Ancora una scommessa editoriale della UNIFICATO che inaugura una ulteriore serie di “storie di Posta”. La nuova edizione della pregevole rivista, vedrà la luce a Gennaio 2010 e si annuncia densa di notizie e di illustrazioni. Un’opera che ha come obiettivo la qualità e l’approfondimento culturale, oltre la posta ed oltre il francobollo.
Alla preziosa collana collaboreranno, insieme all’Accademia italiana di filatelia, le più prestigiose firme della pubblicistica filatelica italiana ed internazionale. Impedibile.
Chi si ferma è perduto, si diceva una volta. Forse è per questo che, malgrado i successi, la casa editrice dell’Unificato non sta mai ferma. Si rinnova per stare al passo con i tempi, sonda direzioni e collezioni diverse, soprattutto investe in pubblicazioni che puntano sull’aspetto culturale del francobollo, nella convinzione che solo così si possano aiutare i collezionisti nella ricerca e nello sviluppo del proprio hobby. Mercato e cultura sottobraccio, come diciamo da tempo.
E’ in quest’ottica che l’Unificato ha raccolto l’invito dell’Accademia Italiana di Filatelia e Storia Postale, che da anni collabora attivamente al rinnovamento sostanziale dei nostri cataloghi, a pubblicare una nuova serie della sua prestigiosa rivista Storie di Posta.
E sarà davvero una “nuova serie”: più ampia – 160 pagine – e ricca di contenuti, oltre che a cadenza annuale (meglio poco ma ottimo!). Il primo numero sarà in distribuzione a partire dagli inizi di gennaio 2010 al prezzo di copertina di 18 euro; un costo che, considerato il taglio, l’ampiezza, la veste grafica e la qualità di stampa dell’opera, è perfettamente in linea con analoghe pubblicazioni di questo livello.
Gli articoli di Storie di Posta spaziano infatti sui moltissimi aspetti del francobollo e della posta, da quelli più strettamente filatelici e storico-postali fino all’epistolografia, alla semiotica, all’arte postale. E lo fanno sempre in modo monografico e documentato, come si conviene a un’Accademia, e insieme lineare, piacevole, pieno di spunti e di sorprese (come si conviene a una rivista d’oggi) così da essere comprensibili e apprezzabili da tutti, anche dal non-collezionista e persino famigliari e amici del collezionista.
In pratica una rivista che si può lasciare in bella vista sul tavolo come il “National Geographic” o “FMR”, sicuri che il suo contenuto multiforme e culturalmente accattivante e la sua veste grafica, paragonabile alle grandi opere editoriali d’arte, non possono che colpire favorevolmente chiunque la sfogli. E naturalmente appassionare chi la legge.
In questo primo numero della nuova Storie di Posta Franco Filanci tratta di Mail Art, mostrando che è molto più antica e coinvolgente di quanto si dica; Luigi Cataldi racconta il terremoto di Messina in modo insolitamente nuovo, quasi un anticipo di quello dell’Aquila; Carlo Sopracordevole documenta avvenimenti postali del 1946 che meritano davvero la definizione di “casino”; Lorenzo Carra illustra un’artistica lettera che testimonia gli inizi del turismo italiano, anzi lombardo visto che l’Italia non c’era ancora; Clemente Fedele ricorda un grande della storia postale, Mario Gallenga, e tramite lui le abitudini filateliche dell’epoca e anche eventi che fecero scalpore; Mario Giannini presenta le cartoline postali imperiali dentellate, figlie della guerra e dell’arte di arrangiarsi.
Articoli più brevi riportano un francobollo-tipo pontificio dimenticato dai cataloghi, una Donna nell’arte con una dentellatura dagli illustri precedenti, inedite “seconde tavole” di Repubblica, e altri interessanti “Spunti e Appunti”. Curiose come sempre le “Cronache d’altri tempi”. Consistenti le notizie dell’anno degne di essere tramandate “A futura memoria”. Corpose, attente e senza peli sulla lingua le recensioni ad ampio raggio de “Il club dell’Occhio attento”, e schioccante il frustino della “Camera con Svista”. Senza contare l’inconsueto e graffiante editoriale “E’ ora di incominciarla”.
