L’estrema libertà di illustrare un’idea socio-culturale, seguendo un percorso soggettivo e costruire una collezione unica, che raccoglie conoscenze e sentimenti irripetibili, mi ha sempre attratto irresistibilmente.
Mi sono chiesto quale è il punto d’incontro tra la passione per la storia, e quella postale in particolare, ed il collezionismo tematico, ipotizzando di costruire una tematica, partendo dagli avvenimenti storici rappresentati dai francobolli e dal loro uso, privilegiandone il loro significato icastico di simboli del potere costituito.
Una tematica storica può correre il rischio di apparire troppo simile ad una collezione di storia postale. Lo spartiacque è però molto chiaro: la storia postale si occupa di vie di instradamento, di tariffe, di trasporto delle corrispondenze, di affrancature, di annullamenti etc., ed ha l’obiettivo di raccontare l’organizzazione e l’espletamento del servizio postale come incastonato negli avvenimenti storici.
Una collezione tematica storica, può privilegiare l’aspetto sociale del servizio postale, i suoi condizionamenti politici e le relative estremizzazioni e paradossi, che esitano anche dalla non immediata adattabilità dei valori e dei supporti postali, alle nuove impreviste situazioni politiche ed istituzionali, come avvenuto nel nostro Paese subito dopo l’Armistizio dell’8 settembre 1943 e poi con la fine delle ostilità.
Il periodo 1943 - 1948, durante il quale venne ricostruito lo Stato italiano, è certamente quello che meglio si presta a rappresentare in modo tematico, la discrasia storica tra i valori postali circolanti, la loro simbologia ed il loro sincretismo, e gli avvenimenti politici ed istituzionali. In questo lasso di tempo, così denso di avvenimenti, si intrecciano una molteplicità di poteri costituiti, Stati ed istituzioni:
A queste riflessioni e su questa strada, mi hanno portato due documenti postali “estremi” e molto esemplificativi, che ho riscontrato negli ultimi mesi e che illustro di seguito.
Per tentare di eliminare un evento dalla storia o almeno farlo cadere nell’oblio, è necessario oscurarne la memoria ed il primo atto di un nuovo potere, è spesso la cancellazione dei simboli degli sconfitti.
La posta ed i francobolli, a causa della loro peculiare capacità rappresentativa, per il rilievo evocativo ed icastico e per l’immediato impatto sociale, sono sempre stati tra i primi elementi a subire le conseguenze dei cambiamenti politici ed istituzionali.
A volte è stato necessario un tempo tecnico, e per esempio, i francobolli della Repubblica Sociale Italiana, continuarono di fatto ad avere corso anche dopo il 2 Maggio 1945, data della resa degli ultimi combattenti della Repubblica Sociale Italiana in Friuli: i coraggiosi della X MAS (a Pola si arresero l’8.5.1945).
Ed invero si ritrovano usi tardivi di questi francobolli fino al 1947! Questo paradosso storico postale, venne determinato dal fatto che non esistevano scorte sufficienti ed i nuovi tipi luogotenenziali erano in corso di stampa e di distribuzione. In taluni casi, l’uso dei francobolli della Repubblica di Salò dopo il 25 aprile 1945, venne autorizzato con apposite circolari delle Direzioni postali Provinciali.
Prima di proseguire, sarà bene dare una breve definizione dell’oggetto di questo intervento: l’intero postale.
Questo è una carta pre-affrancata nella quale si realizza l’integrazione tra il valore di affrancatura, rappresentato da una stampa in genere corrispondente nella forma ad un francobollo, ed il supporto cartaceo che l’utente utilizza per scrivere. Il valore corrisponde alla tariffa dovuta per il trasporto.
L’intero postale può avere diverse forme e funzioni: cartolina postale, biglietto postale,
Nel caso di aumento di tariffa, la differenza viene assolta con l’aggiunta di francobolli. Per quanto riguarda gli “interi postali”, ed in particolare per le cartoline postali, a seguito della “liberazione” del Nord del Paese, nell’Aprile del 1945, venne recuperato un consistente nucleo di quelle con l’effigie del Re Vittorio Emanuele III, di quelle dello stesso tipo ma con aggiunta la scritta “VINCEREMO” e, in numero molto minore, di quelle dei due tipi sopra detti ma con la soprastampa “REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA” sull’effigie del Re ed il fascetto sullo stemma dei Savoia.
Le cartoline postali con le soprastampe della RSl e quelle con la scritta VINCEREMO, vennero nuovamente soprastampate, oscurando i simboli e le scritte incompatibili con la nuova situazione politica ed istituzionale.
