Confermato: dal 1° luglio fuori corso i francobolli del Vaticano con valore in Lire

di Giuseppe Di Bella
02 giugno 2009 20:16
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Una piccola premessa è necessaria.

 

A seguito dei massicci acquisti effettuati presso le poste vaticane, da commercianti, collezionisti ed investitori, fin dall’epoca del boom della filatelia (1963 – 1965) e ancora nei decenni seguenti, si è formata sul mercato italiano una enorme disponibilità di questi valori, non assorbiti dal settore collezionistico.

 

Di conseguenza il prezzo di mercato di questi francobolli, è sceso molto al di sotto del loro valore facciale. Unico modo possibile per smaltire queste enormi scorte, formate in buona parte da francobolli di basso valore nominale, è stato quello di utilizzarli per affrancare la corrispondenza, applicando sulle buste diversi pezzi, e spedirla dalla Città del Vaticano.

 

Per questi motivi, i commercianti, soprattutto quelli romani, oltre a quelli già posseduti, hanno acquistato grandi quantità di questi valori, appunto con l’intenzione di utilizzarli per affrancare la corrispondenza e risparmiare sulle spese postali, specie per la spedizione di cataloghi e listini, contemporaneamente contribuendo ad eliminare questo pesante fardello della filatelia dell’area italiana.

Master mediazione familiare

 

L’intenzione di porre fuori corso i francobolli della Città del Vaticano con valore nominale in Lire, ovvero quelli emessi fino al 31.12.2000, era stata ventilata durante il convegno sul futuro della filatelia del 24 ottobre 2008.

 

Sembrava una delle tante ipotesi destinate a non concretizzarsi. Poi il fulmine a cielo poco nuvoloso: l’ Ordinanza numero LXXX, datata 1.12.2008 e firmata dal Presidente del Governatorato della Città del Vaticano, Cardinale Giovanni Lajolo.

 

Poche righe per cancellare un’epoca della filatelia: "tutte le carte valori postali emesse dallo Stato della Città del Vaticano tra il 16 ottobre 1963 ed il 31 dicembre 2000, aventi tuttora validità postale per l’affrancatura di corrispondenza in partenza dalla Città del Vaticano, sono dichiarate fuori corso”.

  

Restano in corso i francobolli emessi dal 1.1.2001, che recano tutti la doppia indicazione del valore nominale, in Lire ed in Euro, e naturalmente i successivi con facciale solo in Euro.

 

I motivi di questa decisione sono tanti. Si vuole evitare l’utilizzo in frode di francobolli emessi sotto il Pontificato di Giovanni XXIII, che sono fuori corso, ma poco distinguibili da quelli di Paolo VI, come pure l’impiego di lunghi tempi per la bollatura dei tanti francobolli di basso valore facciale, che servono per comporre l’affrancatura.

 

E in definitiva oltre Tevere, non si vedono di buon occhio le tappezzerie sulle buste di francobolli emessi in un arco temporale così lungo che comprende ben 4 diversi pontificati. Infine si ritiene che questa situazione costituisca, in linea generale, un rallentamento delle operazioni postali.

 

Dura ed immediata la reazione dei commercianti e della Borsa filatelica nazionale:

Carlo Catelani, presidente dell'AFIP (Associazione Italiana Filatelisti Professionisti) ha dichiarato che l’iniziativa "è di una gravità assoluta e dà un ulteriore forte colpo economico alla categoria commerciale oltre a "infastidire" i collezionisti del Vaticano, il cui numero è peraltro sempre in diminuzione” anche se “buone serie di Pio XI e Pio XII sono ora più richieste che in passato e i Pontificati di Giovanni XXIII e Paolo VI, vengono venduti con facilità a scopo promozionale, dato anche il basso costo".

 

Sebastiano Cilio, presidente della Borsa Filatelica Nazionale, ha evidenziato che “al cliente che ha acquistato dei francobolli che devono servire a svolgere un servizio postale e che, quindi, ha pagato in anticipo, viene tolto il potere di affrancatura e viene demonetizzato un valore postale in corso".

 

Infine la protesta si è concretizzata con l’invio al Governatorato di 1000 petizioni contro la messa fuori corso dei francobolli vaticani in lire, naturalmente spedite dalla Città del Vaticano, con affrancatura composta proprio dai valori che si vogliono mettere fuori uso.

 

Ma il capo dell'Ufficio filatelico e numismatico del Vaticano, Pier Paolo Francini, resta irremovibile, e assicura che il provvedimento è stato “pensato e ripensato”, ma che si è giunti a questa irrevocabile decisione.

 

Per quanto all’aspetto meramente commerciale, ha evidenziato che coloro i quali hanno investito, acquisendo i francobolli ad un prezzo ampiamente sotto il facciale, hanno accettato un rischio, che è intrinseco all'attività imprenditoriale.

 

Ugualmente sembra impraticabile la soluzione del “cambio” dei vecchi valori con nuove emissioni, caldeggiata dai commercianti.

 

Dunque sembra proprio che col primo Luglio finirà un’epoca della filatelia italiana. Intanto il prezzo di questi francobolli ha subito un ulteriore crollo ed alcune grosse partite offerte sul mercato, sono rimaste invendute.

© Riproduzione riservata
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Anonimo 09 giugno 2009   21:55

Secondo me non ci guadagna nessuno. Ci perdono i commercianti che hanno fatto investimenti su questi francobolli per poi affrancare e spedire del Vaticano "risparmiando". Eci perdono ancora una volta quegli antichi investitori che non hanno fatto a tempo a scaricarsi di questo pesante fardello (e sono tanti).

Anonimo 04 giugno 2009   10:02

Lo Stato Pontificio ha emesso negli anni francobolli bellissimi, a mio modestissimo parere. Che le serie dal '63 al 2000 vengano dichiarate fuori corso, con il comprensibile danno che ciò arrecherà  agli operatori filatelici, non toglie niente a chi come me é un semplice amante del bello. Men che mai questa operazione mi toglierà il piacere di collezionare le emissioni vaticane,  che avranno sempre di più prezzi accessibili, anzi trovo che ciò sia uno stimolo per incrementare il collezionismo filatelico, che soffre di un rallentamento o di un abbandono quasi totale da parte dei giovani (proprio quelli che maggiormente dovrebbero esere interessati alla storia e alle bellezze artistiche del loro paese!), forse anche a causa degli alti costi della filatelia e a volte anche delle speculazioni di cui i meno esperti sono vittime. Secondo me da operazioni come quella dello Stato Vaticano il collezionismo, quello senza fini di lucro o comunque privo di ricavi economici, quel collezionismo che ha come scopo aumentare la conoscenza della storia e, come valore aggiunto ma non secondario, regalarci, a poco prezzo, emozioni e piacevolezze artistico-estetiche, avrà solo da guadagnarci. Dato che ormai l'affrancatura postale praticamente é scomparsa, considerato che per il motivo suddetto nessun ragazzino potrà più scollare il valore bollato dalla busta della missiva dello zio o del nonno, almeno le nuove generazioni forse potranno ricevere una spinta a collezionare emissioni che costano meno di un panino di McDonald. Questo é ciò che mi auguro. La Filatelia ha bisogno dei giovani. La speranza é che qualcuno se ne accorga, e la scuola pubblica potrebbe organizzare corsi dove si insegni la storia e la geografia anche attraverso la Filatelia. Pia illusione, lo so.  

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