(di Lorenzo Carra) “Si prega di pagare o di rispondere”, così è stampato su una etichetta di un colore giallo vivace, applicata ad un piego a stampa, affrancato con un caratteristico (per la sovrastampa blu a “onde del mare” e nuovo valore “
Per prima cosa sono stato incuriosito dal nome della località di destinazione. Sapevo che “Girgenti” era la vecchia denominazione di Agrigento, che “Sambuca” poteva derivare, ed infatti deriva, da un tipo di pianta un tempo diffusa in zona, ma “Zabut”, lo confesso, ero incerto anche se fosse scritto esattamente così. Poi ho visto che al retro ci sono i bolli a grande cerchio Umbertino “1 11 79 12M” di Palermo e “Sambuca Zabut 2 NOV
Inoltre, a pensarci bene, deve essere stato proprio da queste parti (mi dicevano “all’interno, a nord di Sciacca”) che mio Padre, sottotenente del 80° Fanteria, fu fatto prigioniero degli Americani nell’estate del 1943.
Ma ciò che maggiormente mi ha colpito ed incuriosito è stata questa strana etichetta che inizia con un gentile ed umile “Si prega” per poi proseguire con la perentoria e secca alternativa “di pagare o di rispondere”. Perché questa richiesta così ultimativa, aperta, messa in bella mostra, quasi a voler far conoscere a tutti la posizione creditoria della ditta torinese e quella debitoria del comune siciliano?
L’interno ci aiuta a trovare una spiegazione.
La circolare, ed il fatto stesso che si fosse stampata una circolare con “data del Bollo postale”, dimostra che la necessità di inviare simili comunicazioni era ripetuta e ricorrente.
I tempi di allora non erano molto diversi da quelli oggi!
Questo il “gustoso” testo della lettera:
“Pregiatissimo Signore,
Sono veramente meravigliato di scorgere come
Non posso credere che sia costume di cotesta amministrazione di non soddisfare i suoi creditori e di non riscontrare nemmeno le lettere, ma al certo è cosa biasimevole che un corpo morale dopo aver ottenuto gli articoli che gli occorrevano, faccia lo gnorri per non pagarli.
Ripeto, un simile contegno non è quale conviensi ad un onorevole Municipio il quale dovrebbe anzi dar prova di premura e di delicatezza. Le sarò pertanto grato se non mi obbligherà a farle altri eccitamenti in proposito perché in caso diverso porterò a cognizione del signor Ministro degli Interni il modo di agire di V.S a mio riguardo.
La riverisco distintamente. Suo devotissimo
Firmato: Augusto Federico Negro.”
La ditta “Augusto Federico Negro – Casa Editrice con tipografia, stereotipia e calcografia” accompagna l’uso di termini ossequiosi, come l’indirizzo “Pregiatissimo Signore” e la firma “Suo devotissimo” a quello di frasi ed affermazioni pesanti ed intimidatorie, tipo “Sono veramente meravigliato…come non pensi a pagare il debito…verso di me….non posso credere sia costume…di non soddisfare i suoi debitori e di non riscontrare nemmeno le lettere….è cosa biasimevole che …faccia lo gnorri…..un simile contegno…porterò a cognizione del signor Ministro degli Interni il modo di agire di V.S. a mio riguardo.”
Come vedete non la manda certo a dire!
E nella comunicazione, oltre alle minacce di farlo sapere perfino al Ministro, traspare anche un senso di “superiorità” da parte di certi Piemontesi, cittadini di quella che era stata la capitale d’Italia, verso degli amministratori pubblici di un paese della lontana Sicilia, quasi fossero cialtroni “liberati” da gente del Nord dalla “tirannide borbonica”, che sembravano mal adattarsi ai corretti nuovi comportamenti amministrativi.
Come sarà andata a finire?
Avranno subito pagato o, prima, avranno risposto?