredi del comunismo si sono presi ciò che i socialisti in rotta lasciavano sul campo senza spiegare che cosa facevano e come intendevano utilizzare le spoglie. Gli eredi del Psi si sono rifugiati in un rancoroso rifiuto a ripassare il diario degli eventi che essi stessi avevano determinato, preferendo cercare esclusivamente nel campo avverso le cause della loro disgrazie.

È forse venuto il tempo di fare un sereno, onesto esame dei fatti per stabilire fino a che punto il degrado del Psi abbia facilitato il compito di coloro che hanno voluto la sua scomparsa, e fino a che punto l'antisocialismo comunista e postcomunista abbia compromesso le sorti della sinistra in Italia.

Rileggere la storia, quella delle origini e la più recente, è un atto dovuto, una necessità politica, uno strumento di continuità e di trasparenza, un modo di conciliare l'esperienza dei militanti con la realtà e di coniugare la storia del partito – comunista, socialista – con il progetto della sinistra del terzo millennio. Un modo per rendere onore alla generosità e alle passioni delle militanze, alle tante storie di uomini senza nome animati da passione civile, un modo per fondare una identità accettata e accettabile.

E un tappa ineludibile, se si vuole costruire lo spirito unitario e mettere insieme il ricco patrimonio che la diversità culturale concede.Le forme tradizionali di lotta e di mobilitazione sono state sostituite da decisioni di vertice, imposte in qualche misura dai tempi e dall'organizzazione delle tecnologie mediatiche e dei sistemi d'informazione. Il riformismo concepito dalle oligarchie, seppure illuminate, non può rappresentare, comunque, un deterrente per misurasi con la forza e la complessità del governo dell'economia.

Ci sono, perciò, libertà da conquistare e restituire, opportunità eguali da realizzare, forme nuove di mobilitazione e di partecipazione da creare per ricostruire il patrimonio ideale della sinistra liberalsocialista. Il nuovo soggetto politico deve essere capace di rappresentare meriti e bisogni di un mondo che le straordinarie scoperte scientifiche, la diffusione dei saperi e i nuovi lavori hanno modificato totalmente.Sono cambiati i valori fondanti della vita sociale, è cambiata la morale, sono cresciute le libertà individuali e collettive.

Questioni etiche essenziali – la sessualità, la famiglia, la biotecnologia, la tolleranza culturale e religiosa – sono ancora irrisolte o affidate al magistero delle chiese che hanno certezze e passioni forti e impongono una signoria delle fedi a coloro che non professano alcuna confessione o, professandola, affidano allo Stato il compito di garantire le libertà di tutti, laici e religiosi, e credono che non si possa trasformare il precetto religioso in legge o il peccato in un crimine penalmente perseguibile.

Gli squilibri sociali sono ancora gravi e ingiusti: il 7 per cento degli italiani possiede il 44 per cento della ricchezza.

Ci sono diritti ancora non riconosciuti e libertà – etiche, materiali – ancora da guadagnare: il riformismo socialista è uno strumento adatto per rappresentare i bisogni, i diritti, le libertà inevase e i principi di solidarietà, tolleranza, internazionalismo.

La società civile non può che essere pensata come una società aperta e senza confini. E una società aperta non può che essere laica e riformista, non può che operare al fine di realizzare l'uguaglianza delle opportunità e delle facoltà, governando le trasformazioni. Le quali non sono sinonimo di un progresso indefinibile, ma opportunità che richiamano responsabilità solidali, valorizzazione dei meriti e riconoscimento dei bisogni.

Coloro che affidano allo Stato il compito di far rispettare precetti religiosi, o di contrapporsi marxianamente all'impresa, disconoscendo le innovazioni provocate dall'azionariato diffuso, dal sistema dei beni materiali sul capitale, non sono né riformisti, né socialisti.

L’assenza della tradizione socialista, dunque, non è solo un’assenza di uomini, ma di una cultura politica. Una sinistra senza i socialisti è un'invenzione: non ha storia, valori e voti che l'abilitano a diventare alternativa democratica; del pari, i socialisti fuori dalla sinistra sono un'invenzione. 

