L’Udc in Sicilia appoggerà la candidatura di Raffaele Lombardo. ‘Un accordo di tipo elettorale. Non un accordo politico’ sottolineano fonti del partito. La staffetta verso le prossime elezioni della Regione vedrà quindi fianco a fianco il partito di Berlusconi, il Movimento per l’autonomia e l’Unione dei Democratici cristiani. Un’intesa che permetterebbe al centro destra, secondo i sondaggi pubblicati oggi da Crespi Ricerche, di ottenere la presidenza
della Regione. La Pdl e l’Udc sono riusciti in Sicilia a superare gli screzi che li dividono nel resto d’Italia. Ma come mai la l’amore nasce proprio in terra meridionale? Saranno i profumi di zagara e di gelsomino ad addolcire gli animi dei leader?
La risposta sta proprio nella candidatura di Lombardo, cui i centristi siciliani riconoscono il pensiero moderato. Forse perché il Pdl si è spostato a destra solo nel resto d’Italia, mentre in terra di Sicilia, enorme serbatoio di voti dell’Udc, la moderazione berlusconiana esiste ancora.
Ma come superare, in futuro, le forti divergenze interne tra i partiti del centro destra?
“Ci aspettiamo che all’indomani della vittoria, ci si sieda attorno ad un tavolo per rilanciare un grande progetto di modernizzazione dell’isola”.
Sono queste le speranze di Giuseppe Drago, deputato nazionale Udc, già presidente della Regione Siciliana nel 1998.
“In Sicilia mireremo allo svecchiamento dei gruppi dirigenti. Un turn over, a prescindere dall’aerea politica, che avverrà anche tra il personale burocratico”.
È questa quindi la veste con cui il partito di centro si presenta ai propri elettori: mantenendo la propria identità, ma con un abito sartoriale da “veri riformisti”.
Drago assicura inoltre che la vecchia DC è stata ormai consegnata alla storia. “Siamo pronti a portare avanti nuovi valori, con volti diversi, da tramandare ai giovani”.
L’Udc punterà sul merito, proponendo un cambio della classe dirigente che “non dovrà avvenire sulla base dei ricambi familiari”.
Ad onore di cronaca, bisogna ricordare che qualcosa non è stato ancora consegnato alla storia. Quella memoria dei reati di mafia e di corruzione, attribuiti a figure politiche del centro siciliano. Un’immagine forte che rimane impressa nella mente dei siciliani. Come anche la condanna per reato di peculato e la conseguente pena di tre anni e tre mesi di reclusione, inflitta dal Tribunale di Palermo a Giuseppe Drago, per essersi appropriato, durante la presidenza, di fondi riservati della Regione Siciliana.