Nel Regno del Sud, a far data dall’Armistizio di Cassibile, reso noto l’8.9.1943, le cartoline postali con la scritta VINCEREMO, continuarono ad essere utilizzate, previa sbarratura a penna di tale ormai impossibile “illusione”, anche se in effetti esistono usate anche senza cancellazione. In Sicilia l’ormai imbarazzante e illusoria “parola d’ordine” del Duce, subì la cancellazione con tratti di penna già subito dopo il 10 luglio 1943, data dello sbarco alleato, ma anche qui vi furono delle eccezioni.
Proclamata
Il motivo principale era evidentemente la presenza di effigi, insegne, stemmi e diciture, monarchiche e fasciste, ormai incompatibili con le nuove istituzioni repubblicane. Vennero infatti lasciati in corso i tipi luogotenenziali che non presentavano l’effigie del Re o lo stemma di Casa Savoia.
Vi fu una certa italica tolleranza, e per due o tre mesi questi interi postali ormai non più validi, continuarono di fatto ad essere ammessi al corso postale. Il loro uso andò via via diradandosi nel corso del 1946 e dei primi mesi del 1947.
Analizziamo un caso limite: si tratta di un intero postale da 30 cent. del tipo con effigie di Vittorio Emanuele III, con al centro lo stemma reale dei Savoia con fasci a latere, e la scritta trasversale VINCEREMO. La cartolina postale (a sinistra nella foto) viene spedita dal comune di Palagianello in Provincia di Taranto, al Sindaco del Comune di Taranto, in data ... 26 agosto 1948, ben 2 anni e due mesi dopo la scadenza della sua validità!
La scritta VINCEREMO è stata accuratamente occultata (salvo un frammento appena visibile “tra i denti”) dall’affrancatura, composta da francobolli luogotenenziali (10 cent. e 1 Lira PA serie democratica) e repubblicani (50 cent. serie Democratica) in corso di validità. Lo stemma Savoia con i fasci, è stato parzialmente ricoperto: ma l’effigie del Re è stata lasciata scoperta . . . perché si pretendeva di accreditare l’intero postale come valore in corso e quindi in tutto utile per l’affrancatura.
Coerentemente a questo presupposto, la tariffa di Lire 6 (tariffa ridotta disposta dall’11.8.1948) risulta assolta da L.
Inoltre con la stessa matita copiativa, segnò una pesante e marcata croce sull’effigie del Sovrano per significare, non solo la non validità della carta postale, ma forse un’avversione per
Si noti che in partenza il comune di Palagianello aveva apposto in viola, in alto al centro, anche il sigillo postale comunale, per comprova di tariffa ridotta, che reca lo stemma Savoia con i fasci! Insomma a Palagianello la monarchia e il Fascismo erano, ancora nell’agosto del 1948, ben più di un ricordo.
Che le simpatie di tanti cittadini del Mezzogiorno fossero per
E appunto la simpatia per la monarchia, evidentemente non resisteva solo a Palagianello: infatti il giorno dopo, in arrivo a Taranto la cartolina … non venne tassata dal locale servizio postale e dì distribuzione, e quindi ritenuta di fatto postalmente valida!
La decisione non venne certo adottata per ignoranza, ma evidentemente per motivi che possiamo definire “politici” e, perché no, sociali.
La cartolina postale fu regolarmente recapitata al Comune di Taranto, la cui segreteria appose in arrivo il proprio timbro amministrativo (molto simile a quelli postali) proprio a lambire l’effigie del Re, come a significare “anche per noi è ancora in corso . . . vale”.
Paradossalmente questo intero postale, così denso di simboli e carico di storia, reca contemporaneamente, in periodo di piena Repubblica, i “segni” del Regno di Vittorio Emanuele III e la sua effigie, le insegne ed i motti del fascismo, e ancora francobolli emessi durante la luogotenenza di Umberto Il e francobolli emessi in periodo repubblicano.
Questo oggetto di corrispondenza è la summa storico postale del caos istituzionale da cui l’italia era appena uscita, ma che a quanto pare regnava ancora negli animi di molti cittadini. Insomma, fuor di metafora,
La ricostruzione della storia di una “semplice” cartolina postale, la cui complessa vicenda rappresenta la sintesi di un momento storico di grande travaglio per il Paese, simbolizza un dramma civile ed umano che evidentemente, nell’agosto del 1948, non era stato ancora metabolizzato.
