Quanto costa la campagna elettorale a un candidato? E chi può permettersi di affrontarla? Queste domande che le facciamo da tempo, distrattamente, senza rifletterci sopra. In verità riflettiamo poco su tante cose, forse troppe. Nella scala delle priorità i costi della campagna elettorale non stanno in cima ai nostri pensieri.
Eppure qualche scalino meriterebbero di salirlo nell’agenda dei nostri interessi.
Perché?
Chi spende di più ha molte più probabilità degli altri di essere eletto e rappresentare i nostri bisogni, interessi, desideri, volontà. Tutto.
La nostra vita è segnata, in misura ampia, dalle decisioni che vengono assunte nelle istituzioni: dal comune alle Camere, passando per le province e le regioni. Se non posso utilizzare trasporti pubblici, scuole materne, ospedali rassicuranti; se i costi dell’energia sono salati, se le tasse si mangiano il mio stipendio vuol dire che qualcuno ha deciso (o non ha deciso, favorendo decisioni altrui) che le cose vadano come vanno. Le responsabilità non stanno tutte da una parte e vanno suddivise.
Chi sta al governo ha la sua parte di responsabilità, chio sta in parlamento un’altra parte e chi siede in consiglio comunale ha la sua porticina. Ma il mondo oggi è fatto in modo che quando succede qualcosa in Germania, la conseguenze arrivano da noi e viceversa.
Quando gli americani aprono il cordone della borsa a coloro che non possono pagare il mutuo casa e poi aumentano i tassi d’interesse dei debitori mandando a carte quarantotto milioni di famiglie, il boomerang dell’onda di ritorno (debitori che non pagano, banche sull’orlo del fallimento) arriva a casa nostra come lo tsunami. Altro esempio: quando i padroni del petrolio decidono di abbassare la produzione e diminuire i barili, la nostra benzina costa di più.
Oggi si specula su tutto: i barili, la moneta, le azioni. Chi specula e scommette paga meno tasse di chi lavora giorno dopo giorno e non arriva alla fine del mese. Ma questa è un’altra storia. I nostri governanti, parlamentari o manager pubblici e privati non subiscono tutto questo, talvolta lo accettano, talvolta concorrono allo sfascio e talvolta, invece, cercano di evitare che le close vadano male. Come? Calmierando i prezzi, liberalizzando, facendo pagare chi specula sui generi di prkma necessità, diversificando le fonti di approvvigionamento.
Ogni volta che il prezzo del carburante si alza, la benzina fa un balzo in avanti, quando cala, la benzina costa lo stesso di prima. Il petrlolio non ha la marcia indietro, insomma. Ecco perché è importante sapere chi va a decidere e discutere queste cose. Sono riuscito a sensibilizzarvi? Spero di sì.
Fatta questa lunga, noiosa predica, torniamo ai costi della campagna elettorale ed alle necessità di vigilare. Una campagna elettorale per le politiche nazionali costa molto meno che la competizione regionale.
Credevate che fosse il contrario? Sì, dovrebbe essere così, ma dipende dall’ampiezza della circoscrizione e dal sistema elettorale. Al Senato le circoscrizioni si sono ampliate ma non c’è più il voto di preferenza, sicché costa di meno. Per quale ragione? Stiamo andando a ratificare le scelte dei partiti. Un esempio: se il candidato sta in testa alla lista, diventerà senatore o deputato perché è prevedibile che almeno un seggio scatti per quel partito. Se l’hanno posto nei primi cinque posti, basterà calcolare quanti seggi quel partito pensa di ottenere. E’ un’operazione semplice. Non è che si sappia tutto, ma si sa che fino a un certo punto si può essere certi dell’elezione, nella fascia centrale si corre qualche rischio, nella fascia bassa si è in lista solo per fare un favore a qualcuno (ed ottenere di ricevere qualcosa in cambio). Le risorse vengono investite dai partiti che si avvalgono naturalmente della buona immagine dei loro candidati. Quanto costa una campagna per le politiche? Cifre abbordabili, da ventimila a cinquantamila euro. E c’è chi non spende nemmeno una lira, perché è il partito che paga. Dipende dalle regole e dai rapporti che il candidato ha con i dirigenti.
