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La crisi della filatelia contemporanea: motivazioni e rimedi (2/2)

04 agosto 2009 12:59
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(di Salvatore Pizzuto Antinoro) Ricordo che quando uscirono i sei foglietti dell’emissione congiunta, Italia – Spagna - Portogallo – USA, dedicata al Cinquecentenario della scoperta dell’America, ero appena laureato e lavoravo in ospedale per conseguire la specializzazione.

 

Immaginavo che ci sarebbe stata una ressa eccezionale allo sportello filatelico delle Poste Centrali di Palermo e mi ero rassegnato ad acquistare le serie da un commerciante, a prezzo per lo meno raddoppiato.

 

Poi ebbi la felice idea di telefonare ad un mio conoscente, che lavorava proprio alle Poste di via Roma, e lo pregai di acquistarmi quante più serie possibili e magari di farsene timbrare una con l’annullo primo giorno dello sportello filatelico.

 

Quel signore, che ancora ringrazio, appena uscì dall’ufficio mi venne a consegnare le serie acquistate e debbo dire che ero stato un privilegiato ed un raccomandato, almeno in queste piccole cose, per cui da allora sono il proprietario di ben sei serie dell’emissione italiana dedicata allo scopritore delle Americhe, ma il mio conoscente non ebbe la possibilità di acquistare per me nessuna serie degli altri Paesi, perché erano state misteriosamente già tutte accaparrate.

Master mediazione familiare

 

La calca e la ressa che vi era stata nell’ampio atrio della Posta Centrale, fu impressionante tanto che i funzionari per sedare le liti, erano stati costretti a chiamare le forze dell’ordine.

 

Ora tutto questo non succede più. Abito in una città del nord dove non si difetta di iniziative di cultura e intellettuali. Eppure se domani mi venisse la voglia di acquistare una emissione di tre o quattro anni fa, ed anche più, allo sportello filatelico delle poste centrali, non avrei alcuna difficoltà a trovarla ed in tutte le quantità che io possa desiderare.

 

Persino l’emissione dedicata ad un grande personaggio cittadino ed eroe nazionale è in giacenza in quantità industriali. Nell’articolo precedente ho riportato alcune delle cause del disinteresse dei giovani verso la filatelia. Ma ci siamo chiesti quali potrebbero essere alcuni dei rimedi da mettere in atto per far tornare l’interesse?

 

Innanzitutto debbo far presente la mia assoluta contrarietà ad emissioni simili a quella dedicata ai diciottenni.

 

Una enorme stupidata speculativa che non ha fatto avvicinare alla filatelia nessuno dei neo maggiorenni. Anzi, essendo stata l’iniziativa pubblicizzata in maniera alquanto inadeguata, non solo molti degli aventi diritto non hanno potuto avere il francobollo che gli spettava, perché ignoravano l’iniziativa, ma anche per l’astrusità delle modalità per ottenerlo e la scarsa propensione del ceto postal-impiegatizio a lasciarsi andare ad una adeguata informazione.

 

Infine molto spesso il francobollo è andato a finire nelle mani di veri e propri accaparratori. Un esempio: anch’io in quel periodo avevo una nipote diciottenne, a tutto interessata piuttosto che alla filatelia, ed avevo pensato di farle prendere il francobollo per poi farmelo cedere, facendole un bel regalo.

 

La ragazza, quando la contattai, mi raccontò che il proprietario della scuola guida dove era iscritta per conseguire la patente, le aveva parlato insieme a tanti altri ragazzi, di questa iniziativa del francobollo per i diciottenni e che, dopo la firma del documento per la richiesta e di una delega a suo nome per il ritiro, aveva loro assicurato che si sarebbe preso l’incarico di andare a ritirare i foglietti e di consegnarli ad ognuno di loro.

Morale della favola: nessuno vide mai i francobolli e la scusa fu che i termini per la richiesta erano già scaduti.

 

I ragazzi non se la presero più di tanto, il loro interesse per l’oggetto era marginale, per cui, come venni a sapere dopo, questo signore si trovò felice proprietario di circa duecento foglietti, e forse più, adeguatamente divisi tra maschili e femminili, senza alcuna fatica per ottenerli: alle quotazioni attuali circa trentamila euro, e facendosi pagare (senza sconto) anche il corso per conseguire la patente! Questi si che sono affari d’oro!

 

Queste iniziative e i risultati che se ne conseguono, sono la dimostrazione più idonea a definire la gestione del comparto filatelico da parte delle poste italiane. Inoltre da notare che è impossibile che i francobolli italiani possano raggiungere delle quotazioni tali da attirare anche l’attenzione degli investitori.

 

Tirature enormi che debbono essere assolutamente esaurite perché non hanno un limite di validità e che vengono moltiplicate quando si prevede che l’evento possa esercitare un maggiore interesse, come in occasione della celebrazione della squadra vincitrice del campionato di calcio.

 

A mio parere, vi sono dei correttivi che possono essere adottati per migliorare la situazione o almeno per aiutare la filatelia moderna ormai sull’orlo del precipizio:

1)Ridurre il numero delle emissioni e la consistenza di ognuna.

 

In Italia si celebra di tutto e con tirature che vanno da un minimo di 2.600.000 esemplari a 12.500.000. Ricordiamo in proposito l’emissione dedicata al 50° Anniversario della morte della Regina Elena, che presentava un sovrapprezzo di 21 centesimi a favore della ricerca per la lotta ai tumori del seno.

 

In questa emissione ci sono delle piccole incongruenze: innanzitutto a questa Signora lo Stato Italiano nega la sepoltura in patria, al Pantheon o in qualunque altro luogo non importa.

In secondo luogo gli utenti delle poste che già pagano troppo un servizio molto spesso insufficiente, anche se i 21 centesimi sono per una giusta causa, si guardano bene dal consegnare alle Poste Italiane i soldi che debbono destinare alla beneficenza.

 

Se qualcuno dei lettori vuole acquistare un paio di chili di fogli da cinquanta esemplari del francobollo suddetto, ne trova in abbondanza in tutti gli uffici postali.

 

2) Raggruppare le emissioni per tema e ridurre il numero di esemplari per foglio.

