Milioni di Euro realizzati in una sola asta: c’è una filatelia che non conosce crisi

di Giuseppe Di Bella
13 gennaio 2010 18:32
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Che la filatelia stia attraversando una crisi profonda, è un fatto unanimemente riconosciuto. Le cause sono molteplici e gli effetti visibili, a partire dalla drammaticamente bassa percentuale di ricambio generazionale. Sono purtroppo pochissimi i giovani che si avvicinano a questo hobby, che ciò nonostante mantiene ancora il primato di passatempo culturale più diffuso in ambito mondiale.

  

Eppure questa crisi ha molte sfaccettature e contraddizioni.

Tra il 2005 ed il 2007 abbiamo assistito al rilancio speculativo della filatelia in Spagna, conclusosi col fallimento di alcune finanziarie truffaldine. Abbiamo assistito nel 2009 all’esplosivo rilancio del collezionismo in Russia, con considerevoli aumenti nelle vendite e di conseguenza nelle quotazioni.

  

C’è fermento in Cina dove le emissioni classiche e quelle pre maoiste, in parte distrutte dal regime, cominciano ad essere ricercate. E a ben guardare, ancora oggi, in tutti i Paesi che conoscono una notevole crescita economica, i francobolli riassumono un certo rilievo collezionistico (anche d’investimento e speculativo).

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Accadde anche negli anni ’70 nei Paesi arabi a seguito della enorme massa di liquidità prodotta dalla vendita del petrolio (meglio dall’aumento dei prezzi deciso dal cartello delle “Sette sorelle”). E’ storia vecchia: i beni di lusso e antiquariali “seguono il denaro”.

  

In Europa, l’oro, il grande antiquariato artistico, mobili, quadri, monete e poi i francobolli, hanno seguito fin dal XVIII secolo, il flusso economico della ricchezza ed i suoi movimenti da uno Stato all’altro.

  

Prima di andare oltre e cercare di delineare qualche ulteriore considerazione sulla attuale complessa situazione del collezionismo e del mercato filatelico, è opportuno ricordare quanto accaduto nel 2009, in particolare nell’ambito delle curatissime Aste dalla Investphila, che hanno disperso importanti collezioni, veri pezzi di storia delle comunicazioni umane, prima che postale.

  

I dati oggettivi ce li fornisce la stessa Ditta svizzera: “L’ultima asta di Investphila, tenutasi lo scorso 25/27 settembre 2009, ha riconfermato il grande successo ottenuto durante l’asta di marzo 2009. L’evento passerà infatti alla storia filatelica come l’asta con il più importante insieme di Sudamerica mai presentato.

  

Le straordinarie sezioni sudamericane, comprendenti leggendarie collezioni di diversi Paesi, hanno realizzato un totale di 4.275.906 Euro (commissioni incluse); da citare in particolare i fenomenali realizzi singoli come il famoso blocco Ferrer di Uruguay che ha raggiunto la cifra di 432.000 Euro (commissioni incluse) o la coppia nuova del téte-béche verticale di Argentina, che ha realizzato 204.000 Euro (commissioni incluse).

  

Anche le sessioni d’asta Generale, dedicate a materiale d’Europa ed Oltremare, hanno registrato un notevole successo, con realizzi sorprendenti e con ben il 90% dei lotti venduti.

  

Nel complesso le aste pubbliche di Investphila del 25/27 settembre scorso hanno realizzato un totale di 5.798.412 Euro (commissioni incluse), comprendendo sei rarità vendute con realizzi a sei cifre, di cui due hanno quasi raggiunto il mezzo milione di Euro.

  

L’accurata presentazione del materiale, che ha soddisfatto anche la clientela più esigente, ha contribuito a rendere i cataloghi realizzati da Investphila un’importante opera di riferimento per le generazioni presenti e future”.

  

Riportiamo a supporto di quanto precede, le dieci aggiudicazioni più alte:

 

Lotto               n° Prezzo base Euro                     Prezzo di realizzo (comm. incl.)

 

674                        300.000                                     432.000

 

686                        250.000                                     432.000 

 

119                        170.000                                     204.000

 

120                        150.000                                     180.000

 

65                           80.000                                      102.000

 

696                         25.000                                      102.000

 

691                         25.000                                        66.000

 

387                         50.000                                        60.000

 

698                         20.000                                        57.600

 

15                          30.000                                         48.000

 

Sono numeri “importanti” e significativi, specialmente in un anno segnato da una profonda crisi economica di portata mondiale. Se a questo particolare evento, aggiungiamo i realizzi di centinaia di vendite all’asta e/o per corrispondenza, in una con quello che è in senso generale il mercato filatelico (negozi, ebay, privato, mercatini, listini etc.), ci accorgiamo che si tratta di un settore che vale ogni anno, centinaia di milioni di Euro in Europa: forse oltre due miliardi di Euro nel mondo.