Come si vede, un contenuto ad ampio spettro d’interesse, raccolto e illustrato a cura di due esperti del calibro di Franco Filanci e Clemente Fedele per raccontare, informare, svelare la storia postale, la filatelia e i loro variegati mondi in maniera chiara, trasparente, innovativa, accattivante. Per il collezionista d’oggi: quello intelligente, curioso, che vuole essere informato. Perchè si senta orgoglioso di essere collezionista.
Anche per questo Storie di Posta è in grande formato (21 x 29,7) e integralmente a colori, oltre che illustratissima. Con una raffinata copertina ispirata a Oscar Wilde. Con 160+4 pagine stampate su cartoncino e carta di pregio, più da volume d’arte che da rivista, per quanto “accademica”. Perché è normale che una rivista come questa diventi una rivista da collezione: lo ha già fatto. E come i primi pezzi di una collezione sono generalmente i più pregiati e ricercati, anche il numero 1 della nuova serie di Storie di Posta chissà che un giorno non diventi un cult !
Ovviamente la si potrà trovare dal prossimo gennaio nei migliori negozi di filatelia. Oppure si potrà richiederla cliccando il sito
o contattando CIF srl, via S. Maria Valle 5, 20123 Milano, tel. 02.877139, fax 02.72022135.
Igino Lottini
Dal numero di pagine "interessate" non credo che non abbiate un ritorno economico.
E poi è vero che le pubblicazioni filateliche sono vendute ad un prezzo esoso, anche perchè spesso il contenuto è di una tale stupidità che tutto è tranne che letteratura filatelica.
Comprare una rivista filatelica a prezzo non inferiore a 5 euro per leggere poi articoli di gossip filatelico, come succede per la rubrica di Vespa su "Il Collezionista", è davvero uno spreco.
Comprare ogni anno dei cataloghi dove tutto si ripete in continuazione e senza limiti è assolutamente da idiota.
Ne basta uno in tutta la vita. E' più che sufficiente! E se ne potrebbe anche fare a meno.
E poi con quotazioni che superano ogni immaginazione e con rialzi iperbolici, quando la maggiorparte dei commercianti hanno ribassato i loro listini anche di un altro 20% rispetto ai prezzi già bassi che praticavano fino allo scorso anno rispetto alle quotazioni di catalogo. Prima determinano le pseudo quotazioni del catalogo, come succede per l'Unificato, poi lo stampano, ed alla fine si smentiscono. Per non parlare del glorioso Sassone dove le quotazioni lunari riportate le stabiliscono con il bussolotto. Si salva forse Vaccari che fa la media delle aggiudicazioni nelle aste, ma è ancora un catalogo monco che si completerà forse nel secolo a venire.
E' necessario cambiare strada perchè questa non porta da nessuna parte.
E poi perchè collezionare altro?
La sua presunzione è totalmente infondata e priva di qualsiasi riscontro. Le ho già detto che questo giornale e questa pagina, non hanno mai ricevuto pagamenti o sovvenzioni per pubblicare alcunché. Questa è una pagina libera e gratuitamente aperta a tutte le collaborazioni. Anche la Sua.
Poiché non è la prima volta che Lei insinua un interesse economico nella pubblicazione dei nostri articoli o recensioni di materiale attinente ad iniziative commerciali o editoriali, la invito formalmente a dimostrare quanto da Lei sostenuto. In caso contrario la invito altrettanto formalmente ad evitare tali superficiali affermazioni.
Infine mi sfugge quale sia il suo interesse ad insistere nel sostenere che siamo sovvenzionati da qualche Ditta Commerciale, pur contro le nostre ufficiali dichiarazioni. Noi consideriamo che mentire sia un fatto gravissimo.
Comprendo che in Italia è difficile credere che esistano persone che fanno qualche cosa senza avere un interesse economico; comprendo che non vi è l’abitudine ad avere come presunzione quella di avere a che fare con persone serie salvo prova contraria, ma ciò non autorizza nessuno a “presumere” sempre e a prescindere, l’inciucio e a denigrare il lavoro altrui, o ad esprimere opinioni personali prive di qualsiasi fondamento oggettivo.
Nel merito delle sue affermazioni su prezzi e cataloghi, condivido l’esosità del costo di alcune riviste in relazione ai contenuti e l’inutilità per il collezionista, di ricomprare ogni anno un catalogo che nulla aggiunge se non discutibili e teoriche variazioni dei prezzi.
