I sondaggi politico-elettorale ''sono e vanno usati come strumento di lavoro e non strumentalizzati per fare propaganda elettorale''. A lanciare il monito è Nando Pagnoncelli Presidente di Assirm, l'associazione che rappresenta attualmente 46 fra i maggiori Istituti italiani di ricerche di mercato, sondaggi di opinione, ricerca sociale, secondo cui ''sempre più spesso i risultati dei sondaggi politico-elettorali vengono usati come strumento di propaganda, scagliandoli, come vere armi, contro lo schieramento avverso''. Il risultato? ''Dar fiato alle trombe - spiega - per dimostrare che il proprio avversario utilizza sondaggi di parte, con la conseguenza di dettare discredito su un'intera categoria e generare confusione tra gli elettori, cercando di influenzarne le
scelte''.
La denuncia dell'Assirm ''vuole prevenire quelle che sono le polemiche che immancabilmente accompagnano ogni fase pre elettorale ed elettorale, ma che vuole anche rispondere a tutti coloro che già nelle prime fasi di questo confronto elettorale hanno attaccato la funzione dei sondaggi. Il tutto senza contare le polemiche che puntualmente ogni tornata elettorale si scagliano contro il mondo dei sondaggi e delle ricerche sociali, accusati di ''non essere precisi e di dare dei risultati che poi non corrispondono all'effettivo risultato''.
''La ricerca socio-politica negli ultimi anni ha subito un significativo cambiamento nella sua funzione d'uso - continua Pagnoncelli, Presidente di Assirm - non è più solo uno strumento di conoscenza ed analisi dell'elettorato ma e' sempre piu' strumento di previsione e di comunicazione politica. E' necessario che i sondaggi tornino alla loro funzione originaria di strumento di studio e di analisi, che si ridefiniscano le aspettative rispetto alla loro funzione previsiva alla luce degli oggettivi limiti esistenti e che ci si astenga dall'utilizzarli per influenzare l'opinione pubblica''. Ancora più importante ed urgente in vista delle prossime elezioni, dove il numero di indecisi sarà particolarmente alto e quindi i rischi di influenzare indebitamente le intenzioni di voto ancora più attuale. ''Le elezioni che si terranno il prossimo 13 e 14 aprile - continua Pagnoncelli - sono particolarmente delicate, ecco perché Assirm sta proponendo con forza di rinegoziare la relazione tra istituti demoscopici, sistema politico e mezzi di informazione, assumendo impegni precisi, nel rispetto dei propri ruoli, nella consapevolezza delle rispettive responsabilità e nell'interesse dei cittadini, affinché la ricerca socio-politica e i sondaggi elettorali continuino ad essere uno strumento di democrazia e non diventino un rischio per la democrazia''.
Ed è proprio per fare chiarezza che Assirm ha elaborato un vero e proprio decalogo per un corretto uso e una responsabile diffusione dei sondaggi elettorali, una sorta di patto-etico tra Istituti di Ricerca, forze politiche e media. Molti punti sono relativi al corretto linguaggio da utilizzare, a partire da dal fatto che non bisogna mai confondere le stime dei sondaggi post-elettorali (exit poll o sondaggi telefonici a elettori che hanno già votato) con quelle che emergono dai sondaggi pre-elettorali, che risultano influenzate dalla presenza di elettori incerti o dubbiosi. Ma un aspetto fondamentale è che non bisogna mai decontestualizzare il sondaggio pre-elettorale dal preciso momento in cui è stato realizzato (vanno considerati come ''fotografie'' di un determinato momento e non come l'esito finale della consultazione elettorale).
Questo non vuol dire che non possano essere fatti confronti, ma non bisogna mai dimenticare che anche due sondaggi, fatti a brevissima distanza di tempo tra loro (per esempio prima e dopo un faccia a faccia dei candidati), possono dare risultati differenti: l'opinione pubblica non è fissa ed immutabile e una quota rilevante di elettori decide negli ultimi giorni se votare e chi votare. Bisogna distinguere nettamente il dato puntuale (la ''fotografia'') di un sondaggio rispetto alle previsioni di un istituto sul possibile esito delle elezioni: ogni istituto elabora stime previsionali in base a propri modelli statistici e ai propri approcci metodologici che possono essere differenti da quelli di altri istituti. Non bisogna mai dimenticare che gli orientamenti di voto possono spostarsi per effetto delle azioni della politica durante la campagna elettorale e determinare cambiamenti rispetto ai risultati dei sondaggi.
Occorre ricordarsi sempre che la previsione del risultato finale può risultare alterata da un elevato tasso di rifiuto delle interviste in fase pre-elettorale, oltre al fatto che bisogna ricordare sempre che la stima del risultato finale può risultare imprecisa per effetto della reale affluenza alle urne. Con i sondaggi, infatti, è difficile stimare correttamente l'affluenza alle urne. Le stime, pertanto, si basano su ipotesi di affluenza che, se smentite, riducono la precisione.
E' fondamentale ricordare sempre che tutti i sondaggi contengono un errore statistico che è tanto più elevato quanto più esiguo è il campione, oltre al fatto che l'errore statistico assume un'ampiezza maggiore su un dato prossimo al 50% e puo' creare uno scenario fuorviante dando l'impressione di continui cambiamenti di fronte con l'alternarsi del sorpasso di uno schieramento sull'altro.
Leggendo i risultati di un sondaggio bisogna ricordarsi sempre che le stime di voto vengono calcolate attraverso metodi di ponderazione dei dati raccolti, ovvero applicando dei correttivi che si basano prevalentemente sul comportamento di voto passato. Le stime possono quindi essere imprecise soprattutto quando nello scenario
politico e degli schieramenti si verificano importanti cambiamenti. Infine bisogna sempre spiegare con chiarezza i risultati e utilizzare una corretta terminologia quando si pubblicano i sondaggi politico-elettorali: bisogna fare particolare attenzione a distinguere tra sondaggi e previsioni, tra exit-poll e proiezioni, solo per fare alcuni esempi. E' quindi fondamentale che i media utilizzino propriamente e spieghino le differenze e il significato dei diversi termini e strumenti.
Sopratutto ci sarebbe da chiedersi se il sapere che uno schieramento è in vantaggio sull'altro non porti, al contrario, un impegno maggiore per chi è in svantaggio ad adoperarsi maggiormente per eliminare il dislivello e quindi lo sbandierare un vantaggio , vero o immaginario che sia, alla fine si trasformerebbe in un handicap