Un francobollo al giorno … una tassa impossibile (94)

di Giuseppe Di Bella
26 giugno 2009 13:29
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E’ noto che l’entrata in guerra a fianco della Germania e del Giappone, nel giugno del 1940, inevitabilmente peggiorò la già difficile situazione economica e sociale degli italiani, determinata dalla crisi finanziaria ed economica mondiale del 1929, dalla politica deflazionistica del Duce e dalle sanzioni a carico dell’Italia, decretate dalla Società della Nazioni nel 1935, a seguito dell’invasione italiana dell’Etiopia.

 

Già nel corso del primo anno di conflitto, cominciarono a scarseggiare i generi alimentari e di consumo: venne disposto il razionamento che determinò l’utilizzo delle famose tessere annonarie, che garantivano ogni mese il minimo (o quasi) per sopravvivere.

 

Un ulteriore avvenimento avrebbe portato ad una drammatica penuria di beni materiali e di generi alimentari nel Paese: l’Armistizio di Cassibile (SR), concluso tra l'Italia e gli Alleati il 3 settembre, entrato in vigore il successivo 8 settembre 1943, che recise i collegamenti ed i residui sistemi di rifornimento esistenti.

 

Una gran confusione politica, militare ed amministrativa coinvolgeva tutti i territori che man mano venivano occupati dall'avanzata dell'esercito Anglo - Americano.

 

La liberazione di Benito Mussolini dalla prigione del Gran Sasso d'Italia, avvenuta ad opera di paracadutisti Tedeschi il 12.09.1943, e la successiva creazione della Repubblica Sociale Italiana, che continuava la guerra a fianco dei tedeschi, aveva gettato il Paese nel caos della guerra civile.

 

I servizi postali non potevano non risentire degli avvenimenti politici e militari: i documenti pervenutici testimoniano la precarietà dei collegamenti e l’emergenza globale, affrontata con grande spirito sacrificio dalla popolazione. Molta corrispondenza rimase non inoltrata e fu poi mandata al macero: ma sono stati registrati casi di consegna di lettere anche dopo 60 anni!

 

Nel periodo preso in esame, a causa della mancanza dei normali rifornimenti di francobolli, si fece ricorso ad affrancature d'emergenza e vennero utilizzati i valori postali più disparati, per sopperire appunto alla mancanza dei normali.

 

La fine del conflitto è stata fissata convenzionalmente al 25 aprile 1945, anche se in realtà la X MAS, schiacciata tra i partigiani titini e quelli italiani, decimata dalle forze alleate anglo americane, combatté ancora strenuamente in diverse regioni del Nord, lasciando sul terreno una lunga sequela di morti: gli ultimi reparti si arresero il 2 maggio, ripiegando la bandiera da combattimento insanguinata, senza farle toccare il suolo.

 

Anche in Istria la resistenza della X MAS, operante insieme a reparti tedeschi, si protrasse oltre il 25 aprile. Questi ultimi baluardi che si opponevano alla violenza ed alle brutali atrocità degli invasori, vennero eliminati dal fuoco dei titini, ovvero si arresero a fronte della promessa di aver salva la vita.

 

A Pola, la resa venne firmata, l’8 maggio 1945, da un ufficiale superiore tedesco, dopo una violentissima battaglia costata la vita a centinaia di italiani, tedeschi e slavi. E forse questo è da considerare il vero ultimo giorno del secondo conflitto mondiale, per quanto riguarda l’Italia.

 

Subito dopo la firma della resa, l’ufficiale tedesco venne fucilato dagli slavi, insieme ad otto ufficiali italiani della X MAS.

 

Ma la fine della guerra non riportò la normalità nel Paese. Un fiume di sangue era corso e troppi drammi umani, sociali ed istituzionali si erano consumati.

Il tessuto produttivo era stato distrutto, i bombardamenti a tappeto effettuati dagli alleati senza risparmio, e in taluni casi senza riguardo per gli obiettivi civili, avevano reso inservibili buona parte delle infrastrutture.