Ma voglio farle notare che se queste riviste e questi cataloghi continuano ad esistere, ciò significa che comunque un grande numero di persone li compra.
Lei, al di la del modo incomprensibilmente “aggressivo” verso questa pagina e talvolta errato, col quale esterna le sue opinioni, ha ragione su molte cose. Ma sono argomenti alquanto complessi che hanno bisogno di tempo, e che andremo sviluppando pian piano, come abbiamo cominciato a fare con “la verifica del francobollo” e con tanti altri interventi, mi consenta di dire, “sostanziali”.
L’obiettivo di questa pagina, credo sia stato chiaro fin dall’inizio, è informare, ma è anche quello di cambiare, attraverso l’informazione, proprio le cose che non piacciono a Lei e a migliaia di altri collezionisti, ed infine di preservare il collezionismo filatelico come fatto culturale e non speculativo.
Ma questo obiettivo non si ottiene ignorando le aste o i cataloghi o parlando male di tutti e di tutto. Occorre il bisturi per asportare le parti insane, non la spada per uccidere il paziente.
Per quanto riguarda i prezzi dei francobolli in particolare, controlli di quanto è diminuito il prezzo di catalogo (Sassone) della I serie Garibaldi o della manzoniana italiana e del relativo giro per la colonie, come di tante altre emissioni.
Ma questo è un fatto occasionale e non generale: aggiungerò che un collezionista informato e preparato, attento ed avveduto, ha più vantaggio se i prezzi sono “da scontare” piuttosto che netti. E spiego subito il perché.
Se un francobollo ha come prezzo di catalogo 100, questo indica la sussistenza di cento prezzi diversi in relazione a 100 qualità diverse.
E’ assolutamente vero l’assunto di un celebre filatelista che diceva: “Il francobollo è un multiplo, solo la qualità lo rende diverso”.
Stabilito che lo sconto “ordinario” praticato in Italia è del 50/60% per francobolli di qualità media secondo la standar dell’emissione, se un francobollo, mettiamo sia una Repubblica romana usata, avrà un annullamento leggermente pesante, sarà legittimo chiedere un ulteriore sconto.
Si pensi ai francobolli non dentellati degli Stati pre unitari: esistono veramente cento qualità differenti determinate massimamente dall’ampiezza dei margini (come è noto venivano tagliati con dei forbicioni). E sul mercato si possono acquistare con sconti che vanno dal 99% per gli esemplari di terza scelta, fino ad arrivare a prezzi superiori a quelli di catalogo per esemplari di eccezionale qualità. Tant’è.
Pensare che il prezzo di mercato di un francobollo è uguale o possa essere uguale, a quello di catalogo, è errato, impossibile tecnicamente e segnerebbe la fine irreversibile della filatelia.
Premesso ciò, diverso è il discorso della quotazione in quanto tale. Esempio: Se una Repubblica romana usata in ottimo stato, causa diminuzione dei collezionisti di usato, si può acquistare oggi sul mercato al dettaglio a 50 Euro, sarebbe logico pretendere che il catalogo la quoti 100 Euro e non 160.
Si tratta di procedere ad una operazione di adeguamento dei prezzi reali e non di variazione della metodologia, che secondo me potrebbe creare problemi ancor maggiori.
Rimanga il parametro 100 e lo sconto ordinario, ma i prezzi vengano riportati alla realtà. Eviteremo sconti del 90% che sono la prova della irrealtà della quotazione.
Infine invito anche Lei a dare un contributo fattivo, sia pur critico, all’operazione di incentivazione, razionalizzazione e preservazione di questo nostro, comunque, affascinante Hobby perché tirando i sassi in piccionaia, si finisce per ammazzare anche i propri piccioni.
Cordiali Saluti
Che la filatelia "sta morendo", lo sento dire e scrivere da 20 anni e non è mai risultato vero.
Verosimilmente è più forte della fiducia che in essa ripone il commentatore e tanto altri sfiduciati detrattori. E poi quando morirà ... pazienza, collezioneremo altro: niente è eterno.
Per quanto attiene agli articoli scritti oltre che a quelli tipo "agenzie", non è che se la gente non scrive si possano inventare articoli ogni giorno: questa non è la pagina di cronaca o di politica, è una pagina per pensare, una cosa seria che da spazio a tutti.
