Il materiale pedopornografico presente in Internet è sempre in maggior misura autoprodotto dagli adolescenti, sia con le cam che con i telefoni cellulari, e viene realizzato tra le mura di casa ai fini di scambio con altro materiale oppure per venderlo ad amanti del genere.
Il nuovo scenario della pornografia minorile in rete è stato rivelato da Giovanni Ziccardi, avvocato e docente di informatica giuridica alla facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli studi di Milano nel corso di un dibattito sui crimini attraverso Internet. Ziccardi ha citato la polizia postale per affermare che sempre un maggior numero di procure italiane è costretto a iscrivere sul registro degli indagati persone che non hanno raggiunto la maggiore età.
All'incontro, organizzato dall'associazione nazionale delle imprese di telecomunicazione, hanno partecipato anche Cristiana De Paoli, coordinatrice dell'area Minori e nuove tecnologie di 'Save the Children', Marco Strano, docente di psicologia criminale all'Università di Palermo e il maggiore Mario Piccinni, comandante del Gico della Gdf di Cagliari.
Si è saputo che i pedopornografi in Italia sono stimati attorno a 40mila, che in media il periodo dell'adescamento dura un mese e ha l'obiettivo di convincere il minore sulla naturalezza dell'atto sessuale tra adulti e adolescenti, che il 90% dei procedimenti penali non giunge a dibattimento pubblico per evitare all'indagato (sia esso colpevole o meno) di subire anche la gogna mediatica.
E che nessuno è immune dalla possibilità di un attacco di hacker: la stessa Gdf riceve in media una volta al giorno un attacco al proprio sistema informatico. Ogni giorno si stima che 16mila Pc vengano infettati da virus, e che Roma e Milano sono al terzo e quarto posto in Europa per numero di attacchi (al primo c'é Madrid).