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Anonimo 19 marzo 2008   18:52
L'utente ha risposto al commento anonimo del 19 marzo 2008. Visualizza »

i primi a sperimentare le foibe sono stati gli italianissimi fascisti. Quando non hanno infoibato hanno deportato e italianizzato villagi e città slave (slavi considerati naturalmente inferiori). Questa retorica delle foibe è diventata l'ennesima spuntata arma con cui il peggiore revisionismo cerca di imporre una simmetria tra fascismo-comunismo, secondo la logica tutti colpevoli/tutti innocenti. Spiacenti ma non è così. Da una parte, con tutti gli errori possibili, c'è chi ha liberato l'italia dal fascismo e l'europa dal nazismo. Dall'altra, in mezzo ad orrori e stermini, c'è la coerenza di un modello autoritario e violento, che ha trovato razzismo e nello sfruttamento di classe le ragioni della propria esistenza.

Forse i comunisti nel 45 hanno sbagliato a non voler chiudere definitivamente i conti con i fascisti rimasti in questo paese...

Guardi che Boris Pahor è uno scrittore antifascista e di sinistra. Non un "revisionista".

E lui la verità storica sulle foibe non cerca di occultarla.

Forse i comunisti "per chiudere i conti" come vorrebbe Lei dovevano riempire meglio e di più le foibe?

Sappia che nelle foibe finirono anche tanti antifascisti colpevoli solo d'avere un cognome italiano.

Anonimo 19 marzo 2008   16:57
L'utente ha risposto al commento anonimo del 19 marzo 2008. Visualizza »

COMUNISTI ITALIANI ,LA MEMORIA DA NON RIMUOVERE.- Lo scrittore di nazionalità slovena e cittadinanza italiana BORIS PAHOR sul "Venerdì di Repubblica" ha affermato: "NAPOLITANO HA PARLATO DI BARBARIE SLAVA A PROPOSITO DELLE FOIBE...MA CHI SE NON I COMUNISTI ITALIANI HA DATO AI PARTIGIANI JUGOSLAVI I NOMI DELLA GENTE DA ELIMINARE?! NAPOLITANO SI RICORDI CHE ERA ALLINEATO CON TITO FINO AL 1948".

i primi a sperimentare le foibe sono stati gli italianissimi fascisti. Quando non hanno infoibato hanno deportato e italianizzato villagi e città slave (slavi considerati naturalmente inferiori). Questa retorica delle foibe è diventata l'ennesima spuntata arma con cui il peggiore revisionismo cerca di imporre una simmetria tra fascismo-comunismo, secondo la logica tutti colpevoli/tutti innocenti. Spiacenti ma non è così. Da una parte, con tutti gli errori possibili, c'è chi ha liberato l'italia dal fascismo e l'europa dal nazismo. Dall'altra, in mezzo ad orrori e stermini, c'è la coerenza di un modello autoritario e violento, che ha trovato razzismo e nello sfruttamento di classe le ragioni della propria esistenza.

Forse i comunisti nel 45 hanno sbagliato a non voler chiudere definitivamente i conti con i fascisti rimasti in questo paese...

Anonimo 18 marzo 2008   20:04

COMUNISTI ITALIANI ,LA MEMORIA DA NON RIMUOVERE.- Lo scrittore di nazionalità slovena e cittadinanza italiana BORIS PAHOR sul "Venerdì di Repubblica" ha affermato: "NAPOLITANO HA PARLATO DI BARBARIE SLAVA A PROPOSITO DELLE FOIBE...MA CHI SE NON I COMUNISTI ITALIANI HA DATO AI PARTIGIANI JUGOSLAVI I NOMI DELLA GENTE DA ELIMINARE?! NAPOLITANO SI RICORDI CHE ERA ALLINEATO CON TITO FINO AL 1948".

Anonimo 18 marzo 2008   13:50

Come tutte le teorie che diventano "ideali politici" ,forse il socialismo è diventato come un grande lago cui arrivano tanti fiumi o torrenti diversi e da cui partono una serie di emissari in tante "direzioni" diverse. Con acque pure "diverse".

Non a caso i socialdemocratici tedeschi furono favorevoli alla prima Guerra Mondiale.