Sapete ciò che accade da qualche tempo a questa parte? Un giovanotto si presenta nella segretaria di un personaggio politico importante e chiede un favore, magari l’assunzione, la consulenza, qualcosa d’importante insomma. Viene accolto a braccia aperto ed invitato a misurarsi in campagna elettorale. Un invito, non un ordine, ma il giovanotto capisce che se vuole ottenere ciò che gli sta a cuore, deve accettare l’invito.. Conclusione: se i deputati ed i senatori vengono eletti a tavolino, gli altri ottengono quello a cui ambiscono se dimostrano di avere portato voti alla lista.
Se il meccanismo delle nazionali, senza preferenza, taglia i costi, quello delle regionali li aumenta, perché la competizione è dura: fra candidati della stessa lista e fra candidati di liste diverse. Ci sono le preferenze.
Quanto costa la campagna elettorale di un candidato alle regionali? Molto: da cinquanta mila a cinquecentomila euro. Meno di cinquantamila? Sì, ci si può provare ma la visibilità sarà davvero modesta e le percentuali di successo altrettanto modeste.Chi può investire cinquanta, cento, duecentomila euro?
Lasciamo da parte coloro che non arrivano alla quarta settimana. E gli altri? Chi ha un reddito di cinquemila euro mensili per nucleo familiare non ha il problema della quarta settimana, ma non può certo investire simili somme. Ha già un mutuo per la casa ed ha un tenore di vita che si mangia tutto o quasi. Figuriamoci se può investire una barca di quattrini per candidarsi. Se lo facesse, rischierebbe un contenzioso in famiglia.
E allora chi si candida? Nell’ordine: coloro che non spendono quasi nulla perché sono essi stessi il partito; gli uscenti che hanno utilizzato circa 25 mila euro al mese negli anni della legislatura; i liberi professionisti con reddito da venti-trentamila euro al mese in su; quelli che “se vengo eletto so come fare per rientrare”; i candidati di bandiera che sono contesi perché fanno immagine; quelli che vengono sponsorizzati e contraggono un debito d’onore con gli sponsor.
Non c’è da stare allegri, dunque. E allora? Niente, bisogna accendere ceri alla Madonna perché in questo novero di candidati ci siano coloro cher abbiano voglia di lavorare, intelligenza per decidere il da farsi, indipendenza di giudizio ed onestà
Ma qualcosa, poco in verità, la possiamo fare per cercare di migliorare la rappresentanza degli eletti: informarci sul loro conto, non accettare di preferire chi ci viene segnalato dal nostro amico, congiunto, datore di lavoro eccetera. E tenere gli occhi puntati verso l’alto.
Perché?
Per scoprire quanto denaro è stato investito in campagna elettorale. I manifesti 6X3, per esempio, costano un occhio della testa. Il cittadino da cinquemila euro al mese se ne può permettere uno ogni cinque anni perché costa quanto una crociera nel Mediterraneo. Dieci manifesti dieci crociere.
Il 6X3 permanente –poniamo un mese – vale quanto una crociera attorno al mondo, o quasi. Perciò attenti a quelli che hanno tanti manifesti 6X3 o hanno invaso la città con il loro faccione sorridente: utilizzate la visibilità del candidato all’incontrario, non votandolo.
ll candidato 6X3 non va mandato in Parlamento. Ha speso troppo e deve rientrare nelle spese.
In realtà silenziosamente siamo tornati ad una democrazia prefascista basata sul censo :con questi numeri chi non è ricco non può candidarsi .Per un cittadino normale si tratta di tariffe inarrivabili.
Quindi chi resta ? Il commerciante spegiudicato (o pregiudicato) ,il politico professionista ,il "ricco di famiglia" ,il prestanome delle imprese "importanti" oppure il sindaco-padrone d'un paese sufficientemente popoloso.
Quale persona "normale" può affrontare (efficacemente non simbolicamente) una campagna elettorale alla ricerca del voto di preferenza (in contrasto con altri dello stesso partiuto) in ben 80 comuni della provincia di Palermo?
La cifra vera ? Per "concorrere" sul serio si parte da 250.000 euro.
Servirebbe una legge apposita per vietare certe forme di propaganda davvero eccessive.E certe esibizioni davvero disgustose ed offensive...E poi ...quante facce brutte !