Numerose ricerche scientifiche eseguite in Europa e negli USA hanno confermato che i profondi mutamenti sociali intervenuti nell’ultimo ventennio, conseguenza della continua inarrestabile rivoluzione tecnologica, hanno dispiegato i loro effetti anche nel campo delle paure umane. Parallelamente alla rivoluzione informatica in atto, si è verificata, soprattutto nelle società di tipo occidentale, una capillare diffusione in tutti gli strati sociali, di conoscenze scientifiche sia pur superficiali, ma che comunque coinvolgono spesso concetti complessi se non metafisici, e di articolata gestione psicologica. Il dato scientifico trova continuo riscontro nella comune esperienza.
Ho “raccolto” casualmente, alcune paure “inedite” e alquanto bizzarre, spesso connotate da una difficoltà di gestione delle informazioni a conoscenza dei soggetti interessati.La mia attenzione su questa problematica è stata attratta da una bidella che a bassa voce confessava ad una collega: “Ho paura di entrare in Europa” (erano i tempi della formazione dell’Unione) aggiungendo subito dopo “ma sono terrorizzata se penso che l’universo si espande in continuazione”. Poco prima dell’introduzione dell’Euro, nel Gennaio 2001, al mercato un pensionato confessava ad un coetaneo: “ho paura di entrare nell’Euro perché non so se sarò in grado di fare i conti”; i conti avrà imparato a farli anche in Euro, ma aveva comunque ragione ad aver paura, perché i conti dei pensionati difficilmente quadrano con la pensione.
Successivamente ho raccolto lo sfogo di un impiegato pubblico preparato, laborioso, ineccepibile: che piangendo mi disse “ho paura, anzi sono certo, che mi vogliono licenziare”. Il suo timore era oggettivamente privo di qualsiasi fondamento. Quando gli chiesi perché, rispose angosciato: “perché mi piace lavorare e non riesco a fermarmi”. Qualche mese fa ho incontrato un vecchio conoscente, un pensionato settantenne: mi ha detto, visibilmente preoccupato, di aver timore che le casse dei supermercati possano diventare tutte di tipo self service, con pagamento esclusivamente informatizzato e poiché lui non si destreggia tra codici a barre e bancomat, ha paura “di morire di fame”. Il massimo dell’originalità, per il momento, lo ha purtroppo raggiunto un caro amico, un uomo veramente mite e sensibile: è sempre stato molto attento alle nuove tecnologie ed è appassionato di informatica. Ieri l’ho visto affaticato e un po’ assente, così gli ho chiesto della sua salute. Mi ha risposto di essere in cura presso lo psicologo della ASL. Ho Percepito che aveva voglia di parlarne e gli ho chiesto perché. Mi ha risposto: "quando cerco su INTERNET qualche informazione trovo tutto quello che voglio, anzi molto di più di ciò che io riesco a concepire. Mi sembra un’entità incontrollabile che conosce tutto e per questo ho paura di trovare tutta la mia vita scritta in qualche sito WEB. Non riesco a farne a meno, ma non riesco più a dormire”. Ho cercato di mettere insieme questo puzzle di paure, di capire cosa le unisce. Infine ho notato che sono tutte legate da un fil rouge e tutte antiche come l’uomo: paura dell’ignoto, di ciò che non riusciamo a comprendere e a dominare pienamente.
Così accade che la RETE nella sua enorme, incredibile potenza e potenzialità evocativa, possa far veramente paura, materializzando l’ignoto senza mai mostrarlo nella sua forma definitiva, senza svelarne il vero volto, proiettando in un futuro indefinito le paure primordiali dell’uomo.
La maschera è quella della Sartiglia. Antica corsa alla stella che da secoli si ripete nella città di Oristano. Si tratta in particolare della maschera di "Su Componidori" ovvero il responsabile "tecnico" e organizzativo della parte spettacolare e sacrale della manifestazione, che oltrre alla corsa a cavallo per infilzare una stella di metallo appesa ad un filo, prevede anche l'esibizione delle "pariglie" ovvero triadi di cavalli i cui cavalieri realizzano spericolate figure sui cavalli in corsa. Da vedere una volta nella vita. Si svolge nel periodo di Carnevale..
Interessante... anke se un pò angosciante, anche. Il problema è ke la velocità con cui si sviluppano queste nuove tecnologie soprattutto si rendono irrinunciabili, non segue ritmi umani... senza darci il tempo di meditarci su, rielaborare con la nostra mente, "a misura d'uomo". D'altronde, credo ke sia una cosa voluta... se riflettessimo per mesi sull'utilità o meno di un prodotto, sono certa ke al 90% ci renderemmo conto ke proprio non ci serve.