 

Le grandi fabbriche del Nord vennero difese dagli operai, dai civili e dai partigiani, ed in taluni casi furono esse stesse teatro di battaglia con i tedeschi in ritirata, che avrebbero voluto raderle al suolo. Un dramma sociale senza fine, tante guerre in una.

 

Subito dopo l’Armistizio e la creazione della RSI, era prioritario ricostruire lo Stato nel Sud della Penisola, come già si stava facendo, ripartendo da Brindisi, dove gli alleati trovarono, con una certa sorpresa, una minima forma di governo in territorio libero, con il Re Capo dello Stato ed il suo Primo Ministro.

 

A Brindisi fu subito chiaro, anche a Togliatti che aveva direttive precise da Mosca, che l’Italia si ricostituiva attorno al Re, nel Regno del Sud, con la legalità e l’esercito lealista, e che in questa fase non vi erano alternative alla Luogotenenza di Umberto, unica Autorità istituzionale riconosciuta dagli Alleati ed in grado di ricostruire sostanzialmente l’unità del Paese. Poi ci sarebbe stato tempo per la politica di partito e per la svolta “democratica”.

 

Infatti il 10 febbraio 1944, al Governo legittimo nominato dalla Corona, gli Alleati riconsegneranno la sovranità sulla parte del Paese da essi occupata: la Sicilia, la Calabria e la Lucania.

 

La situazione logistica era drammatica: i problemi prioritari erano la carestia e quindi la fame: la razione di pane giornaliera, consisteva in 150 grammi. E oltre a ricostruire lo Stato dal nulla, Umberto di Savoia, addolorato per le condizioni in cui versava la Nazione, tentava con tutte le sue forze di portare la razione giornaliera di pane a 200 grammi.

 

La lontananza degli uomini in arme, l’incalzare degli eventi bellici e la scarsità delle derrate dovuta agli infausti raccolti del 1942 e 1943, avevano infatti aggravato una profonda crisi alimentare: mancava tutto ed il poco disponibile era venduto alla borsa nera, a prezzi che solo pochi erano in grado di pagare.

 

Annotiamo incidentalmente che i prezzi erano cresciuti in modo esponenziale per la massiccia immissione di denaro, avvenuta a seguito dell’arrivo delle truppe di occupazione, e la conseguente inflazione.

 

Infatti i soldati anglo americani, venivano pagati dieci volte quelli italiani e la parità con la Sterlina era stata iniquamente stabilita a quota 400 Lire: così un uovo arrivò a costare una cifra equivalente a 25 Euro di oggi.

 

Il Piano Marshall non era stato ancora delineato e quindi il periodo 1945 - 1946, fu probabilmente il peggiore per la popolazione italiana.

 

L’ERP, “European Recovery Program” o Piano Marshall, che sarà celebrato dall’Italia con una emissione filatelica nel 1949, venne infatti annunciato il 5 giugno 1947, con il celebre discorso del Segretario di Stato, da cui prende il nome, pronunciato nell’auditorium dell’Università di Harward.

 

Gli oggetti postali, anche in questo caso sono muti e veritieri testimoni di quell’infelice momento della nostra Nazione. Infatti anche dopo la conclusione del conflitto, i rifornimenti di valori postali non ripresero subito, o quanto meno furono inadeguati.

 

La lettera che esaminiamo oggi ci svela tanti fatti e ci conferma che qualche fornitura era stata eseguita, anche verso i territori più isolati come la Sardegna. Infatti vedremo che appunto in Provincia di Cagliari erano stati inviati francobolli già emessi dalla Repubblica Sociale e soprastampati dopo la fine del conflitto, come pure francobolli stampati a Novara in periodo luogotenenziale.

 

La raccomandata, che vediamo in foto, confezionata come piego, utilizzando carta di quaderno a quadretti riciclata, a causa della mancanza di buste e fogli da lettera, venne inoltrata per il tramite dell’ufficio postale di Muravera (CA) ed indirizzata al Municipio della stessa città, in data 25 Settembre 1945, in periodo di luogotenenza di Umberto II.