Invece di spalmare le emissioni su tutto l’anno, da 50 a 60, forse sarebbe più adeguato raggrupparle per argomento. Ad esempio:

a) personaggi da celebrare

 

b) luoghi da visitare (con il valore per posta aerea o per posta per l’estero)

 

c) cibo e vini italiani

 

d) date da ricordare ed anniversari

 

e) feste e sagre

 

f) archeologia

 

g) arte (in particolare i capolavori dimenticati nei magazzini dei musei e delle sovrintendenze)

 

h) diritti e doveri civili (dovrebbe essere di grande, grandissimo formato! Specialmente la sezione “doveri”)

 

i) scienza e medicina

 

3) per ogni serie emettere un numero di esemplari fisso, stabilito all’inizio dell’anno e con i valori facciali crescenti, oppure aggiungere a fine anno, magari allegata all’emissione natalizia, una serie dei luoghi e dei personaggi celebri italiani (raccomandati!): una bella iniziativa tutta italiana. Si potrebbe aprire un bel filone di filatelia tematica.

 

4) Invece di emettere fogli da cinquanta esemplari, o da cento per le emissioni ordinarie, non sarebbe più logico e pratico emettere minifogli, come quelli emessi per la prossima esposizione del festival Internazionale della Filatelia? Un collezionista sarebbe spinto all’acquisto anche del foglietto oltre che del singolo esemplare o della quartina.

 

5) Sarebbe interessante l’emissione di francobolli dedicati agli eventi lieti della vita ed utilizzabili solo per queste occasioni, magari con un facciale ridotto per tariffa postale scontata ed agevolata, che si possano usare per affrancare e spedire i biglietti di invito ai matrimoni. Un’iniziativa simile esiste in Irlanda, per annunciare le nascite, per i compleanni etc.

 

 

Hanno ottenuto un discreto successo i francobolli personalizzati che molte amministrazioni postali emettono su richiesta dei privati.

Con pochi passaggi al computer, ogni cliente può spedire la fotografia con il soggetto dell’emissione che richiede, che secondo la nazione, od ottiene una cornice con il valore facciale ed il nome dello Stato, oppure l’immagine prescelta diviene una appendice di un francobollo ordinario. Costituirebbero anche un regalo molto originale.

 

Fioriscono poi le emissioni di francobolli su supporti particolari: il Bhutan ha emesso francobolli dalle forme più strane e addirittura dei francobolli - disco che riportano l’inno nazionale.

 

Ad imitazione delle Poste Svizzere, le Poste Italiane hanno emesso un francobollo con il ricamo, una busta su supporto di seta ed un francobollo su supporto di legno. L’Austria un francobollo con piccoli cristalli Swarosky ed un altro con polvere di meteorite.

 

La Svizzera ha emesso un paio di anni fa un francobollo che riproduce una tavoletta di cioccolato che strofinato ne emette anche l’odore.

Magari in un futuro non tanto lontano le nostre Poste emetteranno un francobollo che riprodurrà il pecorino romano che strofinato, emetterà il profumo del famoso cacio della carbonara.

 

Ma la mia avversione assoluta rimane per le etichette candide che costituiscono le anonime insignificanti affrancature meccaniche italiane. Cosa costerebbe alle poste colorare queste etichette aggiungendo magari degli slogans? Non so, magari potrebbero essere etichette turistiche, diverse da regione a regione, con riprodotti i luoghi più belli e con delle frasi pubblicitarie tipo: ”Visitate l’Italia. Ci sono anche tanti ristoratori onesti!”, molto indicato dopo le recenti vicende romane, riportate su tutti i giornali del mondo.

 

Tante cose si potrebbero fare affinché i giovani tornino ad amare la filatelia e per restituire ad essa il suo ruolo sociale oltre che postale, ma è essenziale che le Poste italiane, coadiuvate dalla Consulta filatelica, abbiano la volontà di realizzarle.

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Anonimo 07 novembre 2009   17:23
L'utente ha risposto al commento anonimo del 07 novembre 2009. Visualizza »

Sono un collezionista ed ho letto con interesse le sue considerazioni in merito alla crisi della filatelia.

Ritengo, però, che manchi nell'analisi la causa principale della disaffezione alla filatelia da parte dei giovani: la scomparsa del francobollo sulla posta viaggiata.

Pur non essendo un vecchio babbione (almeno spero, ho 42 anni), ricordo che i miei primi francobolli da bambino provenivano dalle buste o cartoline che si ricevevano a casa, e la stessa provenienza avevano quelli che mi venivano regalati dai parenti a conoscenza del mio hobby; penso sia esperienza comune ai collezionisti della mia generazione e di quelle precedenti.

Il francobollo aveva un "valore" attestato dal suo utilizzo, dall'assolvimento di un servizio, acquisiva uno "status" diverso dalle miriadi di altre collezioni che io e mio fratello ogni tanto cominciavamo per lasciar morire di lì a poco.

Oggi perchè una delle mie figlie dovrebbe preferire collezionare il foglietto del 150° Anniversario delle relazioni diplomatiche con la Bulgaria (!!!!!) piuttosto che le figurine delle Winx ? L'unica differenza è data dalla dentellatura, per il resto sempre di figurine si tratta; su posta (procurata) probabilmente il primo si comincerà a vedere fra 5-6 anni, quando i commercianti utilizzeranno le rimanenze invendute per affrancare i cataloghi d'asta....

 

Riguardo i 5 punti che ha evidenziato, pur trovandomi sostanzialmente d'accordo (in particolare con il punto 1, 500.000 francobolli ad emissione sarebbero un numero già ampiamente sufficiente, ed il 5, probabilmente incrementerebbe di molto l'utilizzo dei francobolli), penso avrebbero l'effetto di un sasso nello stagno: per un po' smuoverebbero l'acqua, ma ben presto questa tornerebbe torbida.

Bisognerebbe VIETARE (  ) le TP Label, e tornare ad affrancare solo con i francobolli.

Come si sarà capito ritengo la filatelia moderna ormai in coma irrreversibile.

Saluti

 

 

 

Mi scusi innanzitutto per il ritardo con cui le rispondo. Concordo perfettamente con le sue osservazioni. Nei prossimi cataloghi i francobolli usati e quelli su lettera dovrebbero avere delle quotazioni nettamente maggiori che i francobolli nuovi perchè sono praticamente introvabili sulla corrispondenza normale. e questo a causa di una politica filatelica piuttosto gretta.

Dovremmo ormai rassegnarci all'idea che le Poste Italiane emettono i francobolli solo per soddisfare le senili manie dei collezionisti inveterati (e prepotenti esigenze di natura lottizzatrice) ed anche che l'emissione dei francobolli continua ad essere fatta con una politica avulsa dalle aspettative dei collezionisti. Insomma una politica filatelica distante dai suoi fruitori com'è ormai la politica reale.

Negli U.S.A., ad esempio, le emissioni hanno una valenza molto più "glomour" e spesso la USPS indice dei veri e propri sondaggi sia sugli argomenti o sui personaggi da immortalare sia sull'immagine da mettere sui francobolli.