  

Quindi il fenomeno filatelia con le sue implicazioni culturali, economiche e speculative è vivo e ben lungi dall’essere archiviato, pur se in un momento di transizione e di trasformazione di difficile lettura.

  

E’ lecito chiedersi: Ma come si conciliano questi dati oggettivi con la evidente e profonda crisi che attraversa la filatelia?

 

Non è facile trarre conclusioni definitive, ma alcune considerazioni possono essere delineate.

 

La filatelia sembra perdere lentamente, ma costantemente, il suo carattere di hobby culturale estensivo e popolare, e tra qualche lustro verosimilmente non sarà più un fenomeno a prevalenza “orizzontale”.

 

Il collezionismo si avvia a diventare sempre più un fenomeno “verticale”, con una forte connotazione storica, culturale ed antiquariale, perdendo le caratteristiche di fenomeno di massa che ha mantenuto dal 1840 fino ai giorni nostri.

  

Nel 1975 in Italia si stimavano attivi un milione di collezionisti (si prendeva come base la collezione usata delle emissioni Repubblicane). Oggi si stima essere attivi meno di centomila collezionisti: neanche un decimo.

  

Quanto sopra è supportato dal crescente interesse per la filatelia classica e la storia postale (materiali in linea generale non speculativi), e la conseguente crescita dei prezzi in questo settore, dove pure si concentra un forte impulso che proviene da iniziative d’investimento più che speculative.

  

Di contro una crisi profonda investe la filatelia “speculativa” in senso proprio, ovvero quella che è identificabile, in linea generale, con le emissioni post 1945, è che ha vissuto nell’aspettativa di una espansione del collezionismo che non è avvenuta (anticipandone spesso i prezzi).

  

Anzi viceversa, la contrazione della domanda dei materiali recenti, ha determinato in tutto il mondo, una notevole diminuzione del valore reale di queste emissioni.

  

Un esempio concreto: uno “speculatore” italiano, ha investito notevoli somme nell’acquisto della serie “Campionati mondiali di vela” emessa nel 1965 (in pieno boom della filatelia) dalle Poste Italiane.

  

Ritenuto che la tiratura di 2.391.501 serie complete, fosse molto bassa rispetto alle prospettive di sviluppo del mercato, ha acquistato, tra il 1964 ed il 1980 circa 300.000 serie. L’aspettativa speculativa era quello di un notevole aumento di valore determinato da una ulteriore crescita della richiesta.

 

La spesa sostenuta per “l’investimento” è stata di Lire 180.000.000 ovvero circa Euro 90.000, che attualizzati con i numeri indice della Banca d’Italia, corrispondono a circa Euro 360.000. Il valore attuale di mercato di questa spropositata scorta, è di 25.000 Euro (nella migliore delle ipotesi).

 

Nonostante tutto la filatelia vera è ancora viva, anche se assistiamo al restringimento della base dei collezionisti, ovvero alla fine del collezionismo come fenomeno di massa: questo è indubbiamente un danno sociale in senso lato, perché la filatelia è soprattutto cultura e memoria storica. Ma questi fenomeni sono in parte ineludibili perché determinati principalmente dalla cessazione dell’uso proprio del francobollo, ovvero quello di affrancatura delle corrispondenze.

 

Non è certo la nuova funzione del francobollo, ovvero quella di documento celebrativo, di memoria aggiuntiva (qualcuno dice di gadget), che potrà tenere in vita questa rilevante parte della storia delle comunicazioni, che è organica alla storia dell’umanità e della sua espansione sociale, geografica, tecnologica e commerciale.

 

Infine, il restringimento della base, rappresenta un fattore di elevato rischio perché si corre il pericolo di non trovare in un prossimo futuro, adeguato ricambio neanche in quei settori ancora molto dinamici.

 

Vi è quindi necessità di un nuovo modo di pensare la filatelia, di nuovi comportamenti da parte di tutti gli operatori del settore: una nuova strategia indirizzata alla crescita vera del collezionismo e non ad un suo lungo e sontuoso funerale. Un nuovo modo di conservare ricchezza culturale e materiale, posti di lavoro e aziende, oltre le bramosie e la speculazione famelica di chi vampirizza risorse non riproducibili, danneggiando tutti.

 

Mi sovviene una frase del Mahatma Gandhi: "Sulla terra c'è abbastanza per soddisfare i bisogni di tutti ma non per soddisfare l'ingordigia di pochi. Sono le azioni che contano. I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni. Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo".



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