Il secondo caso che esaminiamo, riguarda l’inedito uso di francobolli della Repubblica Sociale Italiana . . . in Sardegna.
Come è noto,
Dopo una lunga stagione di bombardamenti e spezzonamenti, che avevano colpito principalmente la città di Cagliari e gli obiettivi militari (Febbraio - Settembre 1943), gli (ora) “alleati” anglo-americani sbarcarono sull’isola quando i reparti tedeschi, lì dislocati, erano già in ritirata verso
Contrariamente a quanto avvenuto per
Nell’isola quindi si continuarono ad utilizzare i francobolli del Regno d’Italia e poi quelli emessi durante
I francobolli emessi dalla Repubblica Sociale italiana, non ebbero mai corso per affrancare le missive in partenza e naturalmente non vennero neanche distribuiti.
Non poca né breve è stata la mia sorpresa quando ho ritrovato la cartolina postale riprodotta in foto a destra, viaggiata il 9.1.1946, in periodo luogotenenziale ed affrancata con due valori da 50 cent. emessi dalla Repubblica sociale italiana, serie monumenti distrutti tipo allegoria dell’Italia, oltre un 75 cent. della serie aerea artistica.
In un primo momento, ho pensato che l’annullo di Calangianus (Sassari) fosse stato apposto in arrivo perché i francobolli erano sfuggiti all’annullamento in partenza. Ma subito dopo mi sono reso conto che la cartolina è stata spedita proprio da Calangianus ed è stata inoltrata da un produttore di sughero, con destinazione la vicina Sassari.
E’ questo l’unico caso a me noto, di utilizzo in Sardegna di francobolli della Repubblica Sociale Italiana. Come prima ipotesi ho pensato che i francobolli fossero pervenuti in Sardegna all’interno di qualche corrispondenza o portati in tasca da qualche reduce, vista la data di spedizione, ovvero il 9.1.1946 a guerra ampiamente finita.
Ad un esame più approfondito, attraverso un forte ingrandimento, si è invece evidenziato che trattasi di un utilizzo in frode perché i due francobolli della RSl, erano già stati usati precedentemente e recano un pre-esistente timbro di colore verde. La frode è stata verosimilmente perpetrata dall’ufficiale postale che infatti si è peritato di inchiostrare notevolmente l’annullo di Calangianus in dotazione e colpire i francobolli in modo “oscurante”, affinché non fossero più visibili i timbri precedenti. La truffa nei confronti
E’ legittimo chiedersi come mai l’addetto abbia utilizzato per il suo “gioco di prestigio”, valori non in corso nell’isola, il cui uso “dava nell’occhio” e lo esponeva maggiormente al rischio di essere scoperto.
Una risposta potrebbe essere l’ignoranza sui valori in corso o meno e la confusione regnante in quel momento storico.
Ma si potrebbe ipotizzare anche che l’infingardo non avesse altri valori a disposizione. Il rischio di essere scoperto venne aumentato anche dal fatto di avere affrancato in eccesso per Lire 1,75, invece che per Lire 1,20 (ma tanto al nostro allegro impiegato i francobolli già usati non costavano nulla).
La truffa “storica” e postale, perpetrata dall’impiegato infedele, non è stata scoperta all’epoca dei fatti e questi ha rubacchiato qualche Lira, ma a distanza di 60 anni lo abbiamo smascherato perché il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, ed in fin dei
Ancora una volta ritroviamo negli oggetti postali il riscontro obiettivo, la prova di quanto la posta ed il relativo servizio, siano stati fedeli testimoni degli avvenimenti della storia.
Si conferma come la storia postale ed i suoi oggetti, quale esito visibile del più importante mezzo di comunicazione a distanza, ovvero quello epistolare, (almeno fino agli anni
La storia delle comunicazioni e le sue testimonianze materiali, costituiscono una memoria oggettiva e incancellabile dei fatti, che non può essere strumentalizzata o mistificata: preziosissima al di là delle opinioni e forse più di qualche libro di storia, dettato da interessi politici di parte e dall’estremismo ideologico. Senza dubbio.
Una tematica storica che illustri questi avvenimenti, muovendo dalla contraddittoria e paradossale simbologia del potere, espressa nei francobolli utilizzati in quegli anni così caotici, densi di avvenimenti e fondamentali per la vita della nostra Nazione, è di grande interesse culturale, tematico e storico postale.
Infine, mi sembra proprio questo il punto d’incontro, l’anello di congiunzione tra tematica e storia postale. Uno dei tanti.