Una idea sarebbero i francobolli personalizzati. Non sarebbe male che, ad esempio, le sue figlie per il loro compleanno ricevessero un foglietto di francobolli sulla cui vignetta fosse riprodotta la loro foto. Molte nazioni hanno adottato la politica dei francobolli personalizzati, mettendo dei limiti alle immagini riproducibili (ad esempio  non possono essere riprodotte immagini a valenza politica o che non possono essere utilizzati per pubblicità di nessun tipo ma solo per ricordare eventi familiari o personali non a carattere pubblico).

Le Winx, ad esempio, che le sue figlie adorano, sono un cartoon scaturito dalla fantasia tutta italiana. Perchè non fare delle serie di francobolli riproducenti proprio questi personaggi dei fumetti? I paesi anglosassoni non hanno disdegnato ad immortalare Harry Potter in molte emissioni che sono andate a ruba tra i giovanissimi appassionati del famoso maghetto. E lo stesso hanno fatto tante altre nazioni per ricordare i loro personaggi più popolari o alla moda.

Le TP label potrebbero essere conservate, ma che abbiano una finalità che non sia la sola semplicistica riproduzione del codice a barre ma che diventino veri francobolli. Come ho scritto nel mio articolo se avessero una finalità pubblicitaria e venissero cambiate ogni mese, dando la possibilità di poterle collezionare anche allo stato di nuovo, aprirebbero un nuovo filone collezionistico. 

Israele ne emette di molto belle, e molto ricercate allo stato di nuove, dedicate ad eventi diversi, fra le ultime quelle dedicate al viaggio papale.

Il problema sono le regole scritte sulle emissioni. In un paese come il nostro dove ogni regola e legge viene stravolta quelle regole rimangono fisse ed immutate da quando si è iniziato a emettere francobolli commemorativi. Vanno cambiate come va svecchiata la Consulta Filatelica dove siedono solo collezionisti piuttosto istituzionali come l'immarcescibile Giulio Andreotti.

E concorderà con me che i francobolli italiani, emesse dalla nazione che più al mondo si distingue per qualità ed eleganza in molti campi, hanno una caratteristica comune: sono irrimediabilmente scialbi e brutti, ideati da gente povera di idee e senza conoscenze sull'evoluzione della grafica e bulinate in modo pedestre. Di Mezzana non ne nascono più!

L'uso della fotografia come immagine da riprodurre sui francobolli in Italia è praticamente sconosciuta e le immagini stilizzate che vengono ideate sono veramente penose. 

Grazie per aver commentato il mio articolo perchè con questa risposta sono riuscito a dire ciò che, dalle nostre parti, è meglio non dire.

Salvatore A. Pizzuto Antinoro

 

Anonimo 26 ottobre 2009   14:48

Sono un collezionista ed ho letto con interesse le sue considerazioni in merito alla crisi della filatelia.

Ritengo, però, che manchi nell'analisi la causa principale della disaffezione alla filatelia da parte dei giovani: la scomparsa del francobollo sulla posta viaggiata.

Pur non essendo un vecchio babbione (almeno spero, ho 42 anni), ricordo che i miei primi francobolli da bambino provenivano dalle buste o cartoline che si ricevevano a casa, e la stessa provenienza avevano quelli che mi venivano regalati dai parenti a conoscenza del mio hobby; penso sia esperienza comune ai collezionisti della mia generazione e di quelle precedenti.

Il francobollo aveva un "valore" attestato dal suo utilizzo, dall'assolvimento di un servizio, acquisiva uno "status" diverso dalle miriadi di altre collezioni che io e mio fratello ogni tanto cominciavamo per lasciar morire di lì a poco.

Oggi perchè una delle mie figlie dovrebbe preferire collezionare il foglietto del 150° Anniversario delle relazioni diplomatiche con la Bulgaria (!!!!!) piuttosto che le figurine delle Winx ? L'unica differenza è data dalla dentellatura, per il resto sempre di figurine si tratta; su posta (procurata) probabilmente il primo si comincerà a vedere fra 5-6 anni, quando i commercianti utilizzeranno le rimanenze invendute per affrancare i cataloghi d'asta....

 

Riguardo i 5 punti che ha evidenziato, pur trovandomi sostanzialmente d'accordo (in particolare con il punto 1, 500.000 francobolli ad emissione sarebbero un numero già ampiamente sufficiente, ed il 5, probabilmente incrementerebbe di molto l'utilizzo dei francobolli), penso avrebbero l'effetto di un sasso nello stagno: per un po' smuoverebbero l'acqua, ma ben presto questa tornerebbe torbida.

Bisognerebbe VIETARE (  ) le TP Label, e tornare ad affrancare solo con i francobolli.

Come si sarà capito ritengo la filatelia moderna ormai in coma irrreversibile.

Saluti

 

 

 

Anonimo 12 settembre 2009   10:47
L'utente ha risposto al commento anonimo del 12 settembre 2009. Visualizza »

Se i commercianti praticano lo sconto del 50% (a me non è mai successo) perchè sui cataloghi sono riportate quelle quotazioni?

La quotazione di catalogo è puramente indicativa: il prezzo finale dipende dal momento del mercato, dalla qualità del francobollo, dal commerciante che lo vende e dalla spese che questi affronta per tenere in piedi la sua attività: comprare al mercatino da chi non ha spese e non paga tasse, non è la stessa cosa che acquistare in un negozio del centro di Milano. Poi ognuno fa le sue considerazioni.

Il 50% di sconto è ordinario in tutte le vendite per corrispondenza, nei convegni e tra privati. Se Lei acquista solo in negozio, è possibile che il suo fornitore non sia in grado di praticare questo sconto. Lo sconto diminuisced per materiali rari ed in ottimo stato di conservazione, aumenta per materiali comuni o in non perfetto stato o per esempio, di cattiva centratura.

Il discorso sarebbe molto più lungo, ma mi fermo qui.

Anonimo 21 agosto 2009   07:47

E' vero che Periodicamente il settore filatelico è stato investito da ondate speculative. E' vero anche che alcuni commercianti esagerano nelo differenziale vendita/acquisto. Ma è pur vero che ciò che resta a galla passata la tempesta, è sempre il materiale che ha un intrinseco interesse storico culturale, certo non i francobolli prodotti e acquistati a migliaia di fogli e che non servono a nulla, se non a riempire le tasche di qualcuno e svuotare quelle dei malconsigliati.