E Benito Mussolini ,prima di diventare interventista, fu un socialista famoso ed arrivò a dirigere l'AVANTI.

Non vorrei apparir sgradevole ,ma anche il partito di Hitler s'autodefinì nazional-SOCIALISTA.

E molti regimi tirannici comunisti si definirono "popolari" e "socialisti".

Diciamo che ,dopo gli strapazzi del XX secolo ,dovremmo forse un po' tutti rivedere la nostra Terminologia e riformulare un nuovo Dizionario NON DELLA STORIA POLITICA MA DELLA POLITICA COME LA INTENDIAMO OGGI.

Altrimenti la confusione aumenterà a ritmi sempre più vertiginosi.

 

Anonimo 18 marzo 2008   13:05

Sul piano scientifico-culturale questa faccenda del liberal-socialismo,oltre che apparire una contraddizione in termini ,appare confortata ,al di là della difficoltà proprio teorica ,da una scarsa e poco probante prova pratica "in corpore vili" ,sul campo ,alla prova del fuoco dei fatti ,cioè dell'esperienza di governo.

La teoria "LIB-LAB" anzi appare "datata" al di là di qualche correttivo concreto apportato da un Blair alla tradizione del "socialismo" britannico che in realtà è stata sempre assai poco "ortodossa" e molto, molto anomala.

Zapatero ,poi ,mi pare molto più sbilanciato a sinistra ed i suoi toni appaiono più decisamente anarco-populistici e libertari. Ma per il resto ,specie in rapporto all'Europa comunitaria, mi pare che come Nazione capitalista la Spagna non abbia nulla da invidiare alla più destrorsa Germania. Per questo ancora oggi parlare di liberal-socialismo è cosa che suscita ,per lo meno ,una serie di interrogativi complessi collegati ad ancor più difficili risposte "praticabili".

Anonimo 18 marzo 2008   11:21

il paragone tra i SOCIALISTI di mezza europa ed i socialisti nostrani è assurdo.I nostri socialisti sono stati sempre delle figure grigie all'ombra dei comunisti che li hanno sempre trattati da servi sciocchi.

Quando hanno cercato di camminare con i loro piedi si sono rivelati per quello che erano, un ammaso di  mariuoli.

Anonimo 18 marzo 2008   11:13

Tangentopoli è caduta come una mannaia proprio nel momento in cui il socialismo italiano stava giocando la sua carta storica più importante : quella della presa di distanza dai comunisti del fortissimo PCI.

Craxi aveva ereditato una storia socialista italiana troppo strettamente intrecciata a quella comunista a partire dal dopoguerra dalle politiche di "Fronte Popolare" che impedirono l'isolamento e la marginalizzazione del PCI di Togliatti.

Finita la guerra e l'unità antifascista ,Nenni avrebbe dovuto aver più scoraggio a "marcare i confini" col PCI ,specie sulla base del valore Libertà e sulla politica internazionale. Ma il suo passato "militante" e la sua cultura di base glielo impedirono. Craxi lo capì ,ma l'idea dell'apertura ai comunisti ,nel frattempo aveva fatto breccia anche nella Dc.

E quando Craxi fu individuato dai "compagni" occhettiani come "il nemico oggettivo",scattò il trappolone del Trivulzio e l'epopea del pool di Milano . E rispetto a questa storia Boselli ha manifestato una pericolosa amnesia "da rimozione". 

Anonimo 18 marzo 2008   10:24

Ho dato un'occhiata al programma di Rutelli on line ed ho visto xhe ha inserito la chiusura di alcuni campi-baraccopoli della perferia abitati da Rom ,nordafricani e slavi. Forse....forse se ne accorge un po' in ritardo.

Comunque MEGLIO TARDI CHE MAI. Nemmeno ai romani di sinistra piace sentirsi insicuri.

E la sinistra romana è sempre stata forte proprio nelle borgate.

Adesso la finirà di insultare la Lega ? HA CAPITO ?

Perchè non si prova a prendere l'autobus e òa metropolitana a certe ore ? E' uno slalom in mezzo ai lazzi ed alle provocazioni . Senza tutela ,senza sorvegliana ,senza Stato. Siamo diventato noi Italiani di fatto i cittadini di serie B. 

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