Se le notizie che arrivano sono quelle delle case d'asta, si passano quelle (senza discriminare nessuno).
Se le pubblicazioni sono esose (e mi dica ciò che non lo è in Italia) non le acquisti. legga su INTERNET gratis, ma non dia la colpa ad un giornale che sta solo sforzandosi di rilanciare questo settore senza averne alcun ritorno economico o vantaggio diretto o indiretto.
GDB
Dal numero di pagine "interessate" non credo che non abbiate un ritorno economico.
E poi è vero che le pubblicazioni filateliche sono vendute ad un prezzo esoso, anche perchè spesso il contenuto è di una tale stupidità che tutto è tranne che letteratura filatelica.
Comprare una rivista filatelica a prezzo non inferiore a 5 euro per leggere poi articoli di gossip filatelico, come succede per la rubrica di Vespa su "Il Collezionista", è davvero uno spreco.
Comprare ogni anno dei cataloghi dove tutto si ripete in continuazione e senza limiti è assolutamente da idiota.
Ne basta uno in tutta la vita. E' più che sufficiente! E se ne potrebbe anche fare a meno.
E poi con quotazioni che superano ogni immaginazione e con rialzi iperbolici, quando la maggiorparte dei commercianti hanno ribassato i loro listini anche di un altro 20% rispetto ai prezzi già bassi che praticavano fino allo scorso anno rispetto alle quotazioni di catalogo. Prima determinano le pseudo quotazioni del catalogo, come succede per l'Unificato, poi lo stampano, ed alla fine si smentiscono. Per non parlare del glorioso Sassone dove le quotazioni lunari riportate le stabiliscono con il bussolotto. Si salva forse Vaccari che fa la media delle aggiudicazioni nelle aste, ma è ancora un catalogo monco che si completerà forse nel secolo a venire.
E' necessario cambiare strada perchè questa non porta da nessuna parte.
E poi perchè collezionare altro?
E' vero: chi si ferma è perduto. La filatelia italiana è in una fase di lenta, inesorabile stasi che prelude al suo definitivo arresto vitale ed alla scomparsa definitiva come passatempo. E tutto si adegua. Compresa questa rubrica che, dall'iniziale entusiasmo manifestatosi con il succedersi di molti articoli interessanti, spesso scritti da anonimi cultori ed autentici collezionisti, ora muore diventando un bollettino di propaganda di case d'asta, di commercianti e di case editrici che presentano delle iniziative editoriali più o meno valide che hanno in comune una sola caratteristica: l'esosità del prezzo.
La filatelia muore...Viva la filatelia!
Che la filatelia "sta morendo", lo sento dire e scrivere da 20 anni e non è mai risultato vero.
Verosimilmente è più forte della fiducia che in essa ripone il commentatore e tanto altri sfiduciati detrattori. E poi quando morirà ... pazienza, collezioneremo altro: niente è eterno.
Per quanto attiene agli articoli scritti oltre che a quelli tipo "agenzie", non è che se la gente non scrive si possano inventare articoli ogni giorno: questa non è la pagina di cronaca o di politica, è una pagina per pensare, una cosa seria che da spazio a tutti.
Se le notizie che arrivano sono quelle delle case d'asta, si passano quelle (senza discriminare nessuno).
Se le pubblicazioni sono esose (e mi dica ciò che non lo è in Italia) non le acquisti. legga su INTERNET gratis, ma non dia la colpa ad un giornale che sta solo sforzandosi di rilanciare questo settore senza averne alcun ritorno economico o vantaggio diretto o indiretto.
GDB
E' vero: chi si ferma è perduto. La filatelia italiana è in una fase di lenta, inesorabile stasi che prelude al suo definitivo arresto vitale ed alla scomparsa definitiva come passatempo. E tutto si adegua. Compresa questa rubrica che, dall'iniziale entusiasmo manifestatosi con il succedersi di molti articoli interessanti, spesso scritti da anonimi cultori ed autentici collezionisti, ora muore diventando un bollettino di propaganda di case d'asta, di commercianti e di case editrici che presentano delle iniziative editoriali più o meno valide che hanno in comune una sola caratteristica: l'esosità del prezzo.
La filatelia muore...Viva la filatelia!