Saluti

Anonimo 20 agosto 2009   15:37
L'utente ha risposto al commento anonimo del 20 agosto 2009. Visualizza »

Mi scuso con il Signor Salvatore Pizzuto Antinoro. Nello scrivere il mio messaggio ho sbagliato il nome di battesimo ( accidenti, spero che sia colpa della canicola ! ). Mi scuso anche per non aver capito il senso del suo messaggio iniziale. Non avevo capito, infatti, che per avvicinare i giovani alla filatelia egli proponesse soltanto delle modifiche della produzione filatelica. Dal mio intervento che non voleva essere assolutamente "incensatorio" ma esclusivamente informativo ,avrà capito che secondo me questo non basta. Bisogna intervenire  molto più a monte.

Ad ogni modo dopo essermi ancora una volta scusata per l'involontario errore continuerò nel mio impegno di portar avanti iniziative più o meno valide. Probabilmente una volta rotto il muro di indifferenza e diffidenza dei giovani verso il collezionismo filatelico, saranno loro a chiedere ed  ottenere le modifiche che il signor Salvatore Pizzuto Antinoro auspica.

E' un augurio ed una speranza

Cordialmente e pacatamente

Mariagrazia De Ros

Concordo con la Signora Mariagrazia sulla necessità di un'azione molto ampia, che coinvolga prima di tutto le scuole.

Anonimo 20 agosto 2009   10:21
L'utente ha risposto al commento anonimo del 20 agosto 2009. Visualizza »

Mi chiamo Salvatore Pizzuto Antinoro. Non so chi sia questo Raffaele. E poi avrei voluto un giudizio sulle proposte di modifica della produzione filatelica, non una elencazione di iniziativer più o meno valide.

Grazie

Mi scuso con il Signor Salvatore Pizzuto Antinoro. Nello scrivere il mio messaggio ho sbagliato il nome di battesimo ( accidenti, spero che sia colpa della canicola ! ). Mi scuso anche per non aver capito il senso del suo messaggio iniziale. Non avevo capito, infatti, che per avvicinare i giovani alla filatelia egli proponesse soltanto delle modifiche della produzione filatelica. Dal mio intervento che non voleva essere assolutamente "incensatorio" ma esclusivamente informativo ,avrà capito che secondo me questo non basta. Bisogna intervenire  molto più a monte.

Ad ogni modo dopo essermi ancora una volta scusata per l'involontario errore continuerò nel mio impegno di portar avanti iniziative più o meno valide. Probabilmente una volta rotto il muro di indifferenza e diffidenza dei giovani verso il collezionismo filatelico, saranno loro a chiedere ed  ottenere le modifiche che il signor Salvatore Pizzuto Antinoro auspica.

E' un augurio ed una speranza

Cordialmente e pacatamente

Mariagrazia De Ros

Anonimo 20 agosto 2009   09:36
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Rispondo a Raffaele Pizzuto prima di tutto per ringraziarlo dei suoi articoli che se hanno suscitato come lui dice un "vespaio", hanno anche il merito di aver permesso di introdurre un argomento molto interessante : la diffusione della filatelia tra i giovani. Non volevo intervenire nella mia veste diciamo così " ufficiale " ma da Responsabile del Progetto Scuola della FSFI, assicuro che si sta facendo parecchio per permettere alla filatelia di entrare nella Scuola dove si formano le future generazioni. E' un'impresa improba visto che la Scuola recentemente ha vissuto un momento di "turbolenza" e che i ragazzini di oggi sono più favorevoli all'uso di strumenti tecnologici che sembrano molto distanti da un documento filatelico.

Vi sono però Circoli qua e là per l'Italia che tramite volonterosi monitori lavorano con i ragazzi e con i francobolli. Purtroppo molto spesso a queste iniziative locali non  viene dato riscontro a livello nazionale per cui, nell'epoca della comunicazione globale è come se non siano avvenute. Inoltre la FSFI in occasione di Romafil2008 e Milanofil2009 ha organizzato degli incontri con i ragazzi nell'ambito di un progetto denominato Progetto Junior di cui io sono stata protagonista assieme a loro. Abbiamo avuto la presenza di un totale di circa 1200 ragazzini.

Chi vuol farlo dia un'occhiata a queste pagine

http://www.fsfi.it/filatelia-scuola

e poi per mia soddisfazione personale , visiti se crede, questo mio lavoro

http://www.bollionline.net

grazie al quale da anni cerco di fornire , da indipendente,e da docente appassionata di filatelia tematica, spunti e suggerimenti a giovani e meno giovani usando internet.

Servirà tutto questo mio, questo nostro lavoro per far sì che un giorno qualche ragazzino di oggi diventi un filatelista? Mah. Questo non lo so proprio. So soltanto che come ripeto spesso, se vuoi un raccolto devi pur seminare qualcosa.

A tutti un cordiale saluto

Mariagrazia De Ros

Gentile Signora Mariagrazia,

Ho letto con interesse il suo intervento ed ho visitato i siti segnalati.  Un eccellente e silenzioso lavoro, un grande investimento ed una scommessa sul futuro della filatelia e della cultura che essa rappresenta, nonostante si confonda talvolta (purtroppo) il fatto commerciale speculativo, con altri e più importanti aspetti.

E' un fatto notorio che in ogni consesso umano, in ogni ambito, ci siano pochi che lavorano e tirano il carretto, e molti che sul carretto stanno seduti a lamentarsi.

Grazie  per il suo impegno a favore di tutti

ztl

Anonimo 20 agosto 2009   09:10
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Rispondo a Raffaele Pizzuto prima di tutto per ringraziarlo dei suoi articoli che se hanno suscitato come lui dice un "vespaio", hanno anche il merito di aver permesso di introdurre un argomento molto interessante : la diffusione della filatelia tra i giovani. Non volevo intervenire nella mia veste diciamo così " ufficiale " ma da Responsabile del Progetto Scuola della FSFI, assicuro che si sta facendo parecchio per permettere alla filatelia di entrare nella Scuola dove si formano le future generazioni. E' un'impresa improba visto che la Scuola recentemente ha vissuto un momento di "turbolenza" e che i ragazzini di oggi sono più favorevoli all'uso di strumenti tecnologici che sembrano molto distanti da un documento filatelico.

Vi sono però Circoli qua e là per l'Italia che tramite volonterosi monitori lavorano con i ragazzi e con i francobolli. Purtroppo molto spesso a queste iniziative locali non  viene dato riscontro a livello nazionale per cui, nell'epoca della comunicazione globale è come se non siano avvenute. Inoltre la FSFI in occasione di Romafil2008 e Milanofil2009 ha organizzato degli incontri con i ragazzi nell'ambito di un progetto denominato Progetto Junior di cui io sono stata protagonista assieme a loro. Abbiamo avuto la presenza di un totale di circa 1200 ragazzini.