 

La missiva ci racconta che l’utente si presentò all’ufficiale postale, chiedendo la registrazione e l’inoltro della corrispondenza raccomandata, a fronte del pagamento della relativa tassa.

 

A mente della vigente tariffa, la missiva avrebbe dovuto essere affrancata con Lire 6, ovvero Lire 1 per tariffa ordinaria (ridotta del 50% perché diretta entro il distretto postale), oltre a Lire 5 per diritto di raccomandazione.

 

Il povero ed imbarazzato ufficiale postale, cercò di mettere insieme tutto quello che aveva a disposizione, ben 15 francobolli di otto tipi diversi di francobolli, e più precisamente: un francobollo da 2 Lire della serie monumenti distrutti, emessa dalla Repubblica sociale Italiana e sovrastampata dopo il 25 Aprile, un francobollo luogotenenziale da 1 Lire tipo imperiale senza fasci, emissione di Novara, oltre a 6 pezzi da 10 cent., 3 da 20 cent. , 1 da 30 cent., 1 da 15 e uno da 25 cent. della serie Imperiale, emessa nel 1929 durante il Regno di Vittorio Emanuele III.

 

Ma raschiare il fondo del barile, non fu sufficiente ed il totale raggiunto fu di Lire 5,40: mancavano ancora 60 centesimi!

 

Non rimaneva altro che arrendersi alla realtà, e così l’impiegato appose di suo pugno, in basso a destra, la dicitura “francobolli finiti”.

 

E’ utile ricordare che gli uffici postali non erano autorizzati a percepire soldi in contanti per il pagamento della tassa postale, se non a seguito della cessione di francobolli. E pertanto l’ufficiale postale si trovò nella impossibilità di incamerare tutto il dovuto.

 

Il plico venne inoltrato a destino senza essere sottoposto a tassazione, né semplice né doppia, perché la responsabilità dell’insufficiente affrancatura non poteva essere attribuita all’incolpevole mittente. Dobbiamo inoltre presumere che l’ufficio postale fosse sfornito anche di francobolli segnatasse (che eccezionalmente avrebbe potuto utilizzare come ordinari, come altrove praticato).

 

La missiva ci svela quindi che in Sardegna una fornitura di francobolli provenienti dalla terraferma, era stata effettuata, infatti ritroviamo utilizzati dei valori che provenivano sicuramente dalla Penisola, per essere stati lì prodotti subito dopo la fine della guerra.

 

Di contro è provato, da un cospicuo insieme di documenti postali, che la fornitura non fu sufficiente e che qualche centro più lontano dal Capoluogo, esaurì completamente i valori postali.

 

Nel corso della seconda guerra mondiale, le situazioni in cui gli uffici postali vennero a trovarsi “sprovvisti di francobolli”, furono molteplici, sia in territorio metropolitano, che coloniale ovvero occupato dalle nostre truppe.

 

In linea generale queste corrispondenze, che riportano appunto la dicitura a penna “zona sprovvista di francobolli” o frasi similari, sono state recapitate senza l’esazione di alcuna tassa postale a carico del destinatario. Ne esamineremo a breve qualcuna per completare l’argomento.

 

Talvolta in questi casi è stata applicata a destino la tassa semplice, ovvero quella che avrebbe dovuto pagare il mittente in partenza per il tramite dei francobolli indisponibili (e non doppia come per le missive non affrancate o insufficientemente affrancate in tempo di normalità).

 

La tassazione vera e propria, quella per la quale viene applicata una sanziona pari al doppio della tariffa omessa, è estremamente rara perché trattasi in realtà di un errore. Infatti diverse circolari, anche precedenti al conflitto, avevano chiarito che tali corrispondenze avrebbero dovuto essere assoggettate a tassa semplice, poiché la responsabilità della mancata affrancatura, non poteva essere attribuita al mittente.

A presto

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