1859 – 1866: Il periodo di transizione dalle zecche pre unitarie a quelle italiane

02 gennaio 2010 11:37
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(di Luca Alagna) Nel primo periodo del regno di Vittorio Emanuele II quale Re di Sardegna (1849-1859), le Zecche funzionanti erano ubicate nelle Città di Torino e Genova.

 

La zecca di Torino, vantava Giuseppe Ferrarsi come “capo incisore”, e Tommaso Batilana come “direttore della fabbricazione”.

 

I contrassegni che contraddistinguono questa zecca sono: uno scudo con all’interno la lettera B (Batilana) e una testina d’aquila.

 

La Zecca di Genova, aveva come Direttore Giovanni Parodi di conseguenza nello scudo compare la lettera P , seguita da un’ ancoretta.

 

Successivamente alla fine della II° guerra di indipendenza con l’armistizio di Villafranca (11 Luglio 1859) e il Trattato di pace di Zurigo (10 Novembre 1859) che sancì il passaggio della Lombardia al Regno di Sardegna, si aggiunse la zecca di Milano, riconoscibile dal semplice contrassegno M.

   

Nel 1860, venne chiusa la produzione di monete presso la zecca di Genova declassandola ad officina per la trasformazione dei metalli per poi essere chiusa definitivamente nel 1875.

 

Nello stesso periodo (1859) anche l’Emilia Romagna e la Toscana vengono annesse al Regno di Sardegna, di conseguenza nelle due officine di Bologna e Firenze si coniano pezzi in oro, argento e rame.

 

Direttore della Zecca di Firenze era il marchese Luigi Ridolfi il quale volle contrassegnare le monete della sua officina con suo stemma (un monte attraversato da una banda), i coni furono incisi da G. Ferrarsi e L. Gori, le monete in rame furono coniate a Birmingham (Inghilterra).

 

I contrassegni che contraddistinguono queste monete sono: la scritta FIRENZE seguita dalla raffigurazione di un serpente che si morde la coda o da una mano con scettro.

  

A Bologna si trasferì dalla zecca di Parma che fu chiusa, Domenico Bentelli, il quale si occupò dei coni delle monete in oro, mentre il Ferraris dalla Zecca di Torino fornì quelli delle monete in argento. Le monete in rame vennero coniate utilizzando i coni delle monete di Carlo Felice (1 C.-2 C.- 5 C.) senza il segno di zecca datate 1826. Il simbolo della zecca di Bologna è la B o la scritta BOLOGNA.

 

All’indomani del Regno d’Italia rimasero operative le sole zecche di Milano M, Torino T e Napoli N, le quali dovettero sopportare una grossa mole di lavoro per l’introduzione delle nuove monete con il sistema DECIMALE in un territorio unito politicamente ma non “culturalmente”.

 

Con la fine della III guerra di indipendenza (Pace di Vienna 3 ottobre 1866), l’Italia acquisì il Veneto e quindi la zecca di Venezia, ma venne chiusa nel 1870 senza aver mai coniato per il neonato Regno.

 

In quello stesso anno vennero chiuse le zecche di Torino e Napoli, rimase operativa Milano alla quale si aggiunse Roma R che poi dal 1892 resterà l’unica officina funzionante sino ai nostri giorni.

 

E’ interessante sapere che le zecche di cui si è brevemente trattato sopra, dipendevano amministrativamente fino al 1875 dal Ministero dell’Agricoltura, poi dal Ministero delle Finanze ed infine dal Ministero del Tesoro.

 

Nella foto vediamo, a sinistra uno scudo d’argento del Regno di Sardegna battuto dalla zecca di Genova, a destra uno scudo d’Argento del Regno d’Italia battuto dalla Zecca di Milano.

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