Chi vuol farlo dia un'occhiata a queste pagine

http://www.fsfi.it/filatelia-scuola

e poi per mia soddisfazione personale , visiti se crede, questo mio lavoro

http://www.bollionline.net

grazie al quale da anni cerco di fornire , da indipendente,e da docente appassionata di filatelia tematica, spunti e suggerimenti a giovani e meno giovani usando internet.

Servirà tutto questo mio, questo nostro lavoro per far sì che un giorno qualche ragazzino di oggi diventi un filatelista? Mah. Questo non lo so proprio. So soltanto che come ripeto spesso, se vuoi un raccolto devi pur seminare qualcosa.

A tutti un cordiale saluto

Mariagrazia De Ros

Mi chiamo Salvatore Pizzuto Antinoro. Non so chi sia questo Raffaele. E poi avrei voluto un giudizio sulle proposte di modifica della produzione filatelica, non una elencazione di iniziativer più o meno valide.

Grazie

Anonimo 20 agosto 2009   08:13
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E dagli con l'equazione filatelia=cultura!

A monte del collezionismo filatelico attuale ci sta solo e semplicemente speculazione.

Rispondo a Raffaele Pizzuto prima di tutto per ringraziarlo dei suoi articoli che se hanno suscitato come lui dice un "vespaio", hanno anche il merito di aver permesso di introdurre un argomento molto interessante : la diffusione della filatelia tra i giovani. Non volevo intervenire nella mia veste diciamo così " ufficiale " ma da Responsabile del Progetto Scuola della FSFI, assicuro che si sta facendo parecchio per permettere alla filatelia di entrare nella Scuola dove si formano le future generazioni. E' un'impresa improba visto che la Scuola recentemente ha vissuto un momento di "turbolenza" e che i ragazzini di oggi sono più favorevoli all'uso di strumenti tecnologici che sembrano molto distanti da un documento filatelico.

Vi sono però Circoli qua e là per l'Italia che tramite volonterosi monitori lavorano con i ragazzi e con i francobolli. Purtroppo molto spesso a queste iniziative locali non  viene dato riscontro a livello nazionale per cui, nell'epoca della comunicazione globale è come se non siano avvenute. Inoltre la FSFI in occasione di Romafil2008 e Milanofil2009 ha organizzato degli incontri con i ragazzi nell'ambito di un progetto denominato Progetto Junior di cui io sono stata protagonista assieme a loro. Abbiamo avuto la presenza di un totale di circa 1200 ragazzini.

Chi vuol farlo dia un'occhiata a queste pagine

http://www.fsfi.it/filatelia-scuola

e poi per mia soddisfazione personale , visiti se crede, questo mio lavoro

http://www.bollionline.net

grazie al quale da anni cerco di fornire , da indipendente,e da docente appassionata di filatelia tematica, spunti e suggerimenti a giovani e meno giovani usando internet.

Servirà tutto questo mio, questo nostro lavoro per far sì che un giorno qualche ragazzino di oggi diventi un filatelista? Mah. Questo non lo so proprio. So soltanto che come ripeto spesso, se vuoi un raccolto devi pur seminare qualcosa.

A tutti un cordiale saluto

Mariagrazia De Ros

Anonimo 19 agosto 2009   18:37

Se per Lei il francobollo non è cultura ma speculazione, come mai è andato a finire in una pagina di filatelia?

Anonimo 19 agosto 2009   18:08
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Ricordate il tempo dei "fogliettari"?

Enormi tirature, enormi acquisti da parte dei filatelisti, straordinarie quotazioni.

Per poi un enorme flop economico ed anche "culturale".

Ci fu gente, non commercianti, che si misero in casa migliaia di fogli, nella speranza di fare un affare, illusi su questo anche dal commercio filatelico. I commercianti, a partire da quel signore che disprezza la Venere di Milo, ad un certo punto pensarono bene di mettere rimedio facendo precipitare le pseudo-quoazioni dei cataloghi, riportando il mercato alla realtà, ed acquistando dai poveri fessi di collezionisti-accumulatori quella enorme massa di fogli di francobolli a prezzi di molto inferiori del faciale.

Questa è storia e cultura filatelica!

Ma lo sciocco è carnevale o chi gli ca dietro?

Anonimo 19 agosto 2009   18:07
L'utente ha risposto al commento anonimo del 19 agosto 2009. Visualizza »

Ricordate il tempo dei "fogliettari"?

Enormi tirature, enormi acquisti da parte dei filatelisti, straordinarie quotazioni.

Per poi un enorme flop economico ed anche "culturale".

Ci fu gente, non commercianti, che si misero in casa migliaia di fogli, nella speranza di fare un affare, illusi su questo anche dal commercio filatelico. I commercianti, a partire da quel signore che disprezza la Venere di Milo, ad un certo punto pensarono bene di mettere rimedio facendo precipitare le pseudo-quoazioni dei cataloghi, riportando il mercato alla realtà, ed acquistando dai poveri fessi di collezionisti-accumulatori quella enorme massa di fogli di francobolli a prezzi di molto inferiori del faciale.

Questa è storia e cultura filatelica!

Chi comprava francobolli a decine di fogli per tipo negli aqnni 60', intendeva solo speculare sperando in una impossibile espansione geometrica del mercato. Questo non ha niente a che vedere con la cultura rappresentata dalla storia delle comunicazioni postali e umane.

Anonimo 19 agosto 2009   18:04
L'utente ha risposto al commento anonimo del 19 agosto 2009. Visualizza »

Ricordate il tempo dei "fogliettari"?

Enormi tirature, enormi acquisti da parte dei filatelisti, straordinarie quotazioni.

Per poi un enorme flop economico ed anche "culturale".

Ci fu gente, non commercianti, che si misero in casa migliaia di fogli, nella speranza di fare un affare, illusi su questo anche dal commercio filatelico. I commercianti, a partire da quel signore che disprezza la Venere di Milo, ad un certo punto pensarono bene di mettere rimedio facendo precipitare le pseudo-quoazioni dei cataloghi, riportando il mercato alla realtà, ed acquistando dai poveri fessi di collezionisti-accumulatori quella enorme massa di fogli di francobolli a prezzi di molto inferiori del faciale.

Questa è storia e cultura filatelica!

LEI CONTINUA A CONFONDERE LA CULTURA CON I SOLDI

Anonimo 19 agosto 2009   17:47

Scusatemi se intervengo. Io sarei l'autore dei due articoli sulla crisi della filatelia. Non immaginavo di sollevare un vespaio. Tutti contro tutti. Ma evidenzio il fatto che nessuno è stato capace di dare un contributo fattivo, anche critico, alle mie modeste proposte. Io sarei pro-filatelia e sono un aspirante "babbione" e quello che ho scritto l'ho fatto con la speranza che arrivasse agli occhi ed alle orecchie  di chi può fare qualcosa affinchè la filatelia torni ad essere di interesse dei giovani. Scusate se ho disturbato la "cultura" di qualcuno, ma spero che altri abbiano apprezzato le mie modeste idee.

