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I cardinali neri contro Napoleone: la posta sulle tracce della storia

05 ottobre 2009 18:45
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Ho letto con interesse l’excursus storico postale delle vicende del periodo napoleonico, pubblicato su questa pagina qualche tempo fa. E mentre leggevo mi è venuta in mente una lettera che fa parte della mia piccola raccolta di prefilateliche, che riporta alla memoria l’ascesa al potere, l’epopea e la caduta dell’Empereur.

 

Si tratta di una letterina di ringraziamento e ricambio di auguri natalizi, spedita da Fermo il 23 dicembre 1822, a Sanseverino Marche, che porta sul fronte l’annullo a semicerchio dell’Ufficio postale di Macerata. Sul retro il bollo lineare che attesta l’arrivo e la consegna avvenuta il 27 dicembre.

 

È una lettera dal contenuto di cortese corrispondenza, redatta nello stile classico del tempo:

“ Ill.mo Sig.

 

Gli auguri di felicità che V.S. Ill.ma mi ha favorito in prevenzione della ricorrenza delle Sante Feste sono state da me accolti con quel distinto gradimento che giustamente esiggeva il cortese officio, e vengon corrisposti con gli eguali miei voti per ogni Sua più perfetta prosperità e contentezza. Aggiungo a questi miei voti sinceri i miei ringraziamenti, e l’espressione del mio desiderio di poterla in alcuna cosa servire, mentre me le dichiaro intanto con vera stima

 

Di V.S. Ill.ma

Fermo 23.12.1822”

 

L’interesse storico della lettera, da me acquistata per poche lire, ovvero il suo indiretto legame con Napoleone I, è dovuto infatti al nome del mittente che verosimilmente la dettò al proprio segretario. E’ necessario precisare infatti che la lettera non fu scritta di pugno dal mittente, perché Questi era affetto da cecità da alcuni anni.

Infatti non ritroviamo la firma in calce, bensì in basso a destra del foglio si nota la seguente dicitura:

Scritta vero

C. cardinal Brancadoro

 

Quando lessi il testo, la curiosità di scoprire chi fosse questo Cardinale C. Brancadoro, mi venne spontanea, come credo sarebbe accaduto a chiunque.

 

Eseguita una prima ricerca con i moderni ed immediati mezzi di comunicazione, ho scoperto che su internet questo importante prelato è presente in numerose ricorrenze, che mettono in evidenza che esso fu un importante nunzio apostolico e anche scrittore, oltre che intransigente difensore dei principi della chiesa cattolica. Ed appunto per questa sua fermezza incorse nelle ire del corso Imperatore.

 

Cesare Brancadoro nacque a Fermo il 28 agosto 1755, figlio del conte Giuseppe Brancadoro. Iniziò la sua carriera ecclesiastica proprio a Fermo dove divenne arciprete.

 

A Roma, dove ben presto si trasferì, ricoprì l’incarico di prefetto della biblioteca del papa Pio VI; nel 1789 fu nominato arcivescovo titolare di Nibisi (antica diocesi della Siria) e il 20 ottobre del1790 fu ordinato vescovo.

 

Nel 1792 venne nominato nunzio apostolico in Belgio, con giurisdizione per “tutte le Olande”, nel 1795 divenne vicario della basilica vaticana, mentre nel 1797 gli viene affidato l’incarico di segretario della Congregazione di Propaganda Fide. Divenne Vescovo di Orvieto nell’agosto del 1800 e arcivescovo di Fermo nel 1803.

 

Nel 1798 fu elevato, in pectore, alla porpora cardinalizia, ma fu proclamato tale solo nel Cocistoro del 23 febbraio 1801, e nominato cardinale protopresbitero da Pio VII, con il titolo di San Girolamo dei croati. Dal 1820 ebbe il titolo diSant'Agostino. Partecipò al Conclave del 1823 che elesse papap Leone XII.

 

Il nostro cardinale non era un tipo malleabile e per difendere il ruolo della Chiesa Cattolica si schierò col "partito degli intransigenti", che all’interno della Curia Romana, si proponeva di difendere la primazia papale, ed in definitiva il potere temporale.

 

Nel 1798 con l'avvento della Repubblica romana, nella sua qualità di segretario della congregazione de Propaganda Fide, aveva tentato di ripristinarne le attività da Fermo e daéarma, creando un conflitto di attribuzioni con Stefano Borgia, nominato pro-prefetto dal papa nel 1799.

 

Napoleone Bonaparte, che si era già fatto nominare Imperatore dei Francesi e incoronare come tale da Pio VII, nel 1805 creò il Regno d’Italia, dalla Repubblica Italiana (nata il 26 gennaio 1802 dalla Repubblica Cisalpina, della quale lo stesso Napoleone era presidente) e il26 maggio dello stesso anno si fece incoronare Re d’Italia nel Duomo di Milano, cingendosi il capo dell'antica Corona ferrea dei sovrani Longobardi e pronunciando la famosa frase "Dio me l'ha data, guai a chi la tocca".

 

I guai per il nostro Cardinale iniziarono invece quando, nonostante il Concordato di Parigi del 1801, che ristabiliva la libertà di culto in Francia e permetteva a Pio VII di dare un riordino alla Chiesa Cattolica Francese, Napoleone cominciò a non rispettare i patti stabiliti, arrivando al punto di pronunciare d'autorità, lui stesso, l'annullamento del matrimonio del fratello Girolamo.

L'attrito fra la Francia e lo Stato della Chiesa montò così rapidamente che il 2.2.1808, Roma fu occupata dal generale Miollis e, un mese più tardi, le province di Ancona, Macerata, Pesaro e Urbino furono annesse al Regno napoleonico d'Italia.

 

Rotte le relazioni diplomatiche fra Napoleone e Roma, con un decreto emesso a Schonbrunn l'11 maggio 1809, l'imperatore annetteva definitivamente tutti i territori dello Stato Pontificio. Per ritorsione, Pio VII, pur senza nominare l'imperatore, emise una bolla di scomunica contro gli invasori. Gli eventi successivi portarono all’esilio-prigione del Papa in Francia, nella Reggia di Fontainebleau, dove fu seguito da numerosi cardinali fra cui lo stesso Cesare Brancadoro.

 

Nel dicembre del 1809, Napoleone divorziò, per interesse dinastico, da Giuseppina de Beauharnais, facendosi concedere il divorzio dalla Ufficialità Diocesana Metropolitana e Primaziale, da egli stesso costituita, che sostituiva in tutto e per tutto gli atti e l’autorità canonica del Papa in terra di Francia.

 

L’anno successivo Napoleone sposò la figlia dell’Imperatore d’Austria, Maria Luisa, costringendo il Papa e tutti i cardinali presenti a Fontainebleau, ad assistere alle nozze.

 

Dei cardinali solo tredici si rifiutarono, tra questi uno dei primi a farlo fu proprio Cesare Brancadoro. A fronte di tale rifiuto, Napoleone costrinse i tredici cardinali alla rinuncia della porpora cardinalizia e li condannò all’esilio: per questo motivo, da allora in avanti, i tredici ribelli, furono denominati  “Cardinali Neri”.

 

Brancadoro fu esiliato ad Orange e come è riportato nel libro “Vita del Sommo Pontefice Pio VII” di Erasmo Pistolesi, anche se l’Imperatore aveva assicurato che ogni spesa per il viaggio verso la sede dell’esilio, sarebbe stata a carico dell’Erario Francese, in realtà l’unica cosa assicurata fu una adeguata scorta ed i prelati “altro mezzo non rinvennero che ricorrere alla pietà dei fedeli”.

 

L’esilio durò fino a che Napoleone non fu battuto a Lipsia, il 19 ottobre 1813, quando penso bene di far tornare il Papa in Italia. Infatti lo stesso giorno che gli eserciti stranieri entrarono a Parigi, il Papa entrò trionfalmente a Bologna.

 

Rientrato a Roma, Cesare Brancadoro continuò la sua attività ecclesiale e nel 1823 partecipò all’elezione di Leone XII. Successivamente afflitto da problemi di salute e colpito da cecità, preferì farsi nominare Arcivescovo di Fermo, la città dove era nato e dove morì, all'età di 82 anni, il 12 settembre 1837.

Ancora una volta la filatelia e la storia postale si dimostrano parte integrante della vicenda dell'umanità, inscindibili dalla storia dell’uomo.

 

I materiali originali hanno una grande potenza evocativa ed una preziosa oggettività, come abbiamo visto oggi: una piccola nota nell’angolo di una lettera, ci ha condotti lontano, tra le pieghe della storia, nella trama dei fatti, nell’ordito dell’umanità.

 

Salvatore Antonio Pizzuto Antinoro

© Riproduzione riservata
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Anonimo 08 ottobre 2009   07:14

Articolo interessantissimo. Complimenti all'autore per la Sua ricerca e anche per il modo di propurre senza pedanteria le Sue ricerche e le Sue argomentazioni

Grazie

Mariagrazia De Ros

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