Salvatore A. Pizzuto Antinoro

Anonimo 19 agosto 2009   14:09
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sono tutte fesserie. Raccogliere francobolli è tempo perso

Pure altre cose sono fesserie nella vita , avoglia di stupidaggini che l'italiano si concede, fra cui la porcheria degli sms , videochiamate , mms o qualtaltro per farti spendere solo inutili euro.............questi si li ha prescritti il dottore malato di turno!!!!

Anonimo 19 agosto 2009   08:20
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E dagli con l'equazione filatelia=cultura!

A monte del collezionismo filatelico attuale ci sta solo e semplicemente speculazione.

Intervengo in questa discussione per rispondere a chi  giudica " fesserie " la passione filatelica, per ricordargli che non credo che fra le prescrizioni mediche ci sia anche " collezione di francobolli ". Inoltre " cultura " non significa a mio modestissimo avviso nè speculazione nè calcolo economico.

Io, ad esempio,  colleziono storia postale proprio perchè amo la storia e in ogni frammento filatelico ( lettera, francobollo, annullo ) vedo la possibilità di aggiungere un nuovo tassello al mosaico delle mie conoscenze.

Non ho capitali da investire ( purtroppo ! ) perchè pensionata statale come docente a riposo ma durante la mia carriera scolastica ho usato il francobollo o un documento postale come valido sussidio didattico e ancor oggi sono convinta che una testimonianza filatelica valga in certe occasioni più di una pagina di storia scritta.

Comunque ad ognuno la sua opinione, ci mancherebbe altro. A me non piacciono soltanto coloro che usano commenti troppo lapidari presupponendo, neppure troppo velatamente, di essere gli unici depositari della verità.

 

Anonimo 18 agosto 2009   22:10
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Per riconoscere l'apporto culturale della filatelia, vi è bisogno di una cultura che sta a monte del collezionismo. 

Ricordate il tempo dei "fogliettari"?

Enormi tirature, enormi acquisti da parte dei filatelisti, straordinarie quotazioni.

Per poi un enorme flop economico ed anche "culturale".

Ci fu gente, non commercianti, che si misero in casa migliaia di fogli, nella speranza di fare un affare, illusi su questo anche dal commercio filatelico. I commercianti, a partire da quel signore che disprezza la Venere di Milo, ad un certo punto pensarono bene di mettere rimedio facendo precipitare le pseudo-quoazioni dei cataloghi, riportando il mercato alla realtà, ed acquistando dai poveri fessi di collezionisti-accumulatori quella enorme massa di fogli di francobolli a prezzi di molto inferiori del faciale.

Questa è storia e cultura filatelica!

Anonimo 18 agosto 2009   22:02
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Per riconoscere l'apporto culturale della filatelia, vi è bisogno di una cultura che sta a monte del collezionismo. 

E dagli con l'equazione filatelia=cultura!

A monte del collezionismo filatelico attuale ci sta solo e semplicemente speculazione.

Anonimo 18 agosto 2009   22:00
L'utente ha risposto al commento di giuseppedibella del 18 agosto 2009. Visualizza »

Egregio Signore,

Le sue pur amare affermazioni, che sembrano provenire da un collezionista deluso, sono alquanto interessanti e provo ad enucleare una risposta.

 

Prima affermazione: Lei ritiene che la filatelia sia un hobby defunto. Pur avendo tante volte io stesso scritto in merito alla profonda crisi che attualmente investe il settore della filatelia moderna, la sua affermazione risulta nei fatti, troppo pessimistica.

 

Una misura oggettiva della diffusione e della persistenza nel mondo di questo tipo di collezionismo, è data dal numero di inserzioni di vendita che Lei stesso potrà riscontrare su EBay: si tratta di circa 4.000.000 di offerte quotidiane, senza contare la Cina, del qual mercato, non conoscendo il cinese, non so dirle di più, ma mi viene assicurato che sussistono in quel Paese circa 1.000.000 di inserzioni in costante crescita, così come in Russia.

 

Poiché come Lei sa le offerte su EBay sono a pagamento, ne risulta evidente che se questo hobby fosse defunto come Lei lo definisce, tutto ciò non potrebbe esistere.

 

Aggiungo circa 6000 emissioni annuali, migliaia di negozi, centinaia di Aste, migliaia di mercatini, milioni di scambi tra privati, migliaia di vendite per corrispondenza, decine di migliaia di Associazioni filateliche, federazioni nazionali e quella internazionale, mostre locali, nazionali ed internazionali, centinaia di convegni commerciali in tutto il mondo, centinaia di riviste specializzate regolarmente in edicola, centinaia di libri editi ogni anno, corsi universitari, conferenze, annulli speciali per migliaia di avvenimenti, milione di ricorrenze nel WEB.

 

Infine si calcola che i collezionisti attivi, a tutti i livelli di spesa, siano circa 70.000.000, con un’età media elevata, ma non proprio tutti vecchi babbioni, poiché oggi si diventa vecchi a 80 anni. Non sono i numeri di un collezionismo defunto, non è il passato ma il presente.

 

Seconda affermazione: i francobolli hanno un valore perché glielo attribuiscono i cataloghi. Quanto sopra detto contiene già la risposta alla sua seconda affermazione, ovvero che il valore dei francobolli sia un fatto arbitrario.

 

Premesso che il prezzo di catalogo è indicativo ed in Italia si usa praticare mediamente uno sconto del 50%, il prezzo dei francobolli (valore è un concetto diverso) viene stabilito, così come per ogni altro bene, dalla legge ferrea della domanda e dell’offerta. Un Gronchi rosa ben certificato, per portare il suo esempio, è oggi venduto a circa 800 Euro perché a questo livello, la domanda e l’offerta si incontrano, se le cose stessero come le descrive Lei si acquisterebbe a molto meno. Il grande mercato filatelico internazionale, sopra appena delineato, determina dei prezzi così come per tutto il resto. Infine, per chiudere l’argomento, si stima che il mercato filatelico internazionale, muova ogni anno, in chiaro ed in nero, indotto compreso, oltre 3 miliardi di Euro.

 

Il terzo problema che Lei introduce è relativo al basso ricavo ottenibile dalla vendita di un francobollo. Il discorso è molto complesso e lo abbiamo affrontato più volte su queste pagine ed escludendo quei francobolli che invero non valgono nulla e per i quali si è pagato un servizio al negoziante e nulla più. Con riferimento al suo esempio, oggi gli stessi commercianti che vendono un Gronchi rosa perfetto e ben certificato a 800 Euro, sono disposti a acquistare la stesso francobollo a 500 Euro. Non voglio entrare nel merito dei ricavi più o meno giusti, ma una collana d’oro lavorato molto semplicemente, di grammi 25 di oro fino, viene venduta per 800 Euro e se la si vuole rivendere se ne ricavano 500.

 

Sto escludendo dal discorso il collezionismo semplice e di divertimento puro, come quello delle novità acquistate alle poste italiane.

Se invece parliamo di pezzi di rilievo, filatelicamente seri e culturalmente validi, ben conservati e ben certificati, come si consiglia sempre di pretendere, il differenziale al momento della vendita non è eccessivo e se l’acquisto è stato oculato si può “correre il rischio” di conservare bene il proprio denaro, forse meglio che investendolo in certe azioni di borsa.

 

Arriviamo infine all’ultima sua considerazione, ovvero il poco spessore culturale della filatelia e così annodiamo tutti i fili del discorso.

 

Utilizzo le sue stesse affermazioni capovolgendole in uno specchio concavo. La risposta è spesso nella domanda. Invero tutte le sue affermazioni convergono in un unico problema la cui soluzione si può così riassumere: “In filatelia ciò che vale e ciò che resta valido nel tempo, accrescendo il proprio valore, sono quei francobolli e quegli oggetti postali che hanno un elevato valore storico-culturale.”

 

Le porgo qualche esempio. Un amico di Roma acquistò nel 1968 tre buste viaggiate con i pony expres americani spendendo la notevole cifre di 6.000.000 di Lire. Tre buste che rappresentano la storia delle comunicazioni postali e umane.

Ha rivenduto ad un privato americano gli stessi pezzi nel 1998 per 180.000.000 di lire.

 

Secondo esempio di cultura, intesa qui come conoscenza tecnica dei francobolli.

La persona che scoprì l’esistenza a Cagliari dei francobolli da 30 Lire per macchinette, della serie michelangiolesca, filigrana stelle verticali invece che orizzontali, ha guadagnato centinaia di milioni.

 

Mi fermo con gli esempi specifici ed evidenzio infine che la storia postale risorgimentale italiana, non conosce crisi, direi perché rappresenta la storia del Paese, perché è un fatto di grande spessore culturale. Le collezioni di “figurine” sono un’altra cosa.

Le invio Cordiali Saluti

Giuseppe Di Bella

Se i commercianti praticano lo sconto del 50% (a me non è mai successo) perchè sui cataloghi sono riportate quelle quotazioni?

Anonimo 17 agosto 2009   16:26

Per riconoscere l'apporto culturale della filatelia, vi è bisogno di una cultura che sta a monte del collezionismo. 

giuseppedibella 17 agosto 2009   13:14
L'utente ha risposto al commento anonimo del 17 agosto 2009. Visualizza »

La filatelia come hobby ormai è defunto. Vorrei sapere qual'è lo spessore culturale che essa ha mai dato. Se c'è è uno spessore molto sottile. Oggi è un passatempo da vecchi babbioni che si passano uno con l'altro dei pezzetti di carta che hanno un valore solo perchè glielo attribuiscono dei cataloghi che costano un occhio redatti da commercianti che hanno tutto l'interesse a che i prezzi lievitino per il loro interesse. Provate a vendre un francobollo, il più perfetto possibile, ad un commerciante o ad un'asta. Altro che valore di catalogo! Al massimo ne ricavate un quarto di quanto l'avete pagato dal commerciante stesso,che magari partecipa alla redazione del catalogo stesso. C'è un commerciante che fa la sua pubblicità mettendo la statua della Venere di Milo e affermando che essa, in quanto mutila, non rientrerebbe nei canoni di qualità assoluta che la sua ditta porta avanti. Provate a comprare un Gronchi Rosa certificato da lui e poi provate a rivenderglielo dopo cinque-dieci anni. vedrete che guadagno! 

Egregio Signore,

Le sue pur amare affermazioni, che sembrano provenire da un collezionista deluso, sono alquanto interessanti e provo ad enucleare una risposta.

 

Prima affermazione: Lei ritiene che la filatelia sia un hobby defunto. Pur avendo tante volte io stesso scritto in merito alla profonda crisi che attualmente investe il settore della filatelia moderna, la sua affermazione risulta nei fatti, troppo pessimistica.

 

Una misura oggettiva della diffusione e della persistenza nel mondo di questo tipo di collezionismo, è data dal numero di inserzioni di vendita che Lei stesso potrà riscontrare su EBay: si tratta di circa 4.000.000 di offerte quotidiane, senza contare la Cina, del qual mercato, non conoscendo il cinese, non so dirle di più, ma mi viene assicurato che sussistono in quel Paese circa 1.000.000 di inserzioni in costante crescita, così come in Russia.

 

Poiché come Lei sa le offerte su EBay sono a pagamento, ne risulta evidente che se questo hobby fosse defunto come Lei lo definisce, tutto ciò non potrebbe esistere.

 

Aggiungo circa 6000 emissioni annuali, migliaia di negozi, centinaia di Aste, migliaia di mercatini, milioni di scambi tra privati, migliaia di vendite per corrispondenza, decine di migliaia di Associazioni filateliche, federazioni nazionali e quella internazionale, mostre locali, nazionali ed internazionali, centinaia di convegni commerciali in tutto il mondo, centinaia di riviste specializzate regolarmente in edicola, centinaia di libri editi ogni anno, corsi universitari, conferenze, annulli speciali per migliaia di avvenimenti, milione di ricorrenze nel WEB.

 

Infine si calcola che i collezionisti attivi, a tutti i livelli di spesa, siano circa 70.000.000, con un’età media elevata, ma non proprio tutti vecchi babbioni, poiché oggi si diventa vecchi a 80 anni. Non sono i numeri di un collezionismo defunto, non è il passato ma il presente.

 

Seconda affermazione: i francobolli hanno un valore perché glielo attribuiscono i cataloghi. Quanto sopra detto contiene già la risposta alla sua seconda affermazione, ovvero che il valore dei francobolli sia un fatto arbitrario.

 

Premesso che il prezzo di catalogo è indicativo ed in Italia si usa praticare mediamente uno sconto del 50%, il prezzo dei francobolli (valore è un concetto diverso) viene stabilito, così come per ogni altro bene, dalla legge ferrea della domanda e dell’offerta. Un Gronchi rosa ben certificato, per portare il suo esempio, è oggi venduto a circa 800 Euro perché a questo livello, la domanda e l’offerta si incontrano, se le cose stessero come le descrive Lei si acquisterebbe a molto meno. Il grande mercato filatelico internazionale, sopra appena delineato, determina dei prezzi così come per tutto il resto. Infine, per chiudere l’argomento, si stima che il mercato filatelico internazionale, muova ogni anno, in chiaro ed in nero, indotto compreso, oltre 3 miliardi di Euro.

 

Il terzo problema che Lei introduce è relativo al basso ricavo ottenibile dalla vendita di un francobollo. Il discorso è molto complesso e lo abbiamo affrontato più volte su queste pagine ed escludendo quei francobolli che invero non valgono nulla e per i quali si è pagato un servizio al negoziante e nulla più. Con riferimento al suo esempio, oggi gli stessi commercianti che vendono un Gronchi rosa perfetto e ben certificato a 800 Euro, sono disposti a acquistare la stesso francobollo a 500 Euro. Non voglio entrare nel merito dei ricavi più o meno giusti, ma una collana d’oro lavorato molto semplicemente, di grammi 25 di oro fino, viene venduta per 800 Euro e se la si vuole rivendere se ne ricavano 500.

 

Sto escludendo dal discorso il collezionismo semplice e di divertimento puro, come quello delle novità acquistate alle poste italiane.

Se invece parliamo di pezzi di rilievo, filatelicamente seri e culturalmente validi, ben conservati e ben certificati, come si consiglia sempre di pretendere, il differenziale al momento della vendita non è eccessivo e se l’acquisto è stato oculato si può “correre il rischio” di conservare bene il proprio denaro, forse meglio che investendolo in certe azioni di borsa.

 

Arriviamo infine all’ultima sua considerazione, ovvero il poco spessore culturale della filatelia e così annodiamo tutti i fili del discorso.

 

Utilizzo le sue stesse affermazioni capovolgendole in uno specchio concavo. La risposta è spesso nella domanda. Invero tutte le sue affermazioni convergono in un unico problema la cui soluzione si può così riassumere: “In filatelia ciò che vale e ciò che resta valido nel tempo, accrescendo il proprio valore, sono quei francobolli e quegli oggetti postali che hanno un elevato valore storico-culturale.”

 

Le porgo qualche esempio. Un amico di Roma acquistò nel 1968 tre buste viaggiate con i pony expres americani spendendo la notevole cifre di 6.000.000 di Lire. Tre buste che rappresentano la storia delle comunicazioni postali e umane.

Ha rivenduto ad un privato americano gli stessi pezzi nel 1998 per 180.000.000 di lire.

 

Secondo esempio di cultura, intesa qui come conoscenza tecnica dei francobolli.

La persona che scoprì l’esistenza a Cagliari dei francobolli da 30 Lire per macchinette, della serie michelangiolesca, filigrana stelle verticali invece che orizzontali, ha guadagnato centinaia di milioni.

 

Mi fermo con gli esempi specifici ed evidenzio infine che la storia postale risorgimentale italiana, non conosce crisi, direi perché rappresenta la storia del Paese, perché è un fatto di grande spessore culturale. Le collezioni di “figurine” sono un’altra cosa.

Le invio Cordiali Saluti

Giuseppe Di Bella

Anonimo 16 agosto 2009   21:44
L'utente ha risposto al commento anonimo del 16 agosto 2009. Visualizza »

Lei ha veramente colto in pieno e con grande sensibilità, lo spessore culturale che conferisce il collezionismo filatelico

La filatelia come hobby ormai è defunto. Vorrei sapere qual'è lo spessore culturale che essa ha mai dato. Se c'è è uno spessore molto sottile. Oggi è un passatempo da vecchi babbioni che si passano uno con l'altro dei pezzetti di carta che hanno un valore solo perchè glielo attribuiscono dei cataloghi che costano un occhio redatti da commercianti che hanno tutto l'interesse a che i prezzi lievitino per il loro interesse. Provate a vendre un francobollo, il più perfetto possibile, ad un commerciante o ad un'asta. Altro che valore di catalogo! Al massimo ne ricavate un quarto di quanto l'avete pagato dal commerciante stesso,che magari partecipa alla redazione del catalogo stesso. C'è un commerciante che fa la sua pubblicità mettendo la statua della Venere di Milo e affermando che essa, in quanto mutila, non rientrerebbe nei canoni di qualità assoluta che la sua ditta porta avanti. Provate a comprare un Gronchi Rosa certificato da lui e poi provate a rivenderglielo dopo cinque-dieci anni. vedrete che guadagno! 

Anonimo 14 agosto 2009   21:57
L'utente ha risposto al commento anonimo del 14 agosto 2009. Visualizza »

sono tutte fesserie. Raccogliere francobolli è tempo perso

Lei ha veramente colto in pieno e con grande sensibilità, lo spessore culturale che conferisce il collezionismo filatelico

Anonimo 14 agosto 2009   12:57
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sono tutte fesserie. Raccogliere francobolli è tempo perso

Ma  a Lei glielo ha prescritto il medico di leggere articoli di filatelia? Se le ritiene "fesserie" non perda tempo.

Anonimo 14 agosto 2009   12:06
L'utente ha risposto al commento anonimo del 14 agosto 2009. Visualizza »

sono tutte fesserie. Raccogliere francobolli è tempo perso

La ringraziamo per la sua partecipazione e per la qualificata ed argomentata opinione che ha voluto esprimere, in questo ambito culturale che Lei sicuramente conosce in modo approfondito, tanto da poter esprimere questo complesso ed articolato giudizio: non trovo parole veramente adeguate per ringraziarla del suo prezioso suggerimento.

Anonimo 14 agosto 2009   12:00
L'utente ha risposto al commento anonimo del 14 agosto 2009. Visualizza »

sono tutte fesserie. Raccogliere francobolli è tempo perso

Nel suo caso sicuramente

Anonimo 13 agosto 2009   23:29

sono tutte fesserie. Raccogliere francobolli è tempo perso

Anonimo 06 agosto 2009   12:45

Sono idee che vanno portate avanti perchè sembrano buone. Aiuterebbero a cambiare l'aspetto della filatelia in Italia e probabilmente avvicinirebbero ad essa tanti giovani. 

Ma se a proporle è solo un semplice collezionista difficilmente faranno molta strada.   

Anonimo 04 agosto 2009   17:43

Credevo fosse impossibile leggere qualcosa  "non palloso" sulla filatelia e sorridere gustando quanto viene scritto.

Chi scrive è certamente di fini passioni.

 